Cola dell’Amatrice: l’artista-simbolo della resurrezione amatriciana

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Cola dell’Amatrice: l’artista-simbolo della resurrezione amatriciana

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Cristo in casa di Marta e Maddalena

Dopo il terremoto nel Centro Italia del 24 agosto, la parola chiave è una sola: risorgere. Le piccole comunità del rietino e dell’ascolano sono state completamente distrutte dal sisma, portando a vari interrogativi su come ricominciare.

Lo storico e critico dell’arte Vittorio Sgarbi ha fatto una proposta molto semplice: ripartire dalle origini, e per farle uscire dall’oblio, ha deciso di curare una mostra su Cola dell’Amatrice (Cola dell’Amatrice l’indimenticabile), simbolo da troppo dimenticato della cultura di Amatrice (e non solo). L’esposizione, che si terrà tra il 7 ed il 10 dicembre di quest’anno, sarà molto particolare, perché patrocinata dalla Regione Lombardia e svolta in quattro città: a Milano al Museo Bagatti-Valsecchi, a Mantova presso il Palazzo Te, ad Ascoli Piceno nella Pinacoteca Civica e all’Aquila nella Basilica di San Bernardino. Non a caso, tranne Milano, queste città sono accomunate da esperienze passate di carattere sismico che ne hanno intaccato il patrimonio culturale. Si ha dunque una bella occasione di coesione nazionale finalizzata alla riscoperta di un personaggio importante per l’Arte dei luoghi colpiti.

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Facciata della basilica di San Bernardino dell’Aquila e del duomo di Ascoli Piceno

Cola dell’Amatrice (1480/1489, Amatrice – 1559 ca., Ascoli Piceno) ebbe sempre un carattere tendente al solitario e non volle aprire nessuna scuola, a differenza di altri artisti maggiori. Ciò lo condannò a rimanere fuori dai libri di Storia dell’Arte, oltre al fatto che decise di lavorare sempre nella stessa zona senza entrare mai in contatto con i prestigiosi committenti di Roma e Firenze, riferimenti urbani per la pittura e scultura dell’epoca. È proprio per questo motivo che fu chiamato “Cola dell’Amatrice” (il suo vero nome era Nicola Filotesio), in omaggio alla sua attenzione costante verso il suo comune di nascita ed il territorio circostante.

Formatosi ad Ascoli Piceno, nella giovinezza studiò sia pittura, sia architettura, privilegiando però l’esperienza sul campo rispetto all’insegnamento dei libri. Si diede così all’analisi diretta delle opere degli artisti locali, come Pietro Alemanno e Carlo Crivelli: molte chiese dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo contenevano in origine loro opere (poi spostate in musei o saccheggiate), il che permise a Cola di poterle fruire. Lo stile di questi due pittori era molto simile a quello di Andrea Mantegna (non a caso si formarono nella sua stessa bottega di Padova), con raffigurazioni  dei corpi materiche e campiture cromatiche dal gusto gotico flamboyant. La loro influenza si notò dunque sin nelle prime opere di Cola, come nel Polittico della chiesa di San Bartolomeo alle Piagge ad Ascoli Piceno (1509).

Polittico della chiesa di San Bartolomeo alle Piagge
Polittico della chiesa di San Bartolomeo alle Piagge

Ma il grande cambiamento arrivò quando nel 1513 poté viaggiare a Roma grazie al guadagno da varie opere commissionate dal Cardinale Raffaele Riario: qui ebbe modo di conoscere gli affreschi di Raffaello Sanzio nei Palazzi Apostolici, che lo colpirono nella loro purezza formaleArrivò così a conciliare la sua estetica con l’idealismo raffaelita, con esiti totalmente inediti e che secondo Vittorio Sgarbi rendono Cola «interessante come Raffaello». Un valido esempio della trasformazione stilistica di questo periodo è Cristo in casa di Marta e Maddalena (1520 .ca).

Dal 1518 in poi cominciò però a privilegiare l’architettura, dandosi a progetti di facciate di varie chiese importanti della zona, come la Basilica di San Bernardino dell’Aquila ed il Duomo di Ascoli Piceno. Ma, soprattutto, nel 1529 fu chiamato nella sua città natale da un capitano di Carlo V per guidarne la ricostruzione dopo la devastazione spagnola: grazie ai suoi studi, ne definì la nuova struttura urbana e divenne così un simbolo per la cittadina rietina.

Amatrice purtroppo ora è stata di nuovo distrutta, assieme alla statua del 1915 dedicata all’illustre artista locale. E necessita di essere ricostruita, ripartendo magari dai progetti stessi di Cola per non deturpare l’estetica originaria e garantendo più sicurezza.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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