La Maddalena di Sgarbi a Loreto: tra peccato, penitenza e sensualità

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La Maddalena di Sgarbi a Loreto: tra peccato, penitenza e sensualità

La Maddalena. Tra peccato e penitenza è il titolo della mostra ideata e curata da Vittorio Sgarbi presso il Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto, nelle Marche, inaugurata il 4 settembre e visitabile fino al 8 gennaio 2017. Il Ministero dei Beni Culturali, il Ministero del Turismo e la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) promuovono caldamente quest’iniziativa, data la rilevanza e la complessità del tema. D’altronde, la figura della Maddalena sin dagli albori ha dato prova di grande interesse e di grande curiosità, seppur becera a volte, superficiale e critica in modo ostentato. Ciò che conta, infatti, essendo alle prese con una mostra del genere, è un approfondimento sulla figura della Maddalena stessa, una riflessione sulla sua importanza e la sua presenza nel corso dell’opera biblica e religiosa in generale, sino ad arrivare ai suoi cliché, che da sempre anche erroneamente la caratterizzano.

L’occhio critico e visionario di Sgarbi vuole proprio questo: tracciarloretoscasa-1e un’identità della Maddalena attraverso cinquanta opere che la ritraggono ognuna in modo diverso, eppure eccezionale ed efficace al fine di interpretarla al meglio, ovviamente secondo la propria epoca e il proprio stile pittorico, dal Duecento in poi. Infatti, ci troviamo di fronte, ad esempio, a La Maddalena in meditazione di Guido Cagnacci, l’Estasi della Maddalena di Ignazio Stern, la Cena in casa di Simone di Moretto da Brescia, la Maddalena piangente di Guido Mazzoni, la Maddalena in contemplazione della croce di Matteo Loves, La Maddalena di Desiderio da Settignano, oltre che all’arte di Martini, Canova, Crivelli, Gentileschi. Differenti immagini della stessa storia. Differenti moti dell’animo della stessa donna. Differenti dettagli della stessa vicenda biografica e storica, almeno così vogliamo pensare. Quante volte la figura della Maddalena è stata giudicata frettolosamente, senza coscienza critica, senza buon senso, con falso bigottismo. Quante volte, invece, al contrario in lei, di lei è stata vista una rappresentazione visionaria di donna, di presenza spirituale e carnale della fede, di esempio non comune della bellezza di ciò che la Bibbia può regalare.

Vittorio Sgarbi ha dichiarato:

La mia Maddalena è peccatrice, sensuale. Speriamo che attiri i devoti e pure i peccatori qui a Loreto.

vittorio_sgarbi-1Non casualmente, infatti, è questo il messaggio che dell’esposizione dovrebbe passare al pubblico. La Maddalena in sé racchiude sensualità e santità allo stesso tempo, penitenza e peccato, appunto, profondità morale e devozione così come scalpore e passione. Il suo corpo, il suo sguardo, i suoi gesti lasciano trasparire tutto ciò. Attraverso la tela e attraverso secoli e secoli di Storia. Il nostro critico d’arte ha pubblicato per l’inaugurazione della mostra il nuovo saggio intitolato Diario di un amore. Il Vangelo secondo Maddalena, dedicato alla santa, appunto, che egli considera l’alter-ego al femminile di San Pietro. Logicamente, se quella di Sgarbi è e vuole essere una provocazione anche all’istituzione della Chiesa, certamente essa non ha fatto a meno di esprimere un giudizio più sobrio, come notiamo dalle parole di Monsignor Giovanni Tonucci, Arcivescovo delegato pontificio di Loreto.

La sua figura è stata inglobata nel personaggio di altre figure di donna dei Vangeli apocrifi, più intriganti per i pittori. Noi abbiamo ripreso papa Gregorio Magno che si ispirò ai testi orientali identificando la santa con la peccatrice, la Maria Egiziaca, e persino papa Francesco che nella preghiera dell’anno giubilare ha dato la stessa interpretazione.

