«In un buco nel terreno viveva uno Hobbit…»: il genio e il mito di Tolkien

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«In un buco nel terreno viveva uno Hobbit…»: il genio e il mito di Tolkien

John Ronald Reuel TolkienIl 3 gennaio 1892 nasceva a Bloemfontein, una cittadina dello Stuato Libero dell’Orange (oggi Sudafrica), John Ronald Reuel Tolkien, un nome importante per uno dei più importanti scrittori e studiosi del XX secolo.

Nato da genitori inglesi trasferirtisi in Sudafrica, Tolkien fa presto ritorno in Inghilterra a Sarehole, un sobborgo di Birmingham, con la madre e il fratello, mentre il padre malato non li segue e muore nel 1896, un solo anno dopo il trasferimento della famiglia. Sono questi gli anni di un importante evento nella vita di questo mito, ovvero la conversione, voluta dalla madre, al cattolicesimo dall’anglicanesimo. La religione, e soprattutto il cattolicesimo diventeranno un aspetto fondamentale tanto per sua vita quanto per la sua opera.

Nel 1904, ancora bambino, Tolkien subisce un altro lutto: la madre sfiancata dal lavoro per mantenere e i figli e dalle difficoltà economiche muore, non senza però aver rivestito un ruolo fondamentale nella vita del figlio, che verrà ricordato più volte dall’autore stesso nelle sue lettere, e non senza aver trasmesso al futuro scrittore la passione per le lingue e le leggende antiche, passioni queste che sono alla base dell’immenso lavoro di Tolkien, grazie al quale possiamo viaggiare per la Terra di Mezzo e che ci ha regalato linguaggi, inventati, ma dotati di una loro precisa identità, come l’elfico (nelle sue numerose varietà) e la terribile lingua di Mordor.
Alla morte dell’unico genitore in vita, i piccoli fratelli Tolkien sono affidati alle cure di padre Francis Xavier Morgan, che si fa carico anche della loro istruzione. Proprio quando inizia la sua carriera scolastica, il giovane John dimostra non solo di essere appassionato di lingue antiche, ma anche di possedere notevoli capacità linguistiche, eccelle infatti tanto in greco e latino quanto in gotico e antico finnico.

Da quando, a diciotto anni, ottiene una borsa di studio per l’Exeter College, la sua carriera accademica continua in un percorso che lo porterà a ottenere numerose cattedre, tra cui quella di Lingua Inglese e Letterature Medievali che manterrà fino al 1959, anno del suo ritiro.
A diciotto anni incontra quella che poi diventerà la sua compagnia di vita Edith Bratt, ma gli sarà consentito di vederla e di scriverle solo dopo i ventuno anni. Il loro matrimonio durerà per tutta la vita di Tolkien e gli regalerà tre figli, ed è anche per loro che si impegna a creare mondi e avventure fantastiche.

El_Señor_de_los_Anillos_lectura (1)Gli anni del college sono però fondamentali nella vita di Tolkien perché sono quelli in cui inizia tanto la creazione di un linguaggio inventato, ispirato dal dall’inglese antico a cui si era molto appassionato in quegli anni (traduce anche numerosi documenti e opere che sono usati ancora oggi), quanto la genesi di un mondo fantastico e mitico, dotato di leggende, miti e di una sua storia.

Non possiamo non citare la sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale che lo vede impegnato in trincea e in cui perderanno la vita tre dei suoi più cari amici, fatti che lasceranno ricordi potenti nella coscienza di Tolkien e nella sua collaborazione alla stesura dell’English Dictionary.

Dopo il suo ritiro a vita privata avvenuto nel 1969 si trasferisce nella cittadina costiera di Bournemouth dove muore all’età di ottantuno anni il 2 settembre 1973.

Nonostante Tolkien sia stato scrittore attivissimo fino alla morte, gli anni cruciali per la creazione della Terra di Mezzo sono gli anni Venti e Trenta, ovvero gli anni in cui inizia a costruire un mondo in cui ambientare le storie per i suoi figli e in cui inizia a creare le leggende e la storia di quel mondo.

Sono questi i due filoni della sua prima produzione, che rimarranno sganciati l’uno dall’altro fino a che alla fine degli anni Venti scrive sul retro di un foglio su cui stava lavorando «In un buco nel terreno viveva uno Hobbit»: rimane talmente affascinato da questa parola che decide di creare una storia che raccontasse cosa sono e come vivono questi Hobbit.

Nel 1937 pubblica Lo Hobbit, originariamente dedicato ai più piccoli, riesce però affascinare anche i più grandi e ottiene un successo tale che l’editore chiede a Tolkien di proseguire la storia, e così lo scrittore riprende in mano tutto quello che aveva sulla Terra di Mezzo e dopo quasi vent’anni vede la luce la sua opera più celebre e amata, Il signore degli anelli. Pensato come opera unica è pubblicato però in tre volumi La compagnia dell’anello (1954), Le due torri (1955) e Il ritorno del re (1955).
Negli anni seguenti Tolkien continua a pubblicare opere che vanno a completare l’apparato mitico e leggendario del mondo che ha creato, oltre ad alcune storie parallele pubblica anche una raccolta di liriche, in collaborazione con Donald Swann, che mettono in musica le canzoni dei suoi personaggi.
Alla sua morte, il figlio Christopher termina e pubblica alcune delle opere lasciate incompiute dal padre, tra cui il Silmarillion, a cui Tolkien lavorava dal 1917, l’epistolario con il titolo La realtà in trasparenza (1990) e vi abbiamo parlato della pubblicazione avvenuta quest’estate di un racconto inedito The Story of Kullervo per citare solo alcune opere.

Owen-Barfield.-Quel-mondo-Fantasy-inventato-bevendo-birra-al-pub_h_partbL’importanza di Tolkien per il fantasy moderno, oltre al fatto di aver utilizzato nei suoi racconti una sintassi ineccepibile e aver tentato, non senza riuscire, di far rivivere la severità e la semplicità dell’inglese medievale, è quella di aver capito l’importanza dei toni evocativi, di cui i maestro: i personaggi di cui ci parla sono inseriti in una storia ben precisa che ha avuto un prima e avrà un dopo, ciò che noi leggiamo è solo una parte della loro grandiosa esistenza.
Nel corso degli anni si sono sviluppati moltissimi studi e ricerche per tentare di interpretare in chiave filosofica, politica o religiosa le opere di Tolkien, ma tutt’ora non si hanno dei risultati sicuri.

Ma mi rammarico perché colui che ha creato non solo con la Terra di Mezzo, ma in tutta la sua opera sia qualcosa di incredibile e per il momento irripetibile, in Italia non sia un autore che viene approfondito e studiato, ma rimane visto ancora come letteratura di intrattenimento, e la cosa peggiore è che anche tutti i numerosi studi che sono condotti all’estero non ci arrivano se non in minima parte.

Credo che il miglior modo per rendere omaggio a questo mostro di bravura sia di immergersi nel suo mondo e lasciarsi trasportare da Frodo, da Bilbo o da Saruman, se preferite, verso est, verso Mordor o verso la Montagna Solitaria e sentire la magia di questo mondo che grazie al genio di Tolkien in qualche modo è reale.

Marta Mischiatti per MIfacciodiCultura

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