#BeyondtheLyrics – “Amore che vieni, amore che vai”

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#BeyondtheLyrics – Amore che vieni, amore che vai

Pur essendo il tema per eccezione, quello dell’amore rimane uno di quei traguardi più inesplorati: banalmente, le parole non bastano mai.

maxresdefault-1Forse perché millenni di storia non sono riusciti a fornire le istruzioni adatte a comprenderlo, forse perché in realtà non ci è dato sapere preciso cosa implichi questo sentimento.

D’altronde, con l’astratto cozziamo poco.

Tra le definizioni più belle d’amore, s’inserisce la voce di uno dei maggiori poeti del nostro panorama artistico – culturale: sebbene quello di Fabrizio De André sia un amore più che decantato, criticato, le sue parole rimangono quanto di più vicino ci possa essere a ciò che ogni uomo e donna vive nel corso della sua vita.

L’amore di De André non è gioioso, non è eterno, non è univoco: è un vento che s’insinua tra gli uomini; non è l’aria che respiriamo ma è l’aria che vogliamo respirare. De André non tratta di un amore in particolare, non tratta delle sue vicende passate per nostalgico vittimismo: attinge dalla sua esperienza, attinge dagli sguardi delle puttane che incontra, dalle vite che colleziona, da una Genova ipocrita e riversa su note ciò che ognuno di noi è costretto a vivere quando s’imbatte in qualcosa di così fragile.

E sebbene parte della sua produzione affronti mille sfaccettature (l’amore cortese, amore passionale, quello convenzionale e borghese, arido, l’amore genuino e impaurito), gli amori di Fabrizio hanno un unico denominatore: la malinconia, la caducità. Gli amori, futuri e passati, simili e diversi vanno e vengono.

Quei giorni perduti a rincorrere il vento,

a chiederci un bacio e volerne altri cento,

un giorno qualunque li ricorderai,

amore che fuggi da me tornerai.

Un giorno qualunque li ricorderai,

amore che fuggi da me tornerai.

 

E tu che con gli occhi di un altro colore,

mi dici le stesse parole d’amore,

fra un mese, fra un anno scordate le avrai,

amore che vieni, da me fuggirai.

Fra un mese, fra un anno scordate le avrai,

amore che vieni, da me fuggirai.

Venuto dal sole o da spiagge gelate

Perduto in novembre o col vento d’estate

io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai,

amore che vieni, amore che vai.

Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai,

amore che vieni, amore che vai.

 

Ecco allora che Amore che vieni, amore che vai * diviene il ritratto per eccezione della concezione deandreiana di amore, di quel vento decantato sin dal primo verso. La canzone affronta e sviluppa due concetti intrecciati, molto simili ma ben distinti: da un lato il sentimento universale dell’amore, dall’altro gli amori intesi come relazioni concrete, vissute nella complicità dell’altro.

Amore che vieni, amore che vai-1L’amore di De André è il desiderio di cento baci, come se un solo di questi non riuscisse a placare l’appetito dell’amante; è la ricerca continua dei propri desideri, dei propri piaceri. Perché in fondo non si ama che la ricerca delle nostre fantasie, delle nostre ambizioni; ciò che può essere rincorso senza sosta e che spesso, a un passo dall’essere afferrato, svanisce.

Gli occhi dell’amore “cambian colore” (gli amori vissuti cambiano, gli oggetti dell’amore sonop perciò molteplici), ma le parole pronunciate dalle sue labbra rimangono le stesse: seducenti, scalfiscono la nostra pelle, si inchiodano nel nostro cervello e cancellano le delusioni passate. Cominciamo un’altra impetuosa salita verso quel vento sfuggente, entusiaste della nuova speranza che lascia il tempo che trova, che dopo qualche mese viene scordata e disattesa.

Mentre gli amori si configurano come un continuo andirivieni di tentativi, legami disgraziati e caduchi che s’instaurano tra due vite parallele («un giorno qualunque li ricorderai»), rapporti volti al fallimento  che arrivano da spiagge gelate e spariscono con la stessa ciclicità del novembre e del vento d’stateamore che fuggi da me tornerai/amore che vieni, da me fuggirai»); l’amore come sentimento è costante, è un traguardo irraggiungibile, una sorta di tensione infinita romantica che per quanto inquieta e sublime, porta con sé un piacere indistinto («Io t’ho amato sempre, non t’amato mai, amore che vieni, amore che vai»).

Descritta come una delle canzone d’amore più belle mai scritte, lo è soprattutto per l’eleganza e il realismo con cui Fabrizio affronta un tema così fortemente svilito: la malinconia che trasuda dalla voce del cantautore, diviene il collante di un carosello di amori e amore, di illusione e speranza.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

* Risalente al periodo Karim, Amore che vieni, amore che vai uscì come lato B del 45 giri del singolo Geordie nel 1966.

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