Un altro punto a favore per la mostra della Maddalena riguarda il suo momento di allestimento. La scelta dell’anno giubilare, come su volere di Papa Francesco, è senz’altro calzante. Inoltre, la regione Marche è stata l’unica in Italia a presentare ben cinque esposizioni artistiche durante l’anno della Misericordia.

Passando ad un lato più figurale e più delicato della questione, non si può fare a meno di riflettere

La Maddalena di Simone Martini
La Maddalena di Simone Martini

sull’interpretazione di Maria di Magdala all’interno della Bibbia. Questo è il suo vero nome, per differenziarla dalle altre Marie. Da Magdala, sulle sponde del lago Tiberiade, infatti, proveniva. La sua notazione, quella che le viene attribuita, è chiara sin da subito, perché viene soprannominata “colei che era una peccatrice”, perché era stata guarita dai sette demoni che si diceva la possedessero. Inoltre, il Talmud giudaico ritiene che la Maddalena si fosse rovinata la vita a causa della prostituzione, e ciò giustifica il suo appellativo. Eppure di lei sarebbe ingiusto rendere noto solo questo. Maria Maddalena è stata colei che assisteva Gesù insieme alle altre pie donne, che fu testimone della sua crocifissione e della sua sepoltura, che tornò al sepolcro vuoto e lo vide apparire di fronte ai suoi occhi, nel giorno della resurrezione.

Infatti, è proprio lei nel Vangelo di Luca a piangere sul sepolcro vuoto. Cerca consolazione, e Gesù si mostra, in incognito. Ma è la vera luce, la piena fiducia che ella ripone in Lui che non le fa dubitare nemmeno per un momento la verità. Ed è il testo stesso a parlare, nella scena in cui Maria beneficia dell’apparizione. Gesù si è presentato semplicemente davanti a colei che lo cercava, si è affidato a una donna che era stata peccatrice e amica del demonio. L’ha aiutata a mettere in gioco tutta se stessa, testando la sua fede e il suo coraggio. Questo solo dovrebbe bastare per osservare la sua capacità di redenzione e di conversione, e non importa essere cattolici credenti e praticanti, poiché è il testo stesso a esprimere l’autenticità del suo gesto.

Maddalena Penitente di Orazio Gentileschi
Maddalena Penitente di Orazio Gentileschi

Un altro punto che rende controversa la figura della Maddalena è il seguente: i vangeli non canonici la considerano come sposa di Gesù poiché si accenna il loro amore e il loro legame non comune. Ovviamente una serie di trovate editoriali e di marketing negli ultimi anni hanno fatto sì che questa unione fosse accentuata, rendendo sempre più evidenti le somiglianze tra i due personaggi. Ciò che è certo è che il testo religioso deve essere tenuto assolutamente lontano da ogni supposizione fantascientifica, come il fatto che Maria Maddalena e Gesù avessero avuto due figli.

Ora, dopo questo excursus, torniamo alla mostra di Sgarbi.

La Maddalena di Crivelli (in copertina) risale al 1470 ed è conservata presso Montefiore dell’Aso, nella Chiesa di Santa Lucia. Viene equiparata quasi a Klimt: è sensuale, audace, dallo sguardo ammaliante, dalle vesti dorate, dai lineamenti felini, per così dire. La sua sembianza spicca, è una donna dal fascino notevole, i suoi lunghi capelli ondulati non si possono dimenticare, e così le sue dita aguzze e affilate, più lunghe del normale. Il suo corpetto mette in linea le sue forme, la preziosità dei tessuti che indossa non fa altro che esaltarla. Crivelli riprende la particolarità della sua raffigurazione dalla pittura fiamminga, densa di colore. A proposito della sua bellezza ammette la critica d’arte Anna Bovero:

Così, nella Maddalena di Montefiore impreveduti e bellissimi sbocciano i particolari dal cartoccio rosso-nero del manto: un aureo fantasma senza peso è il vaso degli unguenti fra il guizzar delle dita, e solo per convenzione si può definire ricamo la pioggia di raggi e di fiamme sulla fenice araldica, degna di un incisore tedesco. Pur nella sua ricchezza, la decorazione non è protagonista del quadro. Perché proprio quando l’amor del fasto ed il virtuosismo artigianesco par che stiano per soverchiare il pittore, proprio allora egli scopre l’individuo.

