Essere Beatles per “eight days a week”, Ron Howard insegna

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Essere Beatles per “eight days a week”, Ron Howard insegna

Questo documentario è dedicato soprattutto a coloro che non c’erano.

The Beatles: Eight Days a Week è il titolo della proiezione Lucky Red, che dal 15 al 21 settembre verrà diffusa nel Circuito UCI Cinemas, mentre domani, 15 settembre, ci sarà l’anteprima in 47 sale dello stesso.

the-beatles-eight-days-a-weekÈ firmata Ron Howard la nuova opera cinematografica che racconta dei Beatles. Il film documentario mostra l’evoluzione della carriera musicale di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr attraverso una serie di filmati inediti e interviste, addentrandosi nei back-stage, nei retroscena di una delle band inglesi più famose di sempre. L’arco temporale descritto va dal 1962 del The Cavern Club, Liverpool, a Candlestick Park, San Francisco, dove i Beatles hanno realizzato il loro ultimo concerto, nel lontano 1966. Perciò l’attenzione si focalizza sugli anni in cui questi scarafaggi hanno dato vita letteralmente ad un fenomeno mediatico, andando in giro per tutto il mondo con i loro live, facendo impazzire il pubblico che ogni volta si trovava in delirio alla sola vista del quartetto.

Una nota sul Cavern Club: il locale, che si trova al n. 10 di Mathew Street di Liverpool, ha ospitato i Beatles per la prima volta nel 1961, ed è stato proprio in questo frangente che Brian Epstein, manager discografico, li ha notati consacrandoli alla fama mondiale. Si esibirono l’ultima volta nel locale nell’appena 1963. Purtroppo, attualmente, l’originario Cavern Club non esiste più, perché è stato interamente ristrutturato, seppur riprodotto con le sembianze di allora. Tuttavia, rimane un luogo simbolo della musica del passato, un culto per tutti i fans, tanto che nel mese di agosto di ogni anno vi si organizza il tributo alla band che l’ha reso tale, l’International Beatle Week Festival.

beatles-534x800Hard Days Night, Abbey Road, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Revolver, The White Album sono solo alcuni degli album che passarono alla Storia. Ticket to Ride, Let it be, Love Me Do, Help solo alcune delle canzoni che non ci si stanca mai di canticchiare.

A proposito della rilevanza mediatica con cui i Beatles vengono perennemente trattati, si parla di Beatlemania. Infatti, questo termine presuppone una vera e propria immersione in tutta la carriera e produzione artistica del gruppo, e fa sì che i loro ascoltatori non siano semplicemente fans, ma molto di più. È in casi come questo che si capisce quanto il potere della musica, quanto la vivacità e l’allegria che essa porta sia fondamentale nel far scatenare un’energia così potente tra la gente. Dunque, è in casi come questo che si capisce quando non si può più fare a meno di un determinato genere di musica, di determinati artisti che mettono in gioco tutta la loro abilità per essa. Il contatto con il pubblico per i Beatles fu determinante: quante volte abbiamo visto alla televisione o in vecchi videoclip immagini di giovani ragazze svenute e urlanti ai loro concerti, quante bandiere e striscioni innalzati riportando il loro nome, quanta folla dispersa per centinaia e centinaia di metri non appena il gruppo si trovava nelle vicinanze di qualche hotel o palazzetto musicale. Essere Beatles è stato, è anche questo.

Essere Beatles, però, voleva dire anche sentirsi superiori a molte altre cose su questo mondo, a volte in maniera eccessiva, finendo per perdere la testa. Ma d’altronde, questo è il rischio e pericolo del successo, che porta a perdere le coordinate del proprio percorso. Un percorso che, probabilmente, per la band di Liverpool si è concluso troppo presto, poiché decise che, dal 1966, non avrebbe più suonato dal vivo su un qualche palco, fosse in Gran Bretagna come negli Stati Uniti. Ovviamente questa è stata una scelta molto discutibile, criticata quanto mai dal pubblico internazionale così come dalla stampa. Che dietro ci siano ragioni puramente discografiche e trovate di marketing non si può ammettere esclusivamente, ma quello che è certo è il fatto che i Beatles, da quel momento in poi, risultarono essere probabilmente la band al mondo con i minori anni di esibizione ad aver avuto una fama praticamente indicibile. E così, ancora una volta, è il mistero ad aleggiare sulla Beatlemania. images-4

Torniamo alla regia del Premio Oscar Ron Howard, il quale, innanzitutto, non si mostra come narratore sopra le parti, ma come figura rivelatrice delle vicende, come divulgatore del fenomeno musicale. La perfetta riuscita del documentario, infatti, si è avvalsa dell’importantissimo sostegno di Paul, Ringo, Yoko Ono e Olivia Harrison. In questo modo, grazie al prezioso aiuto dei due musicisti e a quello delle moglie degli altri due componenti la proiezione risulterà particolareggiata, ricca e avvincente al grande pubblico. Inoltre, alla fine è presente, per la durata di altri trenta minuti, il video completamente rimasterizzato e restaurato del concerto del 15 settembre 1965, che i Beatles tennero allo Shea Stadium di New York. Un dettaglio che avvalora ancor più il prodotto di Howard.

You say you want a revolution
Well, you know
We all want to change the world
You tell me that it’s evolution
Well, you know
We all want to change the world…

In ultimo, i Beatles sono stati anche questo, soprattutto questo. Una rivoluzione che negli anni Sessanta è stata necessaria, come un trampolino di lancio verso il genere musicale del rock’n roll e del pop che ha sconvolto il mondo intero. Non casualmente, You Say You Want a Revolution è la citazione che racchiude un’era, quella incominciata, e in qualche modo già conclusa, dai e coi Beatles.

images-5Il mito degli anni Sessanta, tralasciando le battaglie con Rolling Stones e simili, sono stati loro. Sono stati John, Paul, Ringo e George il mito per otto giorni alla settimana. Sì, per eight days a week non si sono mai stancati di essere Beatles, per tutto il tempo che si fecero vedere, e anche solo per quello in cui si fecero ascoltare.

One Voice. One world è il titolo dell’archivio da cui Ron Howard, il Richie di Happy Days, ha tratto tutto il materiale ripulito in Dolby Stereo. Perciò a noi non resta che dire che a una sola voce e in un solo mondo i Beatles hanno dettato legge, quello della musica che non verrà dimenticata.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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