Il cavaliere blu arriva alla Fondazione Beyeler di Basilea

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Il cavaliere blu arriva alla Fondazione Beyeler di Basilea

il-catalogoTutti da bambini abbiamo avuto dei quadri del cuore, dei soggetti particolare, che rievocano la nostra infanzia. Nei miei ricordi, l’immagine dei sinuosi cavalli di Franz Marc, è vivida e indelebile. Ogni giorno per molti anni a scuola, proprio vicino la lavagna, osservavo la riproduzione de I grandi cavalli azzurri. Finalmente ho potuto ammirare dal vivo questo splendido quadro, solitamente custodito al Walker Art Center di Minneapolis.

Fino al 22 gennaio 2017 infatti la Fondazione Beyeler di Basilea, ospita una grande mostra Kandinskij, Marc & Der Blaue Reiter, dedicata a uno dei movimenti artistici più interessanti e rivoluzionari della storia dell’arte del XX secolo. La mostra inaugurata da pochi giorni, presenta al pubblico un corpus di oltre settanta opere di Vasilij Kandinskij e di Franz Marc ma dà anche spazio alle opere di August Macke, Robert Delaunay, Heinrich Campendonk, David Burljuk e del compositore e pittore Arnold Schönberg.

Vasilij Kandinskij, Fuga (1914)
Vasilij Kandinskij, Fuga (1914)

Le opere di Vasilij Kandinskij appartenenti alla Collezione Beyeler sono il punto di partenza per la costruzione della mostra e offrono ai visitatori una panoramica del lavoro di un gruppo, fondato a Monaco nel 1911, di artisti d’avanguardia, la cui attività è stata interrotta dagli eventi tragici della Prima Guerra Mondiale. Il nome del movimento artistico, Der Blaue Reiter (Il cavaliere blu), ebbe origine sia dalla passione di Kandinskij per il colore blu, considerato il colore della spiritualità, sia dall’amore di Marc per i cavalli. Vasilij Kandinskij, Franz Marc, Paul Klee, August Macke, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin, sono alcuni degli artisti che fondarono il gruppo in occasione dell’esclusione, da una mostra, di un quadro di Kandinskij, Il giudizio universale, da parte della Neue Künstlervereinigung (Nuova Unione degli Artisti). Il cavaliere blu non aveva un manifesto esplicito, ma pubblicava un bollettino che portava lo stesso nome del gruppo e che si caratterizzò sin dall’inizio in senso cosmopolita e interdisciplinare. Uno dei focus di questa esposizione è infatti il celebre almanacco, a cui la mostra dedica una sala centrale. Gli artisti del gruppo credevano fortemente in un approccio che oggi chiameremmo multidisciplinare. Si fecero promotori dell’arte moderna e della relazione tra arte visuale e musica, grazie a delle associazioni spirituali e simboliche del colore e in uno spontaneo ed intuitivo approccio alla pittura.

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L’almanacco del 1912

Il percorso espositivo prende avvio dal 1908 raccontando dapprima la collaborazione tra Kandinskij, Gabriele Münter e Alexej von Jawlensky, poi il successivo incontro agli inizi del 1911 tra Kandinskij e Marc che portò appunto alla pubblicazione dell’almanacco. Dalle opere in mostra è evidente che i due pittori Kandinskij e Marc, nei loro dipinti, utilizzarono delle forme espressive differenti. Nelle opere del primo è evidente il nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale, attraverso la dissoluzione della forma oggettiva e nell’esaltazione della dinamicità dello spirito attraverso l’utilizzo di colori vivaci e brillanti. In Marc si evince invece l’interesse per la natura, intesa anche in senso animista. Queste differenti caratteristiche pittoriche possiamo riscontrarle in due quadri presenti in mostra, che i pittori, si scambiarono nel 1911, come pegno della loro amicizia. Il dipinto di Marc, dal titolo Sogno (collezione del museo Thyssen-Bornemisza) e il quadro di Kandinskij Improvvisazione 12 – Il cavaliere (Bayerische Staatsgemäldesammlung, Monaco).

Nel 2016, Der Blaue Reiter torna ad essere il protagonista di una singolare mostra in Svizzera dopo 30 anni. Un viaggio imperdibile, alla scoperta di questi grandi artisti, in una cornice di grande prestigio. Un’occasione insomma da non perdere. Lasciatevi trascinare, durante il percorso espositivo, dal potere evocativo del colore e della luce di questi meravigliosi quadri presenti in mostra.

Laura Cometa per MIfacciodiCultura

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