Back toDay. 1° settembre

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1 settembre #3Perché se io fossi Bruto e Bruto Antonio, qui ora ci sarebbe un Antonio che squasserebbe!”: in una delle scene più comiche de “Il mattatore” (1959, Dino Risi), Vittorio Gassman (1922-2000) – che oggi avrebbe compiuto novantaquattro anni – si produce in un recital fracassone dell’orazione shakespeariana pronunciata da Marco Antonio in morte di Giulio Cesare. Tra accelerazioni incontrollabili e funambolismi dicitori, la voce dell’esplosivo Gassman seduce pure i suoi compagni di prigionia (nel film incarna un truffatore in galera), tanto che un detenuto, emotivamente coinvolto, afferma turbato: “Certo che ‘sto B(b)ruto è un gran fijo de ‘na mignotta…”.

Gassman condivide il compleanno con Carmelo Bene (1937-2002), di cui non mi fido a dir nulla, tanta è la soggezione che costui incute, con le sue distinzioni, le sue etimologie, i suoi “non” (come è noto, non era mai nato, né era mai presente senza ricordare di essere anche assente). Ma anche la sua voce, come quella di Gassman, affascina (nei limiti della nostra incomprensione): Bene era la “macchina attoriale”, era la propria voce, il proprio amplificatore, la cabina dove la voce veniva manipolata e chissà che altro ancora.

 

Innanzi a Bene arretro intimidito:

Guai a me se mai affermassi “Io ho capito”

 

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

 

 

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