Il Grand Tour in mostra: “Voyage of Italy”

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Il Grand Tour in mostra: Voyage of Italy

Sui colli, ad Albano, a Castelgandolfo, a Frascati, dove la scorsa settimana trascorsi tre giorni, l’aria è costantemente pura e limpida. Là si può studiare una natura differente.

Johan Wolfgang von Goethe

20Per secoli la conoscenza dell’Italia, del suo vastissimo patrimonio artistico e della sua civiltà millenaria, è stata un fattore fondamentale della formazione culturale delle élite di tutta Europa. Per questo il Voyage of Italy, tra la fine del XVII e la prima metà del XIX secolo, ha rappresentato un’esperienza, da compiere almeno una volta nella vita, per i rampolli delle principali famiglie europee, facenti parte e delle aristocrazie nobiliari e delle nascenti borghesie commerciali e finanziarie. Fino a divenire una vera e propria mania.

Il Grand tour oggi si fa mostra: fino al 23 ottobre 2016, al piano nobile di Palazzo Cucchiari di Carrara, oggi sede della Fondazione Giorgio Conti, è allestito il raffinato progetto espositivo Città del Grand Tour dall’Ermitage e paesaggi Apuani da collezioni italiane a cura di Sergej Androsov e Massimo Bertozzi, per il quale sono state esposte 47 opere tra dipinti, disegni e acquarelli provenienti dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e da collezioni pubbliche e private italiane.

Il Grand Tour non fu semplicemente un giro turistico per gli intellettuali di Sette ed Ottocento, ma un vero e proprio sogno da vivere, un’occasione quasi irreale di poter percorrere le strade italiane come canali di guida sulle testimonianze spettacolari del mondo classico, greco e romano, sulle bellezze paesaggistiche del Bel Paese, un momento di leggerezza che consentiva all’anima, seppur per un breve tempo, di elevarsi ad una spensieratezza sana e rigenerante, non un viaggio ma un tempo dove le difficoltà della vita venivano accantonate grazie all’atmosfera delle feste, alle numerose occasioni di intrattenimento e spettacolo.
Scriveva Samuel Johnson, letterato del ‘700:

Un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non aver visto quello che un uomo dovrebbe vedere. scelsero

19 (1)Perché gli intellettuali scelsero proprio l’Italia? Semplicemente perché essa era il cuore dell’arte, della storia, delle meraviglie.
Tappe obbligate erano Roma, Napoli, dove ci si immergeva con tutta la persona e lo spirito nelle reminiscenze della grandezza imperiale, nei profumi della tradizione popolare, nelle righe di una storia fatta di gloria e dolore. Ma queste erano anche dette le “città proibite“, definite tali da Johann Georg Keyssler nella sua guida dal titolo Nuovi viaggi in Germania, Boemia, Ungheria, Svizzera Italia e Lorena: egli per esempio parlò di Messina notando «gran quantità di polvere, pulci e puttane» oppure raccontò Venezia tra “signorine” e mezzane. Un viaggio come battesimo dunque quello del Grand Tour, una completa iniziazione non esclusivamente culturale ma anche sessuale.

Per questa mostra sono state selezionate alcune delle vedute tradizionali del Viaggio in Italia, unite come a creare una galleria di “ritratti” di luoghi, della fantasia e del ricordo, attenti non solo alle linee del paesaggio italiano, ma anche all’indole degli uomini che si sono fatti artefici di quei luoghi.

Così ai dipinti di alcuni dei “pionieri” del Grand Tour, come i fiamminghi Jan Miel e Hendrik Frans van Lint, l’olandese Johannes Lingelbach, il tedesco Philipp Hackert, il francese Hubert Robert, si accostano quelli di una folta schiera di vedutisti italiani, da Giovanni Paolo Panini a Ippolito Caffi, da Giulio Carlini ad Angelo Inganni, fino alla svolta naturalista di Giovanni Fontanesi.

4La mostra riassume l’Italia attraverso le pennellate dei grandi maestri, capaci di renderla in tutto il suo essere accattivante e sorprendente, in cartoline pittoriche tanto evocative da imprimere negli occhi e nelle menti dei viaggiatori scenari indimenticabili, una sorta di souvenir da portar via lì dove non vi era disponibilità economica, ma tanta voglia di ricordare.

Alle vedute classiche del Grand Tour si affianca una sezione sulla scoperta del paesaggio apuano, con opere dal Museo Civico di Reggio Emiliadall’Archivio di Stato di Massa, dalla Provincia di Massa-Carrara e da collezioni private, volta a rappresentare uno dei tanti luoghi ameni, per cui l’Italia fu da sempre considerata il giardino d’Europa.

Come numerosi pittori professionisti, quali il massese Saverio Salvioni, che nei primi anni dell’Ottocento, si sono dedicati a lungo gli ampi panorami delle cave carraresi, o l’emiliano Giovanni Fontanesi, che ai panorami liguri-apuani ha dedicato una buona parte della sua produzione, così, di certo, numerosi oggi come allora, saranno gli occhi disposti a penetrare ed imprimere nella propria memoria le panoramiche italiane più suggestive.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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