L’Ignazio Silone che fu dimenticato dal suo Paese

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L’Ignazio Silone che fu dimenticato dal suo Paese

1302020406-2352-silone_bigNel Novecento la storia ha conosciuto uomini che hanno avuto la forza di cambiare le cose, anche a rischio della propria vita. Questi sovversivi sapevano di andare incontro all’esilio, al carcere, o peggio ancora, alla morte, ma il sentimento di unione e il desiderio di libertà è stato più forte delle minacce. Fra i nomi di coloro che un tempo combatterono per i propri ideali, risuona il nome di Ignazio Silone, nato a Pescina il 1° maggio del 1900 e morto a Ginevra il 22 agosto nel 1978, conosciuto soprattutto all’estero come scrittore, drammaturgo e politico italiano, che per il tenore della sua vita sembra l’esempio calzante per rappresentare la realtà di quei fatti.

Silone fu uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, insieme al compagno Gramsci. Inutile raccontare quanto questa scelta abbia nociuto alla sua esistenza. Arresti, esilio e continui viaggi in giro per l’Europa nel tentativo di trovare appoggi per liberare l’Italia dall’oppressione sempre più incalzante della dittatura fascista, ma sempre fedele ai suoi ideali, fino al punto di essere scomunicato dal suo stesso partito, per incomprensioni e divergenze politiche.

Tuttavia il suo intento divulgativo e partecipativo nei confronti della società non terminò qui. Quando un uomo è spinto dalla passione, non può che seguire la propria vocazione e trovare un altro canale di comunicazione: è a questo punto che prende piede la carriera letteraria di Silone, che è per lui un motivo di sfogo e rassicurazione, essendo in esilio e privo di qualsiasi appoggio politico e familiare.

Pci1945Tra il 1929 e il 1930 realizza il suo capolavoro conosciuto e apprezzato soprattutto all’estero, ovvero Fontamara, racconto ambientato in un paesino dell’Abruzzo dove i “cafoni”, umili contadini, si ribellano ai potenti, durante il fascismo. In questo paesino, chiuso in se stesso, arretrato e ignorante, vengono presentate le vicende della famiglia protagonista attraverso un lungo flashback. Qui, fra oppressi e oppressori, la legge che vige è quella del più forte ed ovviamente non esistono né la giustizia né l’uguaglianza.
L’immaginazione di Silone produce un contesto, dei personaggi, una storia, ma ancora una volta la vena politica si fa sentire: la denuncia delle ingiustizie che attanagliano l’Italia è forte. Berardo Viola, il protagonista maschile del libro, è colui che incarna questo sentimento di rivalsa, combattendo per la difesa dei cafoni, schiavizzati dal podestà. La necessità di cambiamento e di azione pervade il testo e si palesa attraverso gli sforzi del protagonista, unico fra molti a cercare di ribellarsi al potere ingiusti. Che Berardo, nella sua solitudine, sia l’alter-ego di Silone è chiaro, come è altrettanto chiaro quanto quest’uomo, che pure ha contribuito positivamente alla storia del nostro paese, sia da ricordare fra quel mucchio di uomini dimenticati e tagliati fuori dal novero di quanti hanno reso questa Italia un posto migliore rispetto a ieri.

Se la memoria non può fare più nulla di concreto per la sua esistenza, potrà almeno risanare la sua immagine ed essere di monito ed esempio a questa generazione, molto spesso accusata di negligenza e disinteresse nei confronti del proprio paese.

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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