Pietro Germi: l’attualità di “Divorzio all’italiana”

0 1.138

Pietro Germi: l’attualità di Divorzio all’italiana

In 100 anni la società italiana è cambiata vistosamente negli usi, nei costumi e soprattutto nella lingua. Il 14 settembre 1914 nacque a Genova Pietro Germi, esponente della Commedia all’Italiana, capace con le sue opere di analizzare come il Bel Paese stesse cambiando sotto i suoi occhi, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi. Una critica sociale la sua, fusa con note umoristiche, un mix talmente perfetto da essere tutt’oggi tanto attuale da far sembrare gli anni ’60 del ‘900 non così lontani. Per citare alcune opere, sono rimaste scolpite nei decenni Il Ferroviere e Un maledetto imbroglio. Germi ha spesso analizzato la situazione meridionale, così complessa sia a livello economico sia a livello sociale. La tematica dell’arretratezza del Sud in questi ultimi ambiti è sottolineata nella pellicola Divorzio all’italiana del 1961, che si aggiudicò nel 1963 l’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale (di Germi stesso, Ennio De Concini e Alfredo Giannetti).

Il film in bianco e nero, ambientato nella fittizia cittadina siciliana di Agramonte, racconta delle vicissitudini amorose di Fefè (interpretato dal leggendario Marcello Mastroianni): innamorato della giovane Angela (Stefania Sandrelli), deve fare i conti con Rosalia (Daniela Rocca), assillante moglie da parecchi anni. Per poter giungere alla ragazza, siccome la legge italiana non permette il divorzio, egli predispone un delitto d’onore: quest’ultimo, molto frequente in quelli anni in Sicilia, consiste nell’uccidere la propria moglie nel caso venisse colta in flagrante con l’amante. A Fefè viene incontro il destino perché Rosalia, sentendosi abbandonata, durante la proiezione del film La Dolce Vita nel paese, fugge con un suo vecchio spasimante. Fefè per poter poi convincere i suoi paesani del gesto che dovrà compiere, si fa intenzionalmente disprezzare dai suoi concittadini, oramai etichettato come “cornuto”. Entra in scena la moglie dello spasimante di Rosalia che uccide suo marito, facendo poi seguire l’architettata vendetta di Fefè ai danni della moglie. Nel finale lui e Angela hanno un lieto fine anche se quest’ultima, mentre bacia il neo marito, accarezza con un piede il giovane timoniere della barca in viaggio di nozze.

Pietro Germi non solo dirige un film tecnicamente perfetto (basti vedere la scena in cui la giovane Angela raccoglie i fiori con Fefè), ma riesce a colpire la società del tempo. La sceneggiatura, scritta assieme a  De Concini e Giannetti, rispecchia un periodo storico dove l’onore aveva parte fondante della società. L’avvocato del film nella sua arringa, si fa una importante domanda, cioè su cosa sia l’onore.

È il complesso degli attributi morali e civici che rendono un uomo rispettabile e rispettato nell’ambito della società in cui vive, o lo butteremo noi tra il ciarpame delle cose vecchie e inutili?

Oggi si può dire che esso sia un punto cardine dell’esistenza umana? Certamente si, ma non di tale importanza quanto nel passato, dove bastava poco per ledere la virtù morale di qualcuno e cedere alle pulsioni di vendetta. L’onore è degno però, solo se esso è meritato.

Un’altra tematica è quella del divorzio, grande battaglia vinta nel 1970. Esso era impensabile in una zona tanto religiosa come il Sud, dove il matrimonio era qualcosa di sacro e inviolabile (anche se talvolta usato per mere questioni economiche e di interessi “terreni”). Il famoso articolo 587 appunto regolava il delitto d’onore, forse l’unica maniera per poter sfuggire al coniuge. Il personaggio di Mastroianni è favoloso nell’orchestrare il piano, anche se il finale non era quello desiderato (anche se non se ne accorge in prima persona). L’amore è trattato come un gioco, un gioco però che stravolge la vita stessa delle persone. Spesso non segue le regole e sfugge al controllo delle persone, un po’ come tutte le emozioni. Può il sangue e la morte far nascere amore? Per Fefè sì, per questo compie l’orribile crimine. Ma la moira, il destino che sfuggiva pure agli stessi Dei antichi, ha in serbo un terribile scherzo all’uomo che, a sua insaputa, vedrà forse nascere un vero e proprio tradimento. Ora si che è un vero e proprio cornuto.

Pietro Germi scomparve a Roma il 5 dicembre 1974, lasciando in eredità all’Italia intera non solo film eccezionali, ma anche e soprattutto molti spunti di riflessione.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.