Italia nascosta – Chiesa di San Biagio a Rossate

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Italia nascosta – Chiesa di San Biagio a Rossate

San Biagio(1)Al confine tra il comune di Milano e quello di Lodi si trova la chiesa di San Biagio a Rossate, un edificio di culto dai caratteri artistici e storici che non possono passare inosservati e che nel corso degli ultimi due anni è stata salvata da certa rovina.

Il complesso comprendente la chiesa di Rossate non è mai stato del tutto abbandonato, in pratica però gli interventi si sono sempre limitati alle immediate necessità e a quelle parti che necessitavano un intervento tempestivo. Un restauro completo e organico non era mai stato pensato e attuato; stranamente a sbloccare la situazione (e anche a mettere buona parte dei fondi) è stata nel 2013 la società Tangenziale Esterna.
Nel pianificare la realizzazione della Tangenziale Est ci si è infatti resi conto del forte impatto che una tale infrastruttura avrebbe avuto su un territorio che trova la propria forza nel ricco patrimonio agricolo e culturale. Si è quindi colta l’occasione per valorizzare l’area e permettere un collegamento capillare tra le bellezze locali anche tramite una nuova pista ciclabile e la riabilitazione dei percorsi già esistenti.

Entro questo progetto si inserisce anche il restauro della chiesa di San Biagio, un piccolo gioiello del rinascimento lombardo che mostra evidenti caratteri di ispirazione bramantesca e che è stata a lungo nell’oblio a causa della perdita di importanza dell’ormai esiguo centro di Rossate.

Decorazione ad affresco, cappella maggiore(1)Storicamente il paese si è sviluppato attorno alla più antica Cascina Castello, un edificio di impianto quadrangolare con corte interna e ormai in stato di abbandono, e oltre a San Biagio comprendeva anche una cascina di proprietà della curia edificata attorno al XVI secolo e oggi anch’essa vincolata. Si hanno notizie di un primo insediamento fortificato nell’area già nel 1108, ma l’edificazione della chiesa risale alla fine del 1400 e c’è chi sostiene sia stato proprio un giovane Bramante a progettarla.

L’impianto planimetrico centrale con due cappelle poligonali e un’abside quadrangolare affiancata da sacrestie rimanda a quelli che saranno i futuri studi di Bramante e alle soluzioni che ha poi applicato per il tiburio di Santa Maria delle Grazie a Milano e, complicandole all’estremo, per il progetto per San Pietro a Roma.
Dimostrazioni concrete della paternità bramantesche non ci sono, ma potrebbe essere proprio il ciclo di restauri iniziati due anni fa a fornire il pretesto per nuovi studi e rivederne l’attribuzione.

In alzato l’edificio è formato dal volume quadrangolare di base con prospetti in mattoni resi plastici dalle cappelle poligonali aggettanti e dalle decorazioni che rimandano al tema dell’arco trionfale. Doppi arconi inquadrati dall’ordine gigante contengono infatti cerchi radiali non lontani dalle ruote che Bramante colloca nella stessa posizione nel già citato tiburio milanese.

San Biagio e Cascina Castello(1)L’alta e luminosa cupola è esternamente nascosta da un tiburio ottagonale a due ordini forato nella parte bassa da oculi che illuminano direttamente l’interno dell’edificio. Lo stesso motivo decorativo ad arco di trionfo è riproposto anche internamente, ulteriore arricchimento è dato da una serie di affreschi realizzati alla fine del XVI secolo però subito intonacati e riportati alla luce solo con le ultime campagne di restauro.

Il ruolo di San Biagio non è mai stato dimenticato dalla comunità locale che in particolare si reca nel piccolo santuario per venerare un antico crocifisso ligneo di grande pregio ancora oggi conservato sopra all’altare maggiore della chiesa.

La chiesetta è stata vincolata già nel 1914, ma il suo degrado non ha fatto che peggiorare fino alla sua sconsacrazione e conseguente totale abbandono. Dal 1977 interventi di restauro si sono susseguiti deboli, ma costanti permettendo al bene di sopravvivere allo scorrere del tempo. La stessa sorte non è invece toccata alla vicina e altrettanto significativa Cascina Castello, di proprietà privata e in notevole stato di abbandono.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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