Il Giornalismo secondo Giorgio Bocca

0 1.248

Il Giornalismo secondo Giorgio Bocca

Storia dell'Italia partigiana, Giorgio Bocca (1)Giorgio Bocca è stato uno dei grandi nomi del giornalismo italiano del Novecento; il giornalismo vero, con la “g” maiuscola, che oggi sembra essere merce tanto rara quanto necessaria.

Nato a Cuneo il 28 agosto 1920, Giorgio Bocca si scontra inevitabilmente con la guerra. Nel ’43, dopo l’armistizio dell’8 settembre e con il Paese allo sbando, Bocca è uno dei tanti giovani italiani che prende la via delle montagne, per organizzare la Resistenza partigiana. È al comando di una divisione della formazione partigiana Giustizia e Libertà e lui stesso vent’anni dopo racconterà questa esperienza, scrivendo Storia dell’Italia partigiana (1966).

Storie che devono essere ricordate e che Giorgio Bocca non smetterà mai di raccontare, tanto che alcuni hanno diviso la sua vita in due parti nette : da un lato la Resistenza partigiana, dall’altro il mondo del giornalismo. Un mondo in cui Bocca si butta a capofitto fin dall’immediato dopoguerra.

Gli era stato offerto un posto da vicequestore o da sindaco, ma rifiutò, chiedendo piuttosto un posto da giornalista. Come lui stesso dichiarò, per “tenere in piedi la baracca” c’era di meglio che buttarsi in politica: c’era da raccontare un Paese, lacerato e ferito, da ricostruire fisicamente e ancor più moralmente.

Questa è la seconda vita di Giorgio Bocca, che da Giustizia e Libertà passa poi alla Gazzetta del popolo di Torino. È quindi la volta de L’Europeo di Rizzoli a cui arriva nel 1954, mentre negli anni ’60 lavora al Giorno di Milano affermandosi come inviato all’estero e facendo conoscere il suo nome per inchieste che raccontano l’Italia del boom economico, con sguardo acuto e indagatore.

Gli anni del terrorismo, Giorgio Bocca (1)Anno chiave è il 1976, quando viene fondato il quotidiano La Repubblica. Oltre a Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L’Espresso a Roma, tra i nomi dei fondatori ritroviamo anche quello di Giorgio Bocca, che da allora collaborò sempre assiduamente con l’importante quotidiano romano. La firma di Bocca arriva anche su L’Espresso, dove fino a poco prima della sua morte tiene la rubrica L’antitaliano.

Bocca racconta gli anni di piombo del terrorismo, periodo in cui fare giornalismo era rischioso e difficile. Racconta delle Brigate Rosse, va lui stesso a parlare con i terroristi. Nell’agosto 1982 realizza una memorabile intervista al generale Dalla Chiesa, nominato prefetto dell’antimafia a Palermo e assassinato solo un mese dopo.

Testimone instancabile, Bocca percorre passo per passo gli anni Ottanta e Novanta. Il cambiamento del Paese, la nuova ondata di industrializzazione del Nord, il sindacalismo, l’ascesa di Bettino Craxi ai vertici del Psi, la globalizzazione, il successo di Silvio Berlusconi e l’affermarsi della nuova TV commerciale, la Lega di Umberto Bossi, le stragi di mafia del 1992.

Oltre sessant’anni di storia raccontati dalla penna di Giorgio Bocca, che gli valsero il Premio Ilaria Alpi alla carriera nel 2008, dopo aver vinto già tre volte il Premio Saint-Vincent per il giornalismo (1953, 1976 e 1983).

Giorgio Bocca si è spento a Milano il 25 dicembre 2011.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.