Oliviero Toscani dona un autoritratto agli Uffizi: una beffa che cela una grande verità

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Oliviero Toscani dona un autoritratto agli Uffizi: una beffa che cela una grande verità

L'autoritratto donato agli Uffizi
L’autoritratto donato agli Uffizi

Diventare immortali alle Gallerie degli Uffizi si può, se ti chiami Oliviero Toscani. Il celebre, sovversivo, scontroso e radicale fotografo milanese infatti ha donato al museo fiorentino un suo autoritratto piuttosto eloquente che sarà visibile fino alla fine di settembre nell’appena restaurata Sala del Camino. E ad ottobre, che parete gli spetterà?

Donato in modo gratuito mica tanto, pare non sia stata del tutto una sua idea. Del resto, a detta dello stesso Toscani, lui è un “situazionista”: si è trovato lì per altre cose, non è che gli sia proprio venuta l’idea di un dono alla sua terra d’adozione (ché se no si pecca di superbia), e già che era lì, perché no, doniamoci, come di consuetudine per i grandi nomi dell’arte contemporanea a partire dagli anni ’80 sotto la direzione di Berti.

Anzi, pare che gli sia stato chiesto (?!). Peccato che la notizia di questa sorta di presa in giro stia mettendo in secondo piano e quasi in ridicolo una nuova e interessante ricerca di Toscani. Ma insomma, tant’è.

È un autoritratto con la smorfia, poi, a detta del direttore Eike Schmidt, di cui agli Uffizi si era carenti. Se dobbiamo proprio girare il coltello nella piaga, affondiamolo: di autoritratti agli Uffizi ce ne sono esposti oltre un migliaio, di cui oltre 500, tra cui – per citare un capolavoro rinascimentale e uno contemporaneo – un giovane Raffaello e una radiosa Vanessa Beecroft, si trovano nel Corridoio Vasariano, che da tempo non gode di ottima salute e che per le meraviglie esposte diventa come Nettuno d’inverno e il deserto di Lut in estate. Ad oggi, tra una chiusura e l’altra (e biglietti da paura da parte di agenzie esterne), si continua a scommettere sul futuro del lungo passaggio sospeso.

Ecco, in un momento così delicato per l’autoritratto agli Uffizi, arriva il dono di Oliviero Toscani (è un caso?). Una sorta di spiaccicamento nella fotocopiatrice, un Jack Nicholson che chiama «Wendy?» infilando la testa nella porta rotta, un selfie con la linguaccia. Se poi andiamo a scavare tra le chicche di schiettezza del nostro Toscani, si trova anche detto che «adesso alla gente basta avere un click accanto a qualche coglione ed è contenta così». Penso sia proprio questa la chiave, la grande verità dietro la beffa: il selfie simpatico con la celebrità ve lo scordate, io vi faccio la linguaccia e con questo scatto ridicolo, ridicolo per il mio lavoro che svolgo bene, verrà ricordato il mio volto in un grande museo.

Un bellissimo scatto di Razza Umana nella tappa a Ramallah, Israele
Un bellissimo scatto di Razza Umana nella tappa a Ramallah, Israele

L’arte dello scatto, infatti, è tutt’altra cosa. L’arte della fotografia fa ora i conti con uno sdoppiamento di realtà. La fotografia era un’interpretazione della realtà, un occhio tra pochi occhi sensibili. Oggi siamo tutti potenzialmente capaci di catturare l’istante, ma che ne avreste fatto voi, sul vostro smartphone, di uno scatto così brutto, così sincero, come quello di Toscani?

Oliviero Toscani è ancora, a mio avviso, un fotografo molto cerebrale. A parte tutta questa specie di messa in scena del dono, il motivo per cui si trova agli Uffizi è un motivo di lavoro. Da un paio di giorni ha inaugurato agli Uffizi il suo progetto Razza Umana e la Sala del Camino è il temporaneo set fotografico di questa indagine «nella realtà dell’omologazione e della globalizzazione». Tra i visitatori degli Uffizi, pare che Toscani stia cercando di fotografare l’anima, senza i virtuosismi fotografici che tentano di rendere la personalità ritratta meno problematica, forse più frivola ma più appetibile.

Sulle pareti della Sala del Camino, anticamera del Teatro Mediceo, scorreranno le proiezioni di questa umanità varia e anonima, passata di lì per caso, l’umanità fotografica in cui Oliviero Toscani spera ancora.

Questa ricerca nella Razza Umana passerà quasi sicuramente in secondo piano, rispetto allo scoop dell’autoritratto donato, ed è un peccato. Ma quando si tratta di Oliviero Toscani, ci si può aspettare di tutto.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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