Ceramiche di Nove: decorazioni e profumi in mostra a Trieste

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Ceramiche di Nove: decorazioni e profumi in mostra a Trieste

il Castello di Miramare
Il Castello di Miramare

Vi è mai capitato di ricevere un regalo: una confezione in una carta sontuosa, con un nastro meraviglioso e perfino una decorazione legata al fiocco? E non basta, una volta sciolto il fiocco la scatola sotto è semplicemente meravigliosa, tanto che ci ripromettiamo di usare per riporre addirittura i ricordini di famiglia, oggettini cari e bigliettini, cartoline e dagherrotipi che attestano come anche noi (mirabile dictu) abbiamo avuto dei bisnonni.

Poi apriamo la scatola, ed il regalo consiste nella solita sciarpa del Coin: carina, utile, pratica, una cosa così entusiasmante che ci fa pensare che era meglio la confezione.

Fino al 16 ottobre prossimo venturo il Castello di Miramare di Trieste ospita la mostra Scrigni di fiori e profumi. Le ceramiche di Nove: capolavori tra natura e finzione, laddove le ceramiche di Nove non sono opera di Aldo Nove che ha deciso di darsi al lavoro manuale, bensì realizzate in quel di Nove, comune del Vicentino, attraversato dal Brenta ai confini con Bassano del Grappa e Marostica, famoso sin dal Settecento per la produzione di ceramiche artistiche.

48351-image (1)A scanso di equivoci, “ceramica artistica” a me sembra una locuzione praticamente senza senso, dato che “arte” dovrebbe sottintendere la realizzazione di opere con valore universale: può darsi che sia sottile il confine tra arte e decorazione, come pensava quel sedicente Maestro di pittura delle parti mie che realizzava quadri “in tinta col divano”. Ma va detto che, sotto il profilo estetico, le ceramiche di Nove possono anche essere entusiasmanti.

La visita al Castello di Miramare vale senza dubbio alcuno il viaggio: curato da Katia Brugnolo, un viaggio
nella grazia raffinata della tradizione delle ceramiche di Nove a decoro floreale tra Settecento e Novecento, attraverso 32 opere provenienti da collezioni private, esposte per la prima volta:  17 pezzi sono infatti del tutto “inediti”.

2297 (1)Testimonianza della capacità della ceramica di assorbire elementi dell’arte figurativa con particolare riguardo alla botanica, grazie alla diversità dei modelli, la selezione delle ceramiche in mostra consentirà di ammirare la varietà produttiva delle manifatture novesi tra Settecento e Ottocento – porta-orologi, putti, vasi, cestine con fiori, specchiere, piatti, terraglie, orci, vasche, un rarissimo percolatore settecentesco (utilizzato per colare le essenze come il rosolio), tutti caratterizzati da sorprendente naturalezza nella rappresentazione floreale, nella vividezza cromatica e nella trasparenza delle sfumature dei petali.

Di particolare effetto la sistemazione delle opere: la sistemazione degli oggetti non è infatti strettamente “espositiva” bensì segue in criterio logistico. Infatti, lo spazio espositivo è costituito dal Castello Stesso. E la sistemazione degli oggetti nei vari ambienti segue la loro funzione originaria e lo stile che li caratterizza: le ceramiche novesi trovano perfettamente modo di inserirsi all’interno del sontuoso arredo del Castello.

2300 (1)Le sale, va detto, accolgono gli oggetti in ordine cronologico, ma anche attraverso suggestioni tematiche: l’appartamento di Carlotta, ad esempio, ospita oggetti prettamente femminili, tra cui un porta orologio e un sontuoso centro tavola con pizzi e merletti, laddove invece al primo piano La Sala dei gabbiani ospita le cosiddette “stazioni olfattive”, legando così immagini, storia e percezione emotiva. Un oggetto sinuoso racchiude le sei famiglie olfattive, contraddistinte ognuna da quattro essenze, percepibili dal visitatore dai sei cassetti, colorati con  tinte che richiamano il carattere dei profumi ospitati: a noi, il pensiero corre automaticamente alle suggestioni del memorabile Profumo, romanzo di Patrick Suskind e film di Tom Tykwer con un sontuoso Dustin Hoffman.
Chiude il percorso espositivo la Sala del Trono dove sono riuniti prestigiosi capolavori, tra i quali i Vasi Antonibon esposti a Parigi nel 1889 in occasione dell’Esposizione Universale, quella della Tour Eiffel per intenderci.

E se l’eleganza delle ceramiche fosse un po’ troppo ridondante e la mostra lasciasse un senso di irrisolto nel visitatore?

Allora, c’è pur sempre il Castello di Miramare.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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