L’arte di Édouard Manet alla Kunsthalle di Amburgo

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L’arte di Édouard Manet alla Kunsthalle di Amburgo

Hamburger Kunsthalle (1)Il 27 maggio alla Kunsthalle di Amburgo è stata aperta al pubblico la mostra: Manet – sehen. Der Blick der Moderne. L’esposizione presenta diversi capolavori di Édouard Manet (1832-1883), uno dei più importanti pionieri della pittura moderna, che ha rivoluzionato l’arte del Diciannovesimo secolo.

La mostra presenta al pubblico il lavoro dell’artista sotto una nuova prospettiva. Tra tutti i pittori dell’Ottocento francese, Manet è quello che più ha creato una cesura con l’arte precedente: dopo di lui la pittura non è stata più la stessa e la sua importanza va ben al di là del suo contributo alla nascita dell’Impressionismo. Egli infatti rappresenta un realismo diverso da quello degli impressionisti, che colgono la realtà in movimento.

Manet nei suoi lavori ha rappresento gli eroi del suo tempo, i borghesi e le prostitute, ed ha inoltre realizzato diversi dipinti che raffigurano interni di bistrò, luoghi simbolo della vita sociale dell’800 a Parigi. I soggetti che spesso troviamo nella sua pittura sono persone comuni che bevono, ascoltano musica, si corteggiano, leggono, aspettano… Molti dei suoi quadri inoltre sono basati su rapidi studi dal vivo. Si racconta infatti che spesso l’artista si recava alla Brasserie Reichshoffen, sul Boulevard de Rochechouart, oppure al ristorante lungo la Avenue de Clichy, Pere Lathuille, dove si poteva pranzare all’aperto e dove immortalava i soggetti da lui scelti. Un altro soggetto che Manet amava dipingere era quello dei balli in maschera, delle corse campestri, oppure delle strade o delle stazioni di Parigi.

Manet è considerato un pittore poco incline alle posizioni avanguardistiche. Egli voleva giungere al rinnovamento della pittura operando all’interno delle istituzioni accademiche. E, per questo motivo, egli, pur essendo il primo dei pittori moderni, non espose mai con gli altri pittori impressionisti. Rimase sempre in disparte anche quando i suoi quadri non furono più accettati dalla giuria del Salon. Inizialmente infatti, le sue opere non ebbero problemi ad essere accettate, la rottura con la critica avvenne solo dopo il 1863, quando Manet propose il quadro La colazione sull’erba. In questo, che viene considerato uno sei suoi massimi capolavori infatti, Manet aveva abbandonato del tutto gli strumenti classici del chiaroscuro e della prospettiva per proporre un quadro realizzato con macchie di colori puri e stesi uniformemente. Tuttavia, bisogna evidenziare come l’occhio del osservatore riesce a cogliere in questo capolavoro una simulazione spaziale precisa se osservato ad una distanza non ravvicinata.

Catalogo + Nena (1)La mostra a cura di Hubertus Gaßner espone alcuni dei capolavori provenienti da musei di tutto il mondo: aperta fino al 4 settembre, dà ai visitatori l’opportunità unica di avere una visione di insieme delle opere di Manet, dagli esordi fino ai suoi ultimi lavori. Un’opportunità che il pubblico tedesco e internazionale non aveva da oltre dieci anni.
Tra i capolavori presenti in mostra ricordiamo: Le balcon (1868/69) gentilmente prestato dal Musée d’Orsay di Parigi, Le déjeuner (1868) capolavoro conservato alla Neuen Pinakothek di Monaco e Le philosophe (1865/67) proveniente dall’Art Institute di Chicago.

Tra tutti i quadri in mostra spicca Nana (1877) scelto anche per la copertina del catalogo. Il quadro proviene dalla collezione della stessa Hamburger Kunstalle. Per scoprirne e analizzare il soggetto dipinto bisogna soffermarsi sul significato principale del titolo: nel XIX secolo questo nome era infatti utilizzato dalle prostitute. Forse proprio per il soggetto che ritraeva, il quadro, non venne accettato al Salon di Parigi, ma venne immediatamente rifiutato poiché privo di morale. Manet probabilmente trovò ispirazione per la realizzazione di questo quadro in