Oliver Stone e il cinema della verità

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Oliver Stone e il cinema della verità

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Platoon

Attore, regista, produttore e sceneggiatore americano di successo, Oliver Stone (New York, 15 settembre 1946) compie oggi 70 anni.

Una passione per il cinema, la sua, nata in tenerissima età e che non si è mai esaurita negli anni. Oliver Stone aveva 14 anni quando ebbe l’occasione di guardare stupito fino all’ultimo fotogramma La Dolce Vita di Fellini. Questo fatto acquisì nella memoria di Stone le parvenze di un evento vero e proprio, all’origine di un attaccamento mai finito al mondo del cinema.
La sua vita da giovane adulto fu incerta e traballante, segnata dal divorzio dei genitori prima, dalla guerra del Vietnam poi. All’età di 20 anni si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti, vivendo l’esperienza della guerra da vicino con dolore e partecipazioneFu soltanto negli anni Settanta che Oliver Stone mosse i primi prepotenti passi nel cinema. I primi successi saranno nel ruolo di sceneggiatore, prima nel 1978 con Fuga di Mezzanotte (per la quale vince il primo Oscar) di Alan Parker e successivamente nel 1983 con Scarface di Brian De Palma.
Ogni maledetta domenica
Ogni maledetta domenica

Dopo vari fallimenti sarà Salvador (1986) il trampolino di lancio di un regista impegnato, coraggioso, polemico fino allo stremo, dichiaratamente contro la violenza e la follia di quella stessa guerra che lui stesso aveva sperimentato. Nello stesso anno, inizialmente rifiutato da Hollywood, esce Platoon, film parzialmente autobiografico sulla Guerra del Vietnam, che vincerà inaspettatamente quattro premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Montaggio e Miglior Sonoro) e tre Golden Globe, diventando immediatamente una pietra miliare nella storia del cinema. Nel 1989 è il turno di un altro film sul Vietnam, Nato il Quattro Luglio, dedicato al veterano Ron Kovic, rimasto paralizzato in guerra e divenuto manifesto dell’attivismo pacifista, che fece ottenere a Stone due Oscar e quattro Golden Globe, ma è dell’87 Wall Street sullo spietato mondo della Borsa con Michael Douglas e Charlie Sheen.

Gli anni Novanta saranno densissimi. Nel 1991 escono The Doors, biografia sulla celebre rock band e JFK – Un caso ancora aperto, che suscitò enorme scandalo per la critica alla versione ufficiale dell’assassinio al John Fitzgerald Kennedy, avvenuto venerdì 22 novembre 1963 a Dallas. Il 1994 è segnato dal grande successo di Natural Born Killers: basato una sceneggiatura originale di Tarantino, poi completamente “stuprata” da Stone, come riferisce l’autore stesso, la pellicola rappresenta un lungimirante esempio di innovazione e sperimentazione, una critica violenta e fredda, quasi sadica da tanto che è satirica, del mondo dei media e della violenza che si cela dietro di essi. Con la stessa pretesa di mostrare il vero nel suo lato più oscuro, nel 1999 esce Any Given Sunday, un aspro spiraglio dritto al marcio che si cela dietro al mondo del football americano.

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“Snowden”, il suo ultimo film

Nel 2004 Stone ha un tracollo di dimensioni gigantesche con Alexander, criticato aspramente sia dalla critica che dal pubblico e di gran lunga il film più costoso della sua carriera. Stone non batte ciglio e impassibile ad ogni attacco continua nella sua lotta per la verità senza nessuna remora, trattando due temi di grande spessore per la storia degli USA. Nel 2006 dirige World Trade Center, sull’11 settembre, e nel 2008 W. film di critica contro il presidente George W. Bush.

Aggressivo, polemico, schietto, Oliver Stone è forse uno dei registi più politicizzati che ci siano stati nella storia del cinema. Nonostante una vita privata travagliata, caratterizzata da una altalenante dipendenza da droghe di vario genere, Stone per il suo pubblico c’è sempre stato, così come per i suoi ideali, originati dai principi più democratici e pacifisti. Celebriamo quindi oggi non solo un regista di successo 11 volte candidato all’Oscar, ma anche e soprattutto un uomo che non si è mai arreso davanti a nulla pur di portare sul grande schermo, davanti agli occhi di tutti, la verità più scomoda che sta dietro al mondo di cristallo dell’America moderna, dagli anni Sessanta fino ad oggi.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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