Hokusai, Hiroshige e Utamaro in mostra a Palazzo Reale

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Hokusai, Hiroshige e Utamaro in mostra a Palazzo Reale

La grande onda di Kanagawa
Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1831)

Dal 22 settembre 2016 fino al 27 gennaio 2017, Palazzo Reale di Milano ospiterà l’esposizione di oltre 200 silografie policrome e di libri illustrati, capolavori di ineguagliabile bellezza realizzati dai tre sommi maestri dell’arte dell’Ukiyo-e: Hokusai, Hiroshige e Utamaro. L’intento della mostra, promossa dal Comune di Milano e da MondoMostre Skira e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, non è solo quello di evidenziare le straordinarie abilità tecnico-compositive dei tre artisti, ma soprattutto quello di voler mostrare, attraverso le stampe più significative, la complessità di un movimento artistico fertile e dinamico, che è stato capace, con la sua potenza rivoluzionaria, di influenzare profondamente anche il modo dell’arte occidentale.

Con la destituzione dello shogunato, avvenuta nel 1868, e con la restaurazione del potere imperiale, il Giappone pose fine al lungo periodo Tokugawa (o periodo Edo), caratterizzato da una politica isolazionista che, per lungo tempo, aveva impedito al mondo nipponico di entrare in contatto con l’Occidente. Negli anni successivi le relazioni tra queste due realtà si intensificarono e gli scambi commerciali consentirono la diffusione di oggetti e prodotti artistici giapponesi presso gli ambienti più colti e raffinati d’Europa, cosa che favorì l’instaurarsi del famoso fenomeno di gusto che prende il nome di giapponismo.

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“Susino in fiore” (1887) di Vincent Van Gogh ispirata a “Il giardino di Kameido” (1857) di Utagawa Hiroshige

Tutte le più grandi correnti artistiche europee della seconda metà del XIX secolo, dall’Impressionismo al Post-Impressionismo, furono fortemente contagiate dalla scoperta di uno stile così lontano e, proprio per questo, così originale ed evocativo. Lo stesso Van Gogh afferma:

Quello che invidio ai giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere […]. Le loro opere sono semplici come un respiro, i giapponesi riescono a creare figure con pochi tratti, ma sicuri, con la stessa facilità con la quale noi ci abbottoniamo il gilè. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti.

L’arte giapponese divenne, per gli artisti occidentali, una fonte inesauribile di novità tecniche e tematiche: dalla stesura “piatta” dei colori, priva cioè di chiaroscuro e di prospettiva, alla grande ricchezza cromatica delle stampe xilografiche, dalle impostazioni della composizione, alla ripresa di personaggi propri della cultura del Sol Levante. L’estremo nitore dello stile e l’elegante delicatezza formale, sposate ad una forte e suggestiva espressività artistica, rendevano  queste opere un nuovo punto di riferimento nella ricerca di una strada innovativa e rivoluzionaria. Furono soprattutto le stampe policrome dei più grandi protagonisti dell’Ukiyo-e ad avere maggior mordente, opere dall’indiscusso valore estetico che hanno segnato nuovi canoni nella pittura e hanno consacrato i loro artisti, rendendoli modello di riferimento per tutta l’arte a venire.

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Utagawa Hiroshige, Neve al santuario di Benten allo stagno di Inokashira no ike (1845)

Il movimento artistico dell’Ukiyo-e (Le immagini del mondo fluttuante) affonda le sue radici nel contesto socioculturale giapponese del periodo degli shogun Tokugawa (1603-1868), nel quale si assiste al progressivo emergere di una classe borghese sempre più solida e consapevole, costituita da mercanti e artigiani che, sfruttando quel periodo di pace, riescono a raggiungere un certo grado di benessere e a sottrarre l’egemonia economica alle classi militari. Gli artisti del “mondo fluttuante” rappresentano questo febbrile cambiamento, riflettendo nelle loro stampe  abitudini e costumi di un nuovo gruppo sociale in ascesa, dedito al duro lavoro, ma anche ai piaceri mondani.

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Kitagawa Utamaro, Tre bellezze del nostro tempo (1793)

Gli attori del teatro kabuki, i lottatori di sumo e le beltà femminili sono i primi soggetti di rilievo di questa arte popolare, apprezzata da un pubblico numeroso grazie alla fiorente industria editoriale che riesce a diffondere sul mercato libri illustrati e stampe in grandi quantità. L’interesse per i soggetti più quotidiani, legati al divertissement della nuova classe borghese inizia tuttavia a scemare quando la situazione economica del paese, non più florida, manifesta i prodromi di nuovi radicali cambiamenti politici e sociali. All’inizio dell’Ottocento gli artisti dell’Ukiyo-e si rifugiano nella morbida descrizione degli elementi naturali, nella meticolosa riproduzione di animali e piante e nella soave rappresentazione di paesaggi sacri e incontaminati.

È proprio in questo momento che fanno la loro comparsa sulle scene gli artisti che più di tutti contribuirono alla diffusione della cultura dell’Estremo Oriente presso i maestri europei, e di cui l’esposizione di Milano tratterà in maniera approfondita: Hokusai, “Il vecchio pazzo per la pittura”, che con l’icasticità delle sue opere ha rivoluzionato l’arte orientale nella forma e nei contenuti; Hiroshige, artista dedito alla ricerca dell’armonia naturale, perseguibile mediante l’attenta e silente osservazione del mondo; Utamaro, famoso per le xilografia Bijin-ga, consistenti nella raffigurazione di cortigiane e nell’esaltazione della loro eterea bellezza. La mostra a Palazzo Reale rappresenta dunque un’occasione per poter entrare a contatto con una realtà apparentemente distante, con un mondo alieno che, invero, ha avuto un ruolo di prim’ordine nel processo di formazione della nostra stessa identità culturale e artistica.

Alberto Marelli per MIfacciodiCultura

3 Commenti
  1. Danilo Sbardellotto dice

    Sarà présente il gufo di Hiroshige che compare come immagine d’apertura di questo articolo? Non l’ho trovato menzionato sul sito della mostra né in altri articoli. Mi dispiacerebbe se fosse assente

    1. Alberto Marelli dice

      Buongiorno Danilo,
      purtroppo ancora non si conoscono con certezza tutte le opere che saranno esposte alla mosta, ma spero vivamente, come Lei, che ci sia il gufo di Hiroshige. Ho scelto, nel redigere l’articolo, alcuni capolavori che mi sembrano rappresentativi dell’arte dell’Ukiyo-e; ciò nondimeno non posso garantire con sicurezza che saranno tutti presenti a Palazzo Reale. Si tratterà comunque di un’esposizione ricca e curata, una chance da non lasciarsi sfuggire per conoscere al meglio questo mondo meraviglioso.
      Cordiali saluti
      Alberto Marelli

  2. Danilo Sbardellotto dice

    Grazie, per l’articolo e per la risposta

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