Lo splendore antico della basilica di Santa Maria di Collemaggio

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Su un colle erboso, in prossimità dell’Aquila, si erge in tutta la sua bellezza la maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio. Duramente danneggiata dal terremoto del 2009, oggi si presenta ricoperta da una struttura provvisoria in ferro, ma ciononostante essa costituisce da sempre il più antico luogo di culto celestiniano, strettamente legato alla storia del suo fondatore, Pietro da Morrone, che proprio qui fu elevato al soglio pontificio col nome di Celestino V, nell’agosto del 1294.

La navata centrale di Santa Maria di Collemaggio
La navata centrale di Santa Maria di Collemaggio

La  storia  della basilica affonda le radici in una leggenda secondo la quale Pietro, di ritorno da Lione, città dove ottenne da papa Gregorio X la conferma della regola benedettina per il suo nuovo ordine, avrebbe sostato a Collemaggio, nell’antica chiesa di Santa Maria dell’Assunzione dove incontrò in sogno la Vergine Maria e con essa accordò la realizzazione nel medesimo luogo di una maestosa basilica.
Il 1287 sembra essere la data più attendibile per l’inizio dei lavori di edificazione, come risulta da un documento del vescovo Nicola da Sinizzo che concesse a Pietro, relativamente alla chiesa  in Collemaggio, di essere esente dalla giurisdizione episcopale.
Purtroppo non è noto il nome dell’architetto poiché mancanti sono le fonti relative alla costruzione, tuttavia la basilica presenta influssi bizantini, arabo – siculi e toscani che ne fanno un monumento di per sé eccezionale.

Le prime fasi costruttive del monumento e la prima configurazione architettonica sono oggi di difficile lettura perchè negli anni immediatamente successivi l’edificio ebbe a subire ricostruzioni a seguito dei numerosi terremoti che colpirono la città aquilana. Infatti la chiesa che è giunta fino ai nostri giorni  non è quella ai cui lavori di edificazione attese Pietro stesso, ma ciò  che emerge con certezza è che  le diverse fasi costruttive della fabbrica si intrecciano con la storia della città di L’Aquila e con la sequenza dei sismi che condizionarono il suo sviluppo sin dalle origini. Anche se questo progetto non fu portato a compimento, l’impegno avviato condusse comunque alla realizzazione dell’attuale edificio, sicuramente grandioso, ma cronologicamente successivo e stilisticamente diverso.
Molte sono le supposizioni sull’evoluzione costruttiva della basilica: si passa da una originaria struttura celestiniana ampia a croce immissa, a un successivo  impianto monumentale a cinque absidi  fino ad arrivare alla pianta  attuale a tre navate.

Nonostante le dimensioni odierne siano sicuramente riduttive rispetto al progetto originario, la  sua magnificenza è espressa dalla splendida facciata a pietre bianche e rosse che disegnano uno sfondo con tre portoni e tre rosoni, quelle splendide rose che colpirono l’immaginario del poeta Gadda e che ancora oggi stupiscono per la loro raffinatezza ed eleganza.

images-1-1L’interno si presenta austero, ma non per questo sottende alle attese dei pellegrini che ritrovano la medesima cromia  della fronte nella decorazione pavimentale a  sfere concentriche e a scacchiera, disegni  che da sempre affascinano studiosi e persino esoterici.

Ma la particolarità della basilica di Santa Maria di Collemaggio non è data solamente dalla sua ricchezza architettonica ed artistica. Infatti è proprio qui a Collemaggio che è collocata la prima Porta Santa della cristianità, la cui importanza è legata alla pratica della Perdonanza, voluta fortemente da Celestino V. Questo rito di espiazione dei peccati che concede l’indulgenza plenaria  viene rinnovato annualmente, ogni 28 agosto, e coinvolge tutta la cittadinanza e i pellegrini che arrivano da ogni parte per attraversare la Porta Santa e ricevere così la remissione dei peccati.

Certamente, per l’epoca, Santa Maria di Collemaggio risultò l’edificio chiesistico più grande d’Abruzzo, seppur concepito nella semplicità dell’impianto e nella sobrietà della decorazione, secondo lo spirito di povertà propugnato dall’eremita. Tutto ciò contribuì a fissare nella memoria di tutti la bellezza della basilica così come il nome del  suo fondatore ed ispiratore, Celestino V che, dopo soli quattro mesi di pontificato, restituì le insegne pontificie permettendo la salita al trono di Pietro del cardinal Caetani, ovvero di papa Bonifacio VIII e provocando l’ira di Dante che lo immortalerà come “colui che fece per viltade il gran rifiuto“.

Le tre rose ad occhio, dal musaico del fronte, mi guardano con la limpidezza di un pensiero giovanile. Una mano divota le ha colte, ne ha rifiorito con l’alba, tutta la purità del disegno che si distende sul piano di facciata.

Carlo Emilio Gadda

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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