Lev Tolstoj: il meglio (e il peggio) della vita diviene scrittura

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Lev Tolstoj: il meglio della vita diviene scrittura

La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.

tolstoj_872292a-1Scrive Haruki Murakami ispirandosi all’apertura del capolavoro di Lev Tolstoj (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910) Anna Karenina. Proprio quel Tolstoj che durante la sua intensa vita conobbe l’infelicità quanto la felicità, o forse no.

Ma chi era realmente il padre di grandi capolavori come Guerra e pace e, appunto, Anna Karenina? Quale grande uomo si nascondeva dietro quelle pagine? E soprattutto, quanta verità?
Analizziamo innanzitutto due caratteristiche fondamentali della sua scrittura: sincerità e verità. Tolstoj parla della sua società, della vita reale, dei sentimenti, tendendo spesso all’introspezione. Attraversare la sua biografia significa provare a capire qualcosa in più delle storie di cui è padre. Si parla della sua vita come di un’esistenza vissuta tragicamente, in continuo conflitto con se stesso e col mondo: quel malessere che continuamente ritroviamo fra le sue pagine. Una vita che Tolstoj stesso divise in quattro periodi dal “primo tempo poetico dell’infanzia” all’ultimo vissuto in seguito alla conversione.

Lev nasce il 9 settembre 1828 nella tenuta Jàsnaja Poljana da genitori appartenenti all’antica nobiltà russa, rimanendo però orfano di madre a soli due anni, e di padre poco dopo. Prima di decidere di provvedere autonomamente alla propria istruzione, si iscrive prima alla facoltà di filosofia, poi a quella di giurisprudenza. I libri diventano ben presto i migliori compagni della sua vita, continuamente scandita dalle numerose perdite al gioco d’azzardo e fortemente influenzata dalla filosofia di Rousseau. Tolstoj scelse di affrontare l’esperienza della guerra, partecipando a quella del Caucaso insieme al fratello: talvolta questa parte del suo vissuto farà da sfondo a molti racconti giovanili e lo spingerà a tornare per dedicarsi alla letteratura.

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Keira Knightley nei panni Anna Karenina nell’omonimo film del 2012

Il suo primo vero capolavoro è Guerra e pace, pubblicato nel 1870, che sicuramente rientra nella lista dei libri da leggere assolutamente e soltanto dopo averlo affrontato se ne comprende il motivo. Ma ciò che è più raro è che Lev Tolstoj riuscirà a creare dopo solo qualche anno un nuovo capolavoro, altrettanto degno, ispirato dalla notizia di un suicidio alla stazione ferroviaria di Mosca: Anna Kerenina. La sua stesura durerà circa 4 anni e sarà incentrato sui temi del matrimonio e l’adulterio. In realtà l’opera tratta i tre diversi gradi dell’amore che vengono affrontati attraverso una particolare struttura: l’autore narra l’andamento di tre diverse coppie come rappresentanti di tre differenti amori. Pensare che Anna Karenina sia il centro dell’omonima opera è un errore indiscutibile perché delle tre coppie, quella di Anna e Vronskij è sicuramente la più anticonvenzionale, un amore capace di mostrarsi inizialmente indifferente alle etichette della società, un amore fin troppo travolgente, che finirà con l’esaurirsi tragicamente. E ancora una volta ritroveremo le misere convinzioni sociali tanto disprezzate da Tolstoj, le stesse che lo inducono ad un forte malessere, ad una profonda irrequietudine che lo spingerà sempre più verso la conversione.

Leggendo i suoi racconti noi ripercorrevamo assieme a lui il cammino verso la conoscenza della vera umanità e di una spiritualità semplice e schietta.

I protagonisti della recentissima serie tv inglese basata su "Guerra e pace"
I protagonisti della recentissima serie tv inglese basata su “Guerra e pace”

Così si espresse Albert Schweitzer circa le opere dell’autore russo poiché dopo averle lette, ci si ritrova a vederlo come padre umano di valori profondi, un uomo che si ritrova a combattere giorno dopo giorno in una società di cui non vuole far parte. Il suo malessere sarà maggiore per la sua forte sensibilità verso i più deboli, i più poveri, affronterà la storia di Polikusc’ka, «quel tragico destino di un servo deriso e disprezzato da tutti», immedesimandosi perfettamente nei panni sofferti di un misero servo. La sensibilità spingerà Tolstoj a non accettarsi mai, a non sentirsi abbastanza, a dover agire in qualche modo per sentirsi parte di qualcosa di grande.
Continua e intensa sarà nelle sue opere la contrapposizione città-campagna, perché la vita della campagna rappresenterà quella purezza, quella pace e quella tranquillità che la mediocre società cittadina non riusciva a raggiungere: questo dualismo lo si riscontra nel personaggio di Lenin di Anna Karenina, fortemente autobiografico, o nel lungo racconto I cosacchi, in cui ancora una volta lo spirito irrequieto del protagonista cerca rifugio nella natura.

Il primo apprezzamento va dunque verso l’uomo Lev Tolstoj che si nasconde dietro queste storie, dietro il coraggio di rifiutare la società, ai suoi occhi falsa ed ipocrita, la stessa che lo condannerà per il finale di Karenina, che denuncia quando porterà Anna al suicidio. La fama di questo autore è legata anche alla sua filosofia, al suo modo di vivere, alla sua condotta di non-violenza che ispirerà lo stesso Mahatma Gandhi. In seguito alle sue crisi esistenziali, abbraccerà il Cristianesimo più puro in contrasto con la Chiesa ortodossa russa e con la raccolta di numerosi scritti autobiografici giungerà alla pubblicazione di Confessione che attraversa le fasi e i pensieri della sua crisi spirituale, superata grazie alla religione: «il compito dell’arte cristiana è la realizzazione dell’unione fraterna degli uomini».
È dunque fondamentale ricordare oltre allo scrittore, il filosofo, l’educatore, l’uomo che è stato, senza limitarsi ad una singola opera, è bene conoscere «il poeta che sottrae tutto il meglio della vita per trasferirlo nella sua scrittura. Perciò la sua scrittura è così splendida e la vita così brutta». D’altronde una vita divenuta modello per Mahatma Gandhi avrà sicuramente avuto qualcosa di altrettanto splendido. Un uomo che si appaga nel vivere per gli altri.

La felicità, ecco quel ch’è. […] La felicità sta nel vivere per gli altri.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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