L’universo femminile di Gustav Klimt approda nella Grande Mela

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L’universo femminile di Gustav Klimt approda nella Grande Mela

Ritratto di Mäda Primavesi 1912
Ritratto di Mäda Primavesi 1912

Si intitola Klimt and the Women of Vienna’s Golden Age, 1900-1918 la straordinaria mostra che si terrà alla Neue Galerie di New York a partire dal 22 settembre 2016 sino al 16 gennaio 2017. Un emozionante viaggio fra i 12 ritratti più accattivanti realizzati dall’artista viennese di fama mondiale Gustav Klimt, ritratti che, durante i primi anni del Novecento, hanno scomposto e allo stesso tempo creato una nuova identità femminile moderna. L’esposizione a cura di Tobias G. Natter proporrà anche i ritratti di Adele Bloch Bauer e di Szerena Lederer, la donna che a quei tempi raccolse la più importante collezione di dipinti dell’artista.

Gustav Klimt, figlio di un orafo, nato a Vienna nel 1862, sentì fin dai suoi primi anni di formazione all’interno della Scuola d’Arte e Mestieri della capitale austriaca, l’intenso desiderio di approfondire le diverse tecniche tradizionali dell’arte classica, come l’affresco o il mosaico e allo stesso tempo di venire in contatto con le tecniche più innovative dell’epoca, amalgamandole e personalizzandole. La sua carriera artistica si avviò ufficialmente con la decorazione dell’aula magna dell’Università di Vienna tra il 1900 e il 1903: l’opera provocò aspre critiche da parte delle autorità viennesi, le quali si opposero duramente al contenuto “erotico” e all’innovativa impostazione compositiva dei dipinti. Nonostante le diverse critiche, l’artista non si lasciò mai intimidire e nel 1897 fondò il movimento della Secessione viennese, un’associazione di 19 artisti tra pittori e architetti che si distaccarono dall’arte classicheggiante tipica delle Accademie.

gustav-klimt.jpg!Portrait (1)Klimt, utilizzando le innovazioni decorative dell’Art Nouveau, movimento legato alle arti applicate, di cui divenne il più grande rappresentante nell’ambito pittorico, sviluppò uno stile ricco e complesso, ispirandosi alla composizione mosaica bizantina studiata durante il periodo a Ravenna. Sul piano più teorico l’opera klimtiana venne identificata con l’arte simbolista, venata da una forte connotazione erotica. L’oro musivo, tipico del suo periodo aureo, eco dei lavori del padre in oreficeria, gli suggerì un nuovo modo di rappresentare la realtà e modulare le parti piatte e plastiche con passaggi tonali, dall’opaco al brillante. Fu il connubio tra Art Nouveau e la ricchezza dei mosaici ravennati che condussero alla nascita di capolavori celebri quali  Giuditta I (1901), il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) ed Il bacio (1907-08).
Soggetti d’indagine delle sue opere erano le creature femminili, a cui l’artista guardava con immenso amore e attrazione: un mondo, quello femminile che lo avvolgeva completamente influenzandolo persino sulle sue scelte di vita personali. Le sue raffigurazioni traevano l’eleganza, la bellezza e la forza delle donne austriache invase da un sottile velo di malinconia e di solitudine.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer II, 1912
Ritratto di Adele Bloch-Bauer II, 1912

Come già detto le opere di Klimt rappresentarono una novità per il suo periodo, infatti i suoi contemporanei prediligevano la donna giunonica, morbida, di grandi forme, si celebrava la sua sensualità opulenta, con seni pesanti, fianchi larghi, ventre rotondo, cosce massicce. Tutto il contrario delle fanciulle esili dell’artista viennese: le modelle ritratte (con cui spesso aveva una relazione) erano caratterizzate lunghe chiome, grosse ciglia, occhi bistrati, labbra fini, seni piccoli e fianchi sottili. In queste opere viene celebrata la sensualità erotica della figura femminile, come inizio e fine di ogni cosa.

Il “periodo aureo” si concluse nel 1909 con l’esecuzione di Giuditta II, seconda raffigurazione dell’eroina ebrea che liberò la propria città dalla dominazione assira. L’opera darà avvio al cosiddetto “periodo maturo” caratterizzato dalle influenze di artisti del calibro di  Van Gogh, Matisse, Toulouse-Lautrec, i quali lo condussero ad una crisi esistenziale e dall’abbandono dell’oro e delle linee eleganti dell’art Nouveau. Fondamentale fu la contaminazione non solo dell’Impressionismo francese, ma anche dell’Espressionismo, (che sempre nel contesto viennese trovò i suoi più grandi esponenti in Egon Schiele e Oskar Kokoschka, allievi dello stesso Klimt) movimenti che lo condussero all’uso di una più ampia scala cromatica, minimizzando l’uso del dorato, tentando di volgersi verso un’arte nuova. Nonostante questa sua spinta verso l’innovazione gli fu sempre cara la tematica femminile, sempre presente in tutta la sua opera. La carriera dell’artista terminò con la sua morte avvenuta il 6 febbraio del 1918.

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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