Un atteso ritorno: la Venere di Tiziano alla corte di Urbino

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Un atteso ritorno: la Venere di Tiziano alla corte di Urbino

la-venere-di-urbino-torna-a-corte-locandinaLa famosissima Venere di Tiziano Vecellio (1480/1485 – 1576) torna nella città di Urbino dopo quasi cinque secoli di assenza, per una mostra temporanea a Palazzo Ducale, luogo per il quale era stata commissionata nell’anno 1538. Fino al 18 dicembre 2016 sarà possibile ammirarla nella Sala 25, l’Appartamento della Duchessa, con gli stessi orari e lo stesso biglietto d’ingresso del museo. Un ritorno atteso e voluto da tempo; icona di bellezza e sensualità, la Venere di Urbino è custodita ormai da secoli agli Uffizi di Firenze. Il rientro nella città marchigiana, secondo il Mibact, si inquadra nelle strategie della riforma Franceschini di valorizzare il territorio mediante i grandi musei autonomi.

La Venere, dipinta dal pittore Tiziano, maestro della scuola veneta e del colore tonale, fu commissionata dal duca Guidobaldo II Della Rovere (1514 – 1574), futuro signore di Urbino, nel 1538. Sappiamo infatti che proprio in quell’anno, il giovane rampollo mandò nella bottega dell’artista a Venezia uno dei suoi agenti per ritirare il quadro con la «donna nuda». Qualche anno dopo, nel 1548, la bellezza ed il sorriso ammaliante della dea furono notati dall’artista e biografo Giorgio Vasari (1511 – 1574) che, nelle sue Vite, loda l’opera e «certi panni sottili molto belli e ben finiti». Dopo un passaggio all’Imperiale di Pesaro, dove risultava presente nell’inventario del 1624, arrivò definitivamente Firenze nel 1637. In quell’anno l’ultima discendente della dinastia della Rovere, Vittoria (1622 – 1694), sposò il granduca Ferdinando II de’ Medici (1610 – 1670) e tutti i suoi beni giunsero nella città dell’Arno. Tra le ricchezze si trovavano ben cinquantasette inestimabili capolavori dei migliori artisti dell’epoca come Piero della Francesca, Raffaello Sanzio, Palma il Vecchio, Tiziano Vecellio, e soprattutto la Venere di Urbino. Nel 1654/1655 il quadro si trovava esposto nella residenza suburbana della famiglia Rovere a Poggio Imperiale, per poi passare nella collezione del museo fiorentino degli Uffizi, dove figurava nel 1736 e dove si trova tutt’oggi.

dettaglio-della-venere-di-urbinoVenere è rappresentata nuda e distesa su un letto coperto da un raffinato lenzuolo bianco. Con la mano sinistra copre, con leggiadria, il pube, mentre con la destra tiene alcune rose rosse, fiore sacro alla dea. Ai suoi piedi un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale. Nello sfondo, due ancelle frugano in un prezioso cassone rinascimentale gli abiti da farle indossare. Lo sguardo, deciso ed intenso, con il quale la dea si rivolge guardando lo spettatore e l’incarnato, luminoso e delicato, tipico dell’arte di Tiziano ne fanno uno dei quadri più copiati e conosciuti al mondo.

Il dipinto, infatti, godette da subito di fama e notorietà, tanto che negli ultimi 13 anni è stato ammirato nel Museo del Prado di Madrid, nel Palais des Beaus Arts di Bruxelles, nella National Gallery of Western Art di Tokyo e nel Palazzo Ducale di Venezia; ma non era mai tornato ad Urbino, città dove quasi mezzo millennio fa iniziò la sua celebre storia. Adesso, nella suggestiva location d’origine, il grandioso dipinto su tela, verrà esposto in uno stretto dialogo con gli altri capolavori del rinascimento italiano come i dipinti di Piero della Francesca, lo Studiolo intarsiato di Federico da Montefeltro e molti altri, a testimonianza dello splendore della corte di Urbino.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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