Tra realtà ed immaginazione: il potere della Letteratura

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Tra realtà ed immaginazione: il potere della Letteratura

Il Novel è una rappresentazione della vita e dei costumi reali, al tempo in cui è stato scritto. Il Romance descrive, con un linguaggio alto e raffinato, ciò che non mai accaduto né è probabile che accada.

penna_calamaio_libroCosì Clara Reeve, scrittrice inglese del Settecento, applica una prima netta spartizione a quel processo evolutivo che vede coinvolti due modi diversi di narrazione: quello radicato del modo romanzesco, in contrapposizione a quello mimetico-realistico, che subentrerà in modo esplosivo nella seconda metà del Seicento.

Capostipite di questa nuova tradizione è il Don Chisciotte di Cervantes, pubblicato nel 1605, che ci narra le vicende di un uomo mediocre il quale, impazzito a causa delle innumerevoli letture di libri cavallereschi, inizierà a credersi lui stesso un cavaliere errante, seguendo i modelli di quegli eroi che incontrava sfogliando le pagine dei suoi libri.
Ci troviamo di fronte per la prima volta ad un personaggio che, per la sua pazzia, non riconosce il mondo e si sfida con esso. Sarà proprio tramite questo scontro che l’eroe donerà un significato nuovo alla realtà e alla sua esistenza.

Con il novel (termine inglese per designare il romanzo moderno) cambiano gli elementi portanti della struttura narrativa: una maggiore attenzione verso la società contemporanea da parte degli scrittori, un registro linguistico referenziale, personaggi mediocri ed appartenenti alle classi più basse, un forte desiderio di rendere la storia verosimile, sono solo alcuni delle costanti che si ripercuoteranno nel romanzo che prenderà piede nella seconda metà del Seicento.

foto 1Gli immaginari tipici del romance quali i giardini incantati, i castelli misteriosi, i corsi d’acqua delle foreste quasi idilliache, scompaiono e fanno spazio alle periferie della società borghese. I personaggi non saranno più stilizzati e schematizzati nei due poli opposti di bene e male, ma acquisteranno maggiore consistenza e profondità psicologica che li caricherà di maggior soggettivismo. Non è un caso, infatti, se i titoli delle maggiori opere del momento portano con sé il nome del protagonista. Basta ricordare grandi capolavori come il Robinson Crusoe e Moll Flanders di Defoe, Madame Bovary di Flaubert, lo stesso Don Chisciotte di Cervantes.

Il novel non deve essere inteso però come un’ evoluzione e distinzione netta rispetto al romance, quanto piuttosto la sovrapposizione di un linguaggio supplementare, necessario per descrivere l’alterità di una società che non si riconosce nel proprio passato.

L’immaginario romanzesco, la spinta alla fantasticheria, le profonde pulsioni del cuore umano, l’ingenua speranza dei personaggi che caratterizzavano il romance, non vengono scartati ma sopravvivono e si riadattano in forme nuove nel novel, conferendogli così un alone di romance e privandolo dell’ altrimenti eccessiva carica realistica.
Sono questi elementi che, piegando la realtà all’immaginazione, ci permettono di scivolare dolcemente sul tappeto della fantasia, trascinandoci in un’ altra dimensione, di evasione, che dà adito a tutti i nostri sogni più segreti e che ci permette di vivere più vite in una sola.

calvino e borges
Italo Calvino e Jorge Luis Borges

Ed è così che, sfogliando le pagine di un libro, potremmo ritrovarci a bordo dell’Hispaniola, cavalcando le onde verso l’Isola del tesoro, a lato del Don Chisciotte mentre prendiamo la rincorsa per sconfiggere i mulini a vento, insieme a Gregor Samsa mentre una mela gli viene scagliata contro dal padre, sulle fronde degli alberi insieme a Cosimo di Rondò mentre suo fratello Biagio ci osserva dalla finestra, oppure ad ascoltare, seduti insieme al Werther, la dolce musica suonata da Lotte, circondata dai suoi fratellini.

Che sia realistica, fantastica, impegnata o di consumo le letteratura come afferma Calvino, può insegnare poche cose ma insostituibili:

Il modo di guardare il prossimo e se stessi, il porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, il modo di pensarci o di non pensarci; la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo, e tante altre cose necessarie e difficili.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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