La Scapigliata – Escher. Un olandese a Milano

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La Scapigliata – Escher. Un olandese a Milano

Effetto Dostre

«Il mio lavoro è un gioco, un gioco molto serio» recita la citazione escheriana all’ingresso della mostra, ed effettivamente non c’è un termine migliore per descrivere la sua produzione grafica e la sensazione che essa genera nello spettatore. Per un’oretta abbondante ci si lascia divertire, si gioca, grazie alla collezione di Federico Giudiceandrea, ingegnere e industriale.

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Tutti sembrano conoscere Escher, “quello delle mani”, oggi: è molto pop, che significa avere il giusto appeal, e infatti la musica, il cinema e infine la pubblicità ne han, e ne fanno, largo uso. È piaciuto agli hippy e ai matematici – ricambiando solo i secondi – ma chi è Escher?

Maurits Cornelis Escher nasce nel 1898 a Leeuwarden, frequenta i corsi del designer art nouveau Samuel Jessurun de Mesquita (1868-1944) ad Harleem e intraprende un Grand Tour italiano, fuori tempo massimo, con Giuseppe Haas Triverio (1889-1963). Pur sembrando aliena, la sua produzione è figlia dell’arte del suo tempo: la tassellatura liberty e la scomposizione cubista, per esempio. Non solo, Escher guarda alla Gestalttheorie che afferma: il tutto è più della somma delle parti. Ha anche una bizzarria che lo riconnette ai popoli antichi: l’horror vacui. Non esistono spazi vuoti nelle sua opere, come non esistevano nei panini al formaggio che si preparava da ragazzo. Al mondo antico lo connette anche la tecnica grafica che decide di adottare per molte stampe: la xilografia, difficilissima perché da pensare al rovescio in fase progettuale.

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La fase italiana durerà fino al 1935 quando a causa della pervasività dell’ideologia fascista nella vita quotidiana deciderà di partire, senza mai farvi ritorno. Le opere più famose appartengo proprio al periodo successivo: il ritorno definitivo nei Paesi Bassi, 1937, dove resterà sino alla morte.

Nell’opera di Escher confluiscono le decorazione moresche, gli studi scientifici – in Profondità si trova la disposizione degli atomi delle molecole del ferro, il paesaggio italiano e la cristallografia. E tutto questo è tenuto insieme dallo stupore, dalla voglia di stupirsi e di stupire, dalla genuina meraviglia.

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Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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