Sincerità e blasfemia lungo il Fiume del Cucchiaio: poetica di Edgar Lee Masters

masters+portraitÈ in Voglia di Tenerezza che il protagonista è uso regalare sempre la celeberrima raccolta poetica Foglie d’erba di Walt Whitman alle ragazze che intende sedurre (un escamotage molto elegante per sminuire in un colpo solo la figura di uomo, di intellettuale e di seduttore del personaggio?). In realtà, non ne sono sicuro e non vado a controllare, perché è molto verosimile e mi basta a dire che da giovane tendevo a confondere Whitman con Edgar Lee Masters (Garnett, 23 agosto 1868 – Melrose, 5 marzo 1950), o almeno prima che leggessi entrambi gli autori. Questo accadeva in un’epoca in cui i miei coetanei potevano confondere Jo Squillo con Sabrina Salerno, e questo la dice lunga sul grado di nerditudine che afflisse la mia adolescenza: inutile dire che tra Whitman e Masters la mia preferenza andava senza fallo a quest’ultimo, per una pletora di motivi.

Edgar Lee Masters è un autore comodo di cui parlare: l’Antologia di Spoon River (1915) è un tale capolavoro da essere stata letta veramente dal grande pubblico, anche perché di (apparentemente) facile accesso. La comodità poi si estrinseca anche nel fatto che pure essendo stato un autore prolifico, di Masters si conosce pressoché (ok, soltanto e basta, a meno di essere specialisti) soltanto l’Antologia del Fiume del Cucchiaio, e quindi non siamo né tenuti né titolati a parlare del resto della sua produzione (23 raccolte di poesie, 6 opere teatrali, 5 biografie e tutta una miscellanea corposa).

downloadC’è poi il fattore-simpatia: il buon Edgar Lee aveva una fisiognomica da Bob Cratchit unita ad un sex appeal da giovane notaio, che mal si concilia, in un’ottica assolutamente politically “scorrect”, col fascino che dovrebbe circondare un giovane poeta. In realtà, Masters iniziò la propria carriera proprio nel mondo della giurisprudenza, come avvocato. Poi l’Antologia di Spoon River ebbe un enorme successo, ma non così il seguito, che venne accolto piuttosto freddamente: e fu non a seguito della versione 1.0 ma dell’insuccesso della 2.0 che Edgar Lee lasciò l’avvocatura per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura con una illogica ferrea. Master poi morì in stato di profonda miseria e tutto quanto sopra sommato ce lo rende oltremodo simpatico.

Ma biografia a parte, l’Edgar Lee Masters di Spoon River colpisce per le sue capacità poetiche, di lui si innamorò perdutamente Fernanda Pivano e se ne occupò Cesare Pavese: la Pivano parla della scarna semplicità dei versi in un momento in cui la poesia era dominata da un’epicità estrema (è del resto noto l’amore della Pivano per la Beat Generation, che quanto a secchezza del verso non si faceva mancare nulla). Ma soprattutto è lo spirito che aleggia nei componimenti di Masters a risultare fondamentale, versi intrisi di idee libertarie espresse in modo diretto ed esplicito. Questo spirito rese il libro, giunto in Italia durante il ventennio fascista, osteggiatissimo dal regime: la Pivano finì in carcere a seguito della pubblicazione per Einaudi nel 1943, peraltro senza rimpianto alcuno.

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Fernanda Pivano e Fabrizio De André

Per Edgar Lee Masters, tra l’altro, doveva essere destino quello di suscitare polemiche e sentimenti forti: ricordiamo che la struttura dell’opera si basa su personaggi realmente esistiti nei paesini dell’Illinois dove il poeta visse, personaggi dei quali Masters mette in mostra virtù ma soprattutto vizi: Peyton Place ante litteram, Spoon River suscitò pertanto le ire dei concittadini del poeta, che troncarono definitivamente con lui ogni rapporto, e per fortuna che privacy e politically correct erano concetti allora sconosciuti, così come le cause derivanti da essi.

Masters, ovviamente, ha influenzato profondamente l’immaginario almeno intellettuale, sia made in USA che in Italia: citato da Guccini in una canzone, l’occhialuto poeta ispirò l’intero album Non al denaro, non all’amore né al cielo di Fabrizio De André (potremmo riconoscere un’ascendenza mastersiana anche al dimenticabile Nomi e cognomi di Baccini, ma ci secca un po’ accostare Il suonatore Jones a Margherita Baldacci). La differenza fondamentale è che, come noto, Masters attribuisce come titolo ai componimenti i nomi delle persone ritratte, mentre de André rimane sulle definizioni generiche. La comunanza di stile e materia è comunque pressoché assoluta:

WENDELL P. BLOOYD (Un blasfemo)

Prima mi incastrarono con l’accusa di condotta immorale,
non c’era alcuno statuto sulla blasfemia.
Poi mi rinchiusero come pazzo
dove fui picchiato a morte da una guardia cattolica.
La mia offesa era questa:
dicevo che Dio mentì ad Adamo, e lo destinò
a trascorrere una vita da stolto,
ignorando che al mondo c’è il male così come c’è il bene
E quando Adamo mise nel sacco Dio mangiando la mela
E vide oltre la menzogna,
Dio lo cacciò fuori dall’Eden per impedirgli di cogliere
il frutto della vita immortale.
Cristo Santo, voi gente di buon senso,
ecco quello che Dio stesso dice nel libro della Genesi:
“E il Signore Iddio disse: ecco che l’uomo
è diventato uno di noi” (un po’ d’invidia, vedete)
“a conoscere il bene e il male” (la bugia che-tutto-è-bene smascherata)
“E allora, perché non allungasse oltre la mano a prendere
e mangiare anche dall’albero della vita, e non vivesse in eterno:
per questo il Signore Iddio lo scacciò dal giardino dell’Eden”.
(La ragione per cui, credo, Dio crucifisse Suo Figlio
per tirarsi fuori da quel brutto pasticcio, è che è proprio da par Suo)

Traduzione di Fernanda Pivano

Come per de André, a noi basta questa per giustificare il fatto che Masters sia oggi ritenuto uno dei più grandi poeti statunitensi di tutti i tempi. Ed a rendercelo imprescindibile.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on agosto 23rd, 2016 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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