“David Bowie Is”: a Bologna il testamento museale di Bowie

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David Bowie Is: a Bologna il testamento museale di Bowie

bowie-exhibition-1940x1034Correva l’anno 2013 quando Bowie apriva i suoi archivi per dare vita alla mostra David Bowie Is al Victoria and Albert Museum di Londra. Victoria Broackes and Geoffrey Marsh, curatori della mostra, selezionarono più di 300 pezzi per questa enorme esposizione divenuta ormai leggendaria. Ora, dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen, fino al 13 novembre 2016 si trova al MAMbo di Bologna per la sua unica data italiana.

Dal 11 al 17 luglio il documentario omonimo sulla mostra è stato anche nelle sale italiane, inaugurando così l’arrivo di questo pezzo di storia museale nel nostro paese.

Questa mostra arriva dopo un’altra mostra, sempre a Bologna, alla Galleria Ono Arte Contemporanea: Bowie before Ziggy – Fotografie di Michael Putland era già stato un omaggio al cantante da poco scomparso, poi spostata a Mantova fino a luglio scorso.

La morte di Bowie ha creato una serie di iniziative in tutto il mondo, tra mostre, concerti e film, nel tentativo di ricordare tutte le cose – le persone – che è stato David Bowie. Anche l’Italia si è resa partecipe di questo spontaneo moto commemorativo, arrivando ad ospitare quella che, senza se e senza ma, è la mostra delle mostre riguardo alla figura di David.

Installation-Shot-of-David-Bowie-is-courtesy-David-Bowie-Archive-cVictoria-and-Albert-MuseumLondon-6-e1468492893282Creata quando ancora era in vita, è inconsciamente diventata il testamento di tutte le sfaccettature che hanno caratterizzato il personaggio del cantante, senza dimenticarne il lato umano che così spesso sembrava essere dimenticato tra un alter ego e l’altro. Testi manoscritti, i costumi originali che hanno fatto la storia della moda e della musica degli ultimi decenni, fotografie, film e musiche che lo hanno influenzato, i suoi stessi strumenti e le copertine dei suoi stessi album: centinaia e centinaia di tasselli che forse ancora non riescono a renderci chi fosse veramente David Bowie.

Perché David Bowie era – è – ogni singolo personaggio che ha interpretato, ogni canzone, ogni progetto in cui si era lanciato. Era – è – un’artista talmente complesso da non essere facilmente definibile, banalmente etichettato come cantante.

La mostra David Bowie Is si divide idealmente in tre parti che provano a coprire l’arco dei cinquant’anni in cui il mondo della musica è stato influenzato e stravolto dall’opera di Bowie: si parte dagli anni Sessanta, con i primi anni nel mondo musicale londinese. Ci sono poi gli anni Settanta dove l’eclettismo e l’eccentricità delle sue performance e dei suoi comportamenti hanno cominciato a rischiarare la luce su quell’omosessualità così tante volte insinuata, alle volte dichiarata, ma mai confermata: Bowie, giocando anche sui suoi tratti e sulle sue movenze eleganti e volutamente provocanti, puntava i fari dello show business sull’amore omoerotico e sul tabù – ieri come oggi? – del coming out. La stessa mancanza di conferme, il suo giocare con la sua presunta omosessualità era un chiaro segno di come fosse complicato, allora, dichiarare di essere gay senza creare scandalo. L’ultima sezione si dedica all’immagine del Duca Bianco, l’alter ego di cui ha vestito i panni nell’ultima (se così possiamo definirla) parte della sua carriera, chiudendo sulle foto scattategli da illustri nomi della fotografia.

LONDON, ENGLAND - MARCH 20: One of David Bowies' costumes is displayed at the 'David Bowie Is' exhibition at the Victoria & Albert Museum on March 20, 2013 in London, England. (Photo by Ben A. Pruchnie/Getty Images)La minuzia nei dettagli, i richiami tra i suoi stessi lavori a distanza di decenni, la cura nel look, la sperimentazione musicale che rifletteva quella stilistica: tutti questi elementi hanno reso David Bowie un maestro per la musica a venire, costruendo performance artistiche che andavano ben oltre un semplice concerto. In lui la musica era solo una parte della sua opera, niente era lasciato al caso, ogni particolare doveva essere al posto giusto. Gli artisti di oggi che vediamo calcare i palchi dei più grandi stadi mondiali hanno imparato molto da lui: un prodotto artistico finito va ben oltre un album ben fatto. Certo, Bowie sapeva fare buona musica, giostrandosi in generi sempre diversi, anticipando le tendenze, forse semplicemente creandole. Non si cavalca la cresta dell’onda per cinque decenni solo con un’immagine stravagante.

Ma questa mostra, come le tante altre che abbiamo visto e che vedremo, dimostrano quanto sia stato – sia – un’icona e una pietra miliare della cultura di oggi, tra televisione e cinema, tra video musicali e album. Ancora oggi, a otto mesi dalla sua scomparsa, non riusciamo a identificarlo, a capirlo, a cogliere fino in fondo quell’anima così divisa ma così superbamente ispirata dalla giusta Musa.

Ancora oggi, nonostante la malattia lo abbia strappato a questo mondo, David Bowie è.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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