Strutture galleggianti – parte 2: “L’Arcipelago di Ocno” a Mantova

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Strutture galleggianti – parte 2: L’Arcipelago di Ocno a Mantova

L'Arcipelago di Ocno
L’Arcipelago di Ocno

Si rinnova lo sposalizio tra cultura e paesaggi d’acqua, dopo il successo terribile e sublime della passerella di Christo. La scorsa settimana a Mantova è stato battezzato L’Arcipelago di Ocno: si tratta di sette isole galleggianti concepite dall’architetto Joseph Grima e dal suo studio Space Caviar, di Genova, semi-inzuppate al largo del Lago Inferiore della città, su cui si affaccia il Castello di San Giorgio. Il connubio con la cultura è qui più profondo di un semplice stare dell’opera d’arte in una cornice suggestiva: le isole ospiteranno concerti, conferenze, proiezioni, spettacoli e performance d’arte nella stagione autunnale. Il filo rosso a cucire insieme le iniziative è l’acqua, e il suo rapporto storico e attuale con la città.

Leggenda narra infatti che Mantova sia nata da una concatenazione di eventi sgorgata dal dio del fiume Tiberino. Costui aveva un figlio, tale Ocno, concepito con l’indovina Manto. Il semidio, dopo che il padre fu richiamato all’ordine e gentilmente invitato a ritornare tra i suoi simili, e morta la madre, decise di fondare una città sul fiume Mincio. Diramò una ragnatela di ponti a collegare le rive e ai pastori insegnò l’arte del far musica. L’iniziativa allora un po’ celebra anche la cosmogonia mantovana, il suo primo ritmico fluire.

A dimostrazione poi del fatto che buon sangue non mente, oggi Mantova è insignita del titolo di Capitale della Cultura 2016. Le iniziative lievitano e lo straripamento è stato indirizzato verso il lago. Ricalcando la formula vincente del Floating Piers, che ha calamitato orde assurde di visitatori a inizio estate, è stato vagliato un progetto sui generis. Doverosi sono i distinguo, a partire dai padri stessi del progetto, un architetto italiano nel caso dell’arcipelago, un artista di fama internazionale, specializzato in land art, per la passerella sul lago d’Iseo. Se l’opera di Christo era fine a se stessa e trovava legittimazione nel suo semplice stare, a Mantova il lavoro di Grima è invece cornice bella di una polpa pregna.
Certo anche l’architettura è arte, ma funzionale a uno scopo, abitabile da situazione fisiche o concettuali. La passerella in quanto opera d’arte ambientale, calata nel suo contesto voleva spingere l’occhio a guardare più attentamente paesaggi conosciuti, a riscoprire luoghi usuali da prospettive diverse. È stata un’immensa processione, di gente su gente a camminare silenziosamente o chiassosamente in circolo, scavando orme da altri poi subito riempite. Quell’arte ha avuto quasi un valore sacrale, di questa, oggi, a Mantova, l’anima è più esplicitamente rivelata.

image-1-1All’occhio superficiale sono apparentemente simili, ma sono pesi diversi a galleggiare su acque vicine. Anche L’Arcipelago di Ocno vuole solleticare l’approccio dell’uomo alla terra, o meglio all’acqua, ai suoi (o altrui) paesaggi, far risentire, visceralmente, il proprio essere in natura. Questo scopo è arricchito, perché condito di altre iniziative, che di volta in volta spostano il fuoco dell’attenzione. Ma è godibile anche in sé, per mezzo di visite mirate all’Arcipelago nei pomeriggi o nelle serate a questo predisposte, su appuntamento.

La tratta di attraversamento ha un costo di 5 euro, mentre la visita e gli eventi collaterali sono gratuiti. Sul sito www.mantova2016.it è possibile prendere visione del programma completo. La programmazione è curata da Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Mantova.

Il fine del progetto è quello di creare un nuovo polo di riferimento per la vita culturale urbana. Delle agorà, luoghi di aggregazione sparpagliabili e moltiplicabili a seconda del contesto e del palinsesto, ogni anno. Un’occasione anche per chiedere gli investimenti necessari per il risanamento, come previsto dal contratto del fiume.

Il complesso è stato battezzato domenica 11 settembre sulle note della Settima di Beethoven, concerto dell’Orchestra da Camera di Mantova, diretto da Umberto Benedetti Michelangeli: ha registrato il tutto esaurito ma si è potuto partecipare anche da lontano, spalmati sulla riva a godere della splendida invenzione degli amplificatori.

Anche il palinsesto delle prossime settimane è goloso: lezioni di yoga, visite guidate, la domenica l’immancabile appuntamento con i laboratori per bambini. Il venerdì eventi speciali, spettacoli, performance, installazioni sonore e durante la settimana sono incastrate serate di lettura del cielo astronomico.

L’opera sarà visitabile fino al 30 settembre

Francesca Leali per MIfacciodiCultura

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