«Vindica te tibi»: l’invito di Seneca a non sprecare il tempo

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Vorrei oggi iniziare una rubrica di filosofia applicata. E vorrei farlo non attraverso la gravosità e l’astrattezza di una filosofia sistematica, bensì avvalendomi dell’immediatezza e della leggerezza delle Lettere a Lucilio di Seneca, l’autore che sarà la nostra guida. Questo autore latinovissuto tra il 4 d. C. e il 65 d. C., ha, infatti, creato non un sistema ideale, bensì un itinerario filosofico da applicare nella quotidianità, per poter vivere meglio. Non a caso, oltre alle lettere, scrisse due Dialoghi, il De vita beata ed il De tranquillitate animi, che altro non sono che piccoli manuali utili a trovare la serenità e l’equilibrio interiore. Dunque, la filosofia non come fine delle elaborazioni intellettuali, ma come mezzo per migliorare la nostra vita. Oggi si potrebbero chiamare manuali di wellness, volti ad aiutare il lettore a raggiungere il benessere interiore. E proprio come lettori moderni ci accosteremo a questi scritti elaborati quasi duemila anni fa, eppure più attuali che mai, segno che l’animo umano, nonostante il passare del tempo, nel profondo non è mai mutato ed è sempre pronto a ricevere queste pillole di saggezza antica.

«Vindica te tibi»: l'invito di Seneca a non sprecare il tempo

Proprio del tema del tempo vorrei trattare oggi. Il tempo è, infatti, il soggetto della prima lettera a Lucilio. Chi era Lucilio? Beh, questo ci interessa relativamente, perché è stato identificato con un poeta amico di Seneca, che fu anche governatore della Sicilia. Tuttavia, questo epistolario, formato in totale da 124 lettere, non contiene le risposte del destinatario. Il destinatario, in realtà, siamo tutti noi che leggiamo. Come vedremo, nel suo discorso Seneca non è inflessibile, ma tiene conto di potenziali obiezioni e dubbi del lettore. D’altronde, è consapevole di parlare secondo la propria esperienza soggettiva. Non di meno, ormai anziano, cerca di trarre massime di vita ad uso e consumo dei più giovani. Insomma, nominalmente, le lettere sono indirizzate al singolo Lucilio e concretamente hanno una validità universale e parlano a ciascuno di noi.

Torniamo alla prima lettera. In essa Seneca ci insegna a fare tesoro del tempo, la ricchezza più grande e certa che abbiamo: non tutti possono essere ricchi di denaro, ma tutti possono essere ricchi di tempo. Attraverso i suoi consigli ci spiega come amministrare questo tesoro, dal quale possiamo trarre le migliori soddisfazioni della nostra vita.

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi.

Fa’ così, mio Lucilio: rivendica te stesso per te.

«Vindica te tibi»: l'invito di Seneca a non sprecare il tempo

Questo è lo slogan con cui si apre l’epistolario, un invito a rendersi padroni di se stessi, a non disperdere le proprie preziose energie per le cose che non contano, che magari ci vengono imposte, che non ci fanno stare bene. Seneca ci esorta a contrastare le energie negative, traendo il massimo beneficio da quelle positive che abbiamo naturalmente dentro di noi, che aspettano solamente di essere coltivate e utilizzate.
Ma cos’è che produce energia positiva? Serbare il tempo per noi: «Tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva», ovvero «Raccogli e conserva il tempo che fino ad ora ti veniva portato via, che ti veniva sottratto con l’inganno o che tu stesso disperdevi inavvertitamente».
Tre sono le cause delle cosiddette perdite di tempo individuate dal filosofo.

La prima è «quaedam tempora eripiuntur nobis»: «una parte di tempo ci viene strappata via». Si riferisce a quel tempo che qualcuno ci sottrae apertamente: noi, pur consapevoli di ciò che avviene, spesso non facciamo nulla per contrastare il fenomeno. Dobbiamo, invece, dimostrare di tenere a noi stessi ponendo dei paletti, senza vergogna di dire no quando l’altro sta oltrepassando i limiti.

