Back toDay. 27 agosto

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Questa data ha una minacciosa predisposizione per le morti sonnolente…

Un decesso “morbido” accomuna per esempio Cesare Pavese e Brian Epstein, il manager dei Beatles, morti rispettivamente nel 1950 e nel 1967. Il primo era preda della depressione e il suo umore continuava a toccare abissi inauditi, e in più la sua storia d’amore con una popolare attrice Constance Dowling era terminata malamente; scelse il sonnifero per mettere una soffice pietra sul suo disagio esistenziale. Il secondo non intendeva uccidersi, ma affogò il Carbatrol, un anticonvulsivante, in un bel po’ di alcool; anche lui aveva problemi consistenti – il parziale allontanamento dai Fab Four, l’ossessivo tentativo di non rendere nota la propria omosessualità (pare che fosse anche innamorato di John Lennon, che lo trattava malissimo) – che reclamavano uno stacco totale.

Con una morte del genere aveva flirtato anche il chitarrista Steve Ray Vaughan (1956-1990), che invece morì in un incidente di elicottero il 27 agosto di venticinque anni fa. La sua propensione per alcool, eroina, cocaina, marijuana e anfetamine danneggiarono la sua carriera di virtuoso chitarrista blues, con qualche escursione non troppo fortunata nel pop (vedi “Let’s Dance” di David Bowie, cui Vaughan procurò vari problemi, causa dipendenze varie e il fallimento di un tentato arrembaggio economico da parte del suo manager, che richiese all’ultimo minuto un cachet esagerato per il suo cliente e finì per farlo licenziare). A dispetto dei suoi precedenti, la vita di Vaughan non terminò in modo morbido.

 

Da un guanciale all’altro / si passa quietamente

dal letto temporaneo / al letto permanente.

 

Andrea Meroni per 9ArtCorsoComo9

 

 

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