“Rosso Istanbul”: il viaggio nella memoria di Ferzan Özpetek

0 457

Rosso Istanbul: il viaggio nella memoria di Ferzan Özpetek

ozpetekForse non tutti sanno che Ferzan Özpetek è anche scrittore, non solo regista. Da Il bagno turco (1997) ad Allacciate le cinture (2014) il ragazzo nato ad Istanbul (nel quartiere di Fenerbahçe) che sognava di studiare il Cinema a Roma, è riuscito a realizzare quel sogno. E a regalarci storie umane, comiche e tragiche, lievi e nostalgiche. Le storie di Özpetek sono sempre popolate da personaggi al confine, sospesi tra un Paese ed un altro (come il regista, a metà tra l’Italia e la Turchia), tra un’identità ed un’altra. Özpetek ha saputo raccontare con abilità e raffinatezza le famiglie italiane, quelle tradizionali (in Mine vaganti del 2010) e quelle “originali” (ne Le fate ignoranti del 2001).

In tutti i film di Özpetek è presente una trama di nostalgia, di ricordi, di emozioni per un tempo passato, che rimane con noi perché sempre lo portiamo nel nostro cuore e nella nostra anima. Ed il ricordo si fa ancora più intenso quando diventa memoria personale, evocazione di un passato intimo, al confine tra Istanbul e Roma. Due città crocevia, la prima tra Occidente ed Oriente, la seconda tra Nord e Sud. Il confine che ritorna, nella vita del regista come nei suoi film. Ed ora anche nei suoi libri.

Nel 2013 Ferzan Özpetek pubblica infatti il suo primo libro, Rosso Istanbul. Un’opera lieve, che si snoda davanti ai nostri occhi e penetra nella nostra anima e nella nostra memoria, in sole 111 pagine. Un libro che sembra un film, un racconto così umano, nostalgico, dolce, da sembrare subito familiare. Come se si trattasse un po’ della nostra storia. Come se leggendolo ci tornassero alla mente vecchi ricordi intimi di infanzia, seppelliti sotto gli strati della vita quotidiana. Un atto intimo, un racconto che sembra steso di getto, un’ode d’amore ad una città oggi sempre più in bilico (Istanbul). Ma anche una storia d’amore e di promesse. Promesse intime e personali, amore universale.

Rosso Istanbul
Rosso Istanbul

Il racconto di Ferzan Özpetek si snoda intorno a due personaggi, Anna ed un “certo” regista, di cui non si fa mai nome. Due flussi di pensieri, storie, sentimenti e sensazioni: uno in prima persona (il regista), uno narrato in terza (Anna). I due protagonisti sembrano legati da un filo continuo che rischia sempre di annodarsi ma non lo fa mai. Entrambi partiti da Roma, entrambi si trovano ad Istanbul. Il regista ha compiuto in viaggio a ritroso nella sua città natale, Anna ha intrapreso un viaggio che (a sua insaputa) la travolgerà completamente. Entrambi si ritrovano alla ricerca di qualcosa, Anna cerca un futuro, il regista un passato dolce e amaro da ricordare, con cui fare i conti.

Rosso Istanbul intreccia quindi due storie parallele, ma è anche una (velata) autobiografia e anche una storia nella storia. Sembra quasi che Anna diventi la protagonista di un racconto immaginato dal regista, e narrato con una straordinaria penetrazione psicologica. Il tutto in sole 111 pagine. Özpetek riesce infatti a muoversi con parole delicate, intime, concise, a cavallo tra due destini. Due personaggi caratterizzati così profondamente che sembra di conoscere, che diventano persone quasi reali.

La storia di Anna diventa così una storia d’amore sofferto, perso e ritrovato, che cambia forma. L’amore per il regista si delinea invece come ricordo di un’infanzia dolce e di un’adolescenza sofferta, come riscoperta per le persone a lui vicine un tempo, come dichiarazione universale per un’Arte, il Cinema. Il Cinema che lo ha condotto in Italia, ma che lo lega così profondamente alla sua vera patria. Un ricordo così indelebile che sembra nostro.

Dopo di allora ci sono stati i cinema a Istanbul d’estate, i cinema all’aperto nel mio quartiere, a Kalamis, una, due, tre volte alla settimana. All’entrata compravamo le pannocchie tostate e la gazzosa, e per stare più comodi si poteva affittare un cuscino, o te lo portavi da casa. Il pubblico? I nostri vicini, come se il quartiere si riunisse per una festa in cortile. E il mare dietro lo schermo, come sottofondo, il mare sempre.

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.