“L’anello di Cupra”: icone della femminilità da Rubens a Van Gogh

0 1.196

L’anello di Cupra: icone della femminilità da Rubens a Van Gogh

rubens_adorazione_pastori_fermo-1
Rubens, Adorazione dei Pastori (1608)

L’anello di Cupra è una mostra in programma al Palazzo dei Priori di Fermo fino al 23 ottobre, che prende spunto dalla Dea Cupra, che per caratteristiche e iconografia precorre l’immagine di Venere e si affianca ad altre figure femminili sacre. Cupra si configura come una “Grande Madre” perciò ispirandosi a lei si è cercato di dar vita ad un percorso all’interno delle entità femminili, partendo dal simbolo dell’Anellone a sei nodi del VI secolo, simbolo della fertilità, della nascita e della creazione, ed incontrando diversi artisti che hanno cercato di collocare in una dimensione pura o profana, celestiale o infernale, la donna in tutte le sue molteplici sfaccettature.

Abbiamo un meraviglioso RubensAdorazione dei Pastori (1608), dove troviamo la maestosità della Vergine, la centralità di Gesù Bambino e l’anziana Salomè “levatrice incredula”. Qui la femminilità si incontra con il concetto di maternità ad ampio respiro, mentre nel Sogno della Vergine (1445) di Michele Di Matteo abbiamo Maria che sogna Gesù Crocefisso e Adamo ed Eva, sacro e profano si mescolano in un contrasto tra la Venere terrena e quella celeste.
Sempre legato al concetto di maternità con Le due madri (1889) di Giovanni Segantini che nell’incontro tra animale e donna, entrambi madri, trasmette l’essenza arcana della maternità e il senso ultimo della vita.

Un’altra sfaccettatura del femminile ce la da Francesco Hayez con La Maddalena Penitente (1833) e ci regala uno splendido quadro dove una Maddalena, peccaminosa e sensuale colta in tutta la sua splendida nudità, ha però uno sguardo triste volto al perdono ed al riscatto: il contrasto tra corporeità e spirito danno tutto il senso di una ricerca interiore, non opacizzata dalla fisicità. Con The Gospel According to Mary Magdalene #1,#2,#3 di Mark Boulos (2016) invece ci troviamo di fronte ad una Maddalena dei nostri giorni che fa i conti con il sesso, l’amore e l’omosessualità (una femminilità libera e svincolata dal giogo del moralismo), a rimarcare come questa figura del Nuovo Testamento sia fonte di ispirazione e di interpretazioni variegate.

hayez-francesco-la-maddalena-inv-gam-529-1
Francesco Hayez, La Maddalena Penitente (1833)

La mostra L’anello di Cupra è decisamente ricercata e approfondita, infatti troviamo anche un particolare e originale Van Gogh con Les bretonnes et le pardon de Pont Aven (1888) dove delle donne stilizzate si trovano in situazioni quotidiane e si ricorre ad alcuni simboli ed elementi visionari per caratterizzarle. Si passa poi all’opera di Francesco Barocco Senza titolo (2016), la quale rappresenta una donna senza occhi, archetipica e sfuggente, dove le labbra, trionfano mute e sensuali. 

Vanessa Beecroft con VBSS.09.MP ci consegna un’idea di donna che riprende l’iconografia classica della Vergine cristiana, trasmutandola in una donna emaciata e nera con in grembo due bambini: il contrasto tra il rosso delle vesti e la tristezza e la desolazione del volto rendono l’opera densa di valore e rimandi.

van-gogh-vincent-les-bretonnes-et-le-pardon-de-pont-aven-inv-grassi-139-1
Vincent Van Gogh, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven (1888)

La mostra si impreziosisce con un Ciottolo di Tolentino risalente all’età paleolitica dove viene raffigurato un corpo femminile e la donna rappresentata può essere definita una cosiddetta Venere preistorica, dandoci il senso di come già in antichità la figure femminili fossero fonte di ispirazione e creazione. Proseguendo nel viaggio avanti e indietro nel tempo, giungiamo a Ritratto di mia madre (1955) di Mario Giacomelli, ovvero una foto terrena che crea una  fusione tra Terra e concetto di madre, poi al quadro poetico e lirico La quiete (1901) di Gaetano Previati: qui le vesti bianche della madre e dei bambini si mescolano al prato ed al cielo, creando un collante che  rilassa e fa contemplare l’animo. E ancora, possiamo contemplare un bellissimo Giovanni Francesco Guerrieri con Cleopatra, modello di femminilità affiancato dal serpente, simbolo del peccato: qui si avverte una tensione tra le altezze dell’animo umano e la bassezza della fisicità.

Infine abbiamo Globo Terrestre (1713) di Piero Maroncelli, un globo che è anch’esso donna perché riprende il concetto di Gea, la Grande madre Terra dalla quale prendono vita tutte le cose.
Tutte queste opere sono avvolte dall’installazione sonora di Matteo Nasini Veni Echo (2015): un’eco della voce femminile che permette allo spettatore di viaggiare nelle opere e nel suono, allo stesso tempo in maniera armonica ed equilibrata.

L’anello di Cupra è un’esposizione assolutamente da vedere per scoprire nessi originali e intensi tra la femminilità e l’arte.

Margherita Adduci per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.