“Muybridge Recall”: molto più che immagini in movimento

0 896

Muybridge Recall: molto più che immagini in movimento

A-cantering-horse-and-rider-Eadweard-Muybridge-1887_m (1)(1)La Galleria Gruppo Credito Valtellinese ci offre la possibilità di conoscere una delle eccellenze della storia della fotografia: Eadweard Muybridge (9 aprile 1830 – 8 maggio 1904), a cui è dedicata la mostra Muybridge Recall in programma fino al 1° ottobre 2016.

L’artista inglese emigrato negli States contribuisce con le sue ricerche a dare vita al mondo cinematografico, dove gli strumenti tecnologici portano le immagini in movimento a divenire una vera e propria forma di intrattenimento.

Muybridge, grazie a un sistema di macchine fotografiche multiple, riesce a cogliere l’attimo svelando così una parte della realtà sino a fine Ottocento sconosciuta. Infatti, su interesse e curiosità di un ricchissimo uomo d’affari che il fotografo aveva conosciuto nello Yosemite, mette a punto nel 1879 uno studio per cui sia possibile impressionare sull’obbiettivo fotografico il movimento del cavallo al galoppo. Il risultato sono ventiquattro fotogrammi dati dall’azione in successione di, appunto, ventiquattro macchine fotografiche equidistanti che riproducevano il cambio di posizione dell’animale. Ma la vera sorpresa sta nel fatto che Muybridge scopre che, per almeno qualche scatto, i cavalli al galoppo tengono sì tutti e quattro gli zoccoli sollevati dal terreno, come se volteggiassero in aria. Ciò smentisce quanto fino ad allora era stato rappresentato dalle opere pittoriche, dove le zampe dei cavalli non venivano mai delineate in maniera corretta.

Muybridge_portrait (1)(1)Muybridge influenza la ricerca del fisiologo francese Marey, che studia il movimento degli uccelli mediante la realizzazione di un fucile fotografico in grado di impressionare in un secondo soltanto dodici fotogrammi posti attorno al bordo di una lastra circolare che gira a scatti. In questo modo, il progetto di Marey appare più avanzato del precedente, dal momento in cui il punto di vista è unico (mentre prima erano stati necessari ventiquattro obbiettivi).

Proseguendo nell’evoluzione del mondo della fotografia, troviamo Reynaud con l’invenzione del Praxinoscopio (capace di proiettare pubblicamente una serie di piccole storie dipinte a mano su lunghi nastri flessibili), di fatto uno strumento derivato dallo Zootropio, messo a punto dieci anni prima, consistente in un cilindro aperto nella parte superiori, dove il numero di immagini corrisponde al numero delle fessure, mentre il movimento è originato da una rotazione.

Contemporaneamente agli studi di Reynaud e di Marey, certo Muybridge non resta con le mani in mano: idea uno strumento che si pone come intermediario tra i due precedenti, denominandolo Zoopraxinoscopio, e anche questo costituirà un’invenzione pionieristica per il cinematografo dei fratelli Lumiere.

La Mostra Muybridge Recall non si occupa solo di fornire un quadro della produzione artistica del fotografo: è presente anche un lato più concreto e contemporaneo. Viene riproposto, infatti, in chiave rivisitata il set di scatti in piano sequenza, il quale, addirittura, durante la cerimonia d’apertura sarà animato da tre performance dal vivo prodotte in collaborazione con il dipartimento Arti visive della Nuova accademia delle belle arti.

Ciò che è fondamentale grazie all’esperienza di Muybridge è l’attenzione sull’uomo. Dopo gli animali, il fotografo non può certo escluderlo dai suoi sperimenti. Ci sono giunti i nudi in movimento mentre saltano, corrono, salgono e scendono le scale, rappresentati sullo sfondo di una griglia disegnati.

1-dancing-woman-eadweard-muybridgeNumerosi sono stati i tributi fatti a Muybridge in quest’ambito: tra i primi il pittore francese Degas si accorge della straordinarietà del progetto sul movimento umano, tanto che tutta la sua produzione risente dell’influenza della fotografia, usata come supporto per rappresentare l’istante, il particolare che l’occhio da solo semplicemente non riesce a cogliere. Ecco la ragione per cui i suoi quadri sono caratterizzati da angolature e tagli particolari, quasi da sembrare essi stessi fotografie, così da entrare perfettamente nel contesto dell’arte come indagine oggettiva, acuta e intelligente della realtà umana e non solo. Come Muybrige ritrasse immagini di mamme che prendevano in braccio i loro bambini, abbracciandoli e baciandoli, così Degas raffigura ballerine che sospirano, che si intrecciano i capelli, che si grattano la schiena. Tutti nelle azioni più semplici possibili.

Insomma, come si può dedurre in maniera moderna dal bizzarro videoclip di Lemon, della rock band irlandese U2, che resero un tributo al fotografo inserendo veloci immagini in movimento su griglia in bianco e nero, Muybridge era davvero quell'”uomo che realizzava immagini, immagini in movimento, e attraverso la luce proiettata era in grado di vedere se stesso più da vicino”.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.