La seconda: «quadam subducuntur», ovvero «una parte di tempo ci viene sottratta subdolamente»: in questo caso è più difficile accorgersi di ciò che sta accadendo. Magari veniamo coinvolti in attività che ci sembrano utili, costruttive, positive. Inconsciamente ci rendiamo conto che non ci convincono del tutto, eppure perseveriamo in esse, senza saper dire basta. Oppure ancora, ecco un’altra circostanza che ci fa sprecare il tempo in modo biasimevole: trascorrere il tempo con le persone sbagliate, che ci risucchiano tutte le energie positive senza dare nulla in cambio. Purtroppo è difficile fuggire, quando magari sono persone che amiamo (o crediamo di amare).

«Vindica te tibi»: l'invito di Seneca a non sprecare il tempo

Infine, dice Seneca, «quaedam effluunt»: una parte di tempo scorre via. Questa è la causa più terribile, perché i colpevoli siamo noi in prima persona, quando perdiamo tempo inutilmente, senza saper discernere ciò che veramente ci farebbe bene e sarebbe adatto a noi stessi. Abbiamo riempito l’agenda di impegni: siamo sicuri che tutti questi appuntamenti siano davvero necessari e imprescindibili? Forse, così sicuri non siamo. Questo accade quando non sappiamo ascoltarci, non sappiamo interpretare i bisogni della nostra mente e i messaggi del nostro corpo, e di conseguenza diventiamo vittime dello stress, il male che meglio di tutti caratterizza la nostra epoca.

Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit.

Tuttavia, la perdita peggiore è quella che avviene per negligenza.

«Vindica te tibi»: l'invito di Seneca a non sprecare il tempoEcco il principale nemico dell’uomo: la negligenza, che ci impedisce di riflettere e di operare le scelte giuste. «Magna pars vitae elabitur male agentibus, maxime nihil agentibus, tota vita aliud agentibus»: «Gran parte della vita scorre via nel far male, nel non fare nulla, nel fare altro». Leggendo superficialmente, potrebbe sembrare che Seneca sia contro ogni minimo svago o divertimento, ma non è così: quello che intende dire è che dobbiamo diventare capaci di controllare il nostro tempo, dare il giusto spazio a ogni attività della vita, e, cosa principale, non dimenticarci dello spazio da dedicare a noi stessi. Per Seneca, questo spazio coincide con la filosofia.

Così accadrà che sarai meno dipendente dal domani, se saprai essere padrone dell’oggi.

Se sappiamo vivere bene oggi, senza perdere tempo, riflettendo su noi stessi e comprendendo a quali attività ogni giorno dedicarci per sentirci bene, non saremo spaventati dal futuro o dal domani, poiché intanto andremo a dormire soddisfatti, sereni, senza frustrazioni. E soprattutto, ci risveglieremo ancora più carichi ed energici. Il consiglio concreto, dunque, è quello di sviluppare un senso della misura per il proprio tempo, saper programmare, avere una vision board ben chiara nella mente che ci faccia scegliere sempre in direzione del nostro benessere.

«Vindica te tibi»: l'invito di Seneca a non sprecare il tempoConcludo con una bellissima immagine che Seneca dà nel suo testo per spiegare il giusto modo di approcciarsi con il tempo: «omnes horas complectere», «abbraccia ogni ora». Deponiamo ogni ansia, ogni angoscia nel nostro rapporto con il tempo. Impariamo ad avere con esso un rapporto sereno, quasi affettivo, abbracciandolo. È necessario bandire la frenesia, il caos, la concitazione, o almeno, se per cause di forza maggiore non possiamo eliminarle definitivamente, ritagliamoci quotidianamente spazi personali, in cui raccoglierci, in cui adornare il tempo con le nostre attività preferite e ritrovare l’equilibrio psicofisico.

Il percorso oggi si conclude, dunque, con una rinnovata consapevolezza del valore del tempo, che nessuno può permettersi di sottrarci. Il tutto si può tradurre come un invito ad allontanare da noi le persone, le situazioni, le attività negative che ci opprimono; il tempo della vita che abbiamo a disposizione non è infinito, dobbiamo, quindi, imparare a utilizzarlo dedicandolo solo a chi ci vuole davvero bene, alle cose che ci fanno bene, e in primis a noi stessi, senza regalarlo a chiunque. E, principalmente, dobbiamo imparare a scegliere, eliminare ciò che ci fa stare male e capire ciò a cui teniamo veramente e che ci rende felici. Non avremo più paura di perdere il tempo quando saremo soddisfatti delle nostre scelte: solo allora ci accorgeremo veramente di abbracciarlo e di avere fatto il più bel regalo a noi stessi, ben impiegandolo.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. paolo dice

    Grazie.
    paolo bruno

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