La Maddalena Penitente di Orazio Gentileschi non risparmia le sue lacrime mentre contempla il crocifisso. L’opera risale al 1615, quando egli lavorava nelle Marche, appunto. L’ambientazione è en plein air: la natura è selvaggia e aspra e riflette la sofferenza penitenziale. Immancabile il drappo del colore della passione, come il vasetto di unguenti, come la chioma che la avvolge. Le tinte chiaroscurali delineano un’erotismo comunque sobrio, comunque delicato che il padre di Artemisia mette in mostra, facendo sì che della Maddalena si percepisca il fascino, ma anche la profondità d’animo e il desiderio di pentimento.

La Maddalena Penitente di Antonio Cavallucci soffre. Tutto gioca intorno al suo dolore, alla sua volontà di

Maddalena Penitente di Antonio Cavallucci
Maddalena Penitente di Antonio Cavallucci

trovare consolazione dall’abbandono. Sembra trattenere il respiro, sembra essere sospesa nel suo stato d’animo, con una mano si regge la veste, come toccandosi il cuore. I capelli castani, lunghissimi e lucenti la ricoprono, simbolo della sua femminilità. Tra tutti i dipinti, questo sembra essere il più adatto a rappresentare la finezza della Maddalena, specialmente a partire dai suoi lineamenti e dalle sue tinte quasi soffuse.

Simone Martini, essendo collocato cronologicamente all’inizio dell’esposizione, presenta la raffigurazione di Maria di Magdala nel modo più tradizionale, dal momento in cui il ritratto è inserito all’interno di un polittico. In segno di devozione, infatti, Santa Maria Maddalena porta in mano un vaso di oli profumati, la sua veste è di un rosso intenso e la sua espressione del viso molto seria e cupa. Certamente, qui la sensualità della sua figura non era ancora percepita. La mostra si conclude Antonio Canova, con la sua scultura in marmo risalente alla fine del Settecento. Maria Maddalena è prostrata su un masso, il suo busto è piegato e tiene la testa rigorosamente china a terra. Lacrime amare le scendono sul volto, in segno di dolore e riverenza nei confronti del crocifisso. Nonostante le catene che la leghino, un panno le copre distrattamente il corpo, i fianchi le rimangono scoperti e sulla schiena nuda si riversa la sua folta chioma. Di nuovo il suo corpo attraente lascia la sua impronta, nonostante la consapevolezza delle sue colpe e del suo peccato. Ma ancora una volta è lei stessa espressione di una vita che viene perdonata, e il suo gesto di devozione risulta ancor più affascinante, dato il suo abbandono completo a Dio. Inoltre, l’abilità sorprendente di Canova non fa sfuggire nulla di tutto questo, perché il suo corpo sembra vibrare veramente.

La Maddalena Penitente di Antonio Canova
La Maddalena Penitente di Antonio Canova

Perciò, giunti alla fine di queste analisi, tutti coloro che ne hanno possibilità, sono invitati a visitare La Maddalena. Tra peccato e penitenza curata dagli studi esperti di Sgarbi, così da sostenere la regione Marche per le difficoltà sopraggiunte a causa del terremoto. Ricordiamoci, infatti, che l’Arte e la Cultura, come in questo caso, possono essere veramente un emblema di coraggio in momento storico come questo, perché con esse non si finisce mai di contemplare la bellezza e il mistero, e la figura della Maddalena ne è uno straordinario esempio.

Info mostra
tutti i giorni dal lunedì alla domenica
Orari settembre 2016:
10.00/13.00 – 15.00/19.00
sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.00/20.00
Dal 1 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017
10.00/13.00 – 15.00/18.00
sabato e domenica: 10.00/13.00 – 15.00/19.00
Biglietto (visita alla Mostra e al Museo)
Intero 8 euro, ridotto 6 euro
Per informazioni e prenotazioni: 071. 9747198 – 06. 68193064
museoanticotesoro@gmail.com; info@artifexarte.it

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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