Chi è realmente Roberto Saviano?

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Chi è realmente Roberto Saviano?

le-mythe-ecorne-de-roberto-saviano-1«Si odia non chi fa il male, ma chi lo nomina» scriveva Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone, una verità amara, dimostrata oggigiorno da fin troppi casi. Un esempio? Quello di Roberto Saviano. Uno scrittore, un personaggio, una semplice persona dai tanti amata e da tanti altri odiata.

Se avessi la possibilità di avere di fronte Saviano, fra le tante domande quali «Ne è valsa la pena? Com’è vivere la propria vita al buio? Che tipo di paura hai mai provato?» io ne sceglierei una su tutte: «Chi sei Roberto?». Dovendo parlare e scrivere di te, servirebbe soffermarmi sui successi dei tuoi romanzi? Sul successo di Gomorra – La serie? O dovrei soffermarmi sul tuo coraggio? Perché di quello ne hai avuto, magari senza rendertene nemmeno conto. Oppure sul fatto che sei accusato di diffamare un paese raccontandone la verità?
Io non so su cosa dovrei soffermarmi per parlare di Roberto uomo e non del Saviano famoso, non so quanto sia complicata la tua vita, so che è difficile anche soltanto provare a parlare di te senza sbilanciarsi, senza amarti né odiarti.

Parlare di te e basta. E allora chi sei Roberto?

Roberto Saviano è uno scrittore e saggista italiano (come cita qualsiasi sito internet). È stato uno studente della Federico II, come tanti altri che hanno conseguito la laurea in Filosofia. Nato il 22 Settembre 1979 a Napoli, inizia la sua carriera giornalistica scrivendo per diverse riviste, come qualsiasi altro giovane esordiente.

libro-g-1Allora cosa ha fatto tanto parlare di lui? Cosa aveva in mente Roberto Saviano, un giovane napoletano qualunque, quando ha iniziato a scrivere il suo primo libro? Voleva incidere. Voleva parlare, forse lasciare il segno, forse non immaginando di lasciarne uno così profondo. È nel 2006 che viene pubblicato il suo romanzo d’esordio, quello che lo consegnerà al successo. Al successo dico, ma a quale prezzo? Stiamo parlando di Gomorra, un viaggio nel mondo della camorra, quello che conoscevano la maggior parte dei coetanei di Roberto, ma che nessuno aveva affrontato.
Da qui hanno inizio le minacce da parte del clan dei casalesi, da lui pubblicamente denunciati durante una manifestazione per la legalità a Casal di Principe. Da qui perde la sua normalità. Quella vita che gli era sembrata tanto noiosa, tanto monotona, da adesso in poi non esisterà più. Uscire per un aperitivo a Bellini, scendere a piedi per Mezzocannone, correre a mangiare una sfogliatella a Spaccanapoli.
Tutta questa normalità che annoia, non appartiene più a Roberto. In un’intervista ripete che non si dà il giusto valore a ciò che si ha finché non lo si perde, perché anche la possibilità di una passeggiata sul lungomare quando se ne ha voglia è sinonimo di libertà. Quella libertà di poter fare ciò che si desidera o anche soltanto di poter vivere nel proprio paese.

Ma la carriera di Saviano non si limita ad un singolo romanzo: Gomorra è soltanto l’inizio, dal romanzo verrà tratto un film omonimo ed una serie TV che negli ultimi anni spopola in Italia e non solo: Gomorra – La serie, raggiunto l’apice del successo, viene venduta in più di 50 paesi, arrivando anche negli Stati Uniti d’America. Proprio attraverso la serie ritroviamo la diffusione di un linguaggio caratteristico della serie stessa, quasi come una nuova moda, nuovi modi di dire ispirati dai personaggi che ormai vengono continuamente menzionati nella vita di tutti i giorni.

Nel 2013 verrà pubblicato un altro romanzo-inchiesta dal successo internazionale, Zero Zero Zero, incentrato sulla cocaina, con un dettaglio non irrilevante: una copia dell’edizione americana è stata rinvenuta nel covo del Chapo Gùzman, di cui Saviano scrive nel libro inchiesta.

Ma per parlare del vero Roberto, del Roberto uomo, di quanti anni devo retrocedere?

2015_42767-1Tornare forse al 2006, prima che iniziasse a vivere sotto scorta.
Oggi viene accusato continuamente di “diffamare la sua città, Napoli” ma attraverso i suoi scritti ammette «racconto queste cose e sono io che trasformo i giovani in criminali, che spettacolarizzo queste storie educando le nuove generazioni al crimine». Ma Roberto è il primo a conoscere la bellezza di Napoli, una città che nonostante tutto ha amato, una città le cui bellezze vorrebbe contemplare nel giorno del suo 37esimo compleanno, ma non può. Roberto era uno studente della Federico II, di quelli che si aggiravano nel cortile di Porta di Massa, dove ancora oggi si respira a tratti aria di libertà, uno spazio dove è ancora possibile discutere liberamente. Un luogo comune di gente comune. Napoli non ha bisogno di essere elogiata da Saviano, da Gomorra, non è loro compito. Saviano non è Gomorra e basta, Saviano con Gomorra denuncia Gomorra, non Napoli. E purtroppo ciò che accade a Saviano accade a chiunque compia il vano tentativo di denunciare l’illegalità del proprio paese. Si finisce con l’essere accusati di diffamazione, ma un paese non è diffamato da chi tace e compie quelle azioni piuttosto che da chi le denuncia? E allora perché il popolo, soprattutto quello mediatico, è fra coloro che sono pronti a scagliare la prima pietra credendo di difendere un’immagine già sporca, già infangata, per orgoglio personale?

In una puntata di Pif – Il testimone incentrata sulla mafia ritroviamo la sua figura e una riflessione di Pif che oggi mi sembra particolarmente adatta:

Se un giornalista scrive di mafia io non mi chiedo perché scriva di mafia, non mi chiedo se così abbia avuto più successo con le ragazze, non mi chiedo se così si sia arricchito, io mi chiedo se quello che scrive sia vero, mi chiedo se quello che scrive dia fastidio alla mafia, mi chiedo se, leggendolo, la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate; io mi sono rotto i coglioni di aspettare che una persona venga ammazzata per rivalutarla.

Bisognerebbe chiedersi se sta realmente muovendo qualcosa in chi quelle parole le sta ascoltando o leggendo, dovremmo chiederci quanto si è disposti a perdere. Perché «chi racconta, chi si espone perde sempre qualcosa di sé». La puntata si conclude con Pif che mostra un semplice cono gelato. Il significato? Semplice.

Il popolo italiano protegge Roberto Saviano con una scorta affinché possa scrivere quello che vuole e andarsi a prendere un gelato quando vuole e come vuole; e ogniqualvolta in cui Roberto rinuncia a mangiarsi un cono come questo sarà una sconfitta per noi e una vittoria per la Camorra.

Per questo oggi, caro Roberto, mentre sono qui a chiedermi chi sei realmente, mentre percorro le strade di Napoli, i corridoi di Porta di Massa, i caffè universitari, ti penso e decido di mangiare una sfogliatella che tu ormai hai rinunciato a mangiare.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Attila dice

    L’unica cosa che mi piace è il gatto in braccio ad Ernesto, qualcuno sa il suo nome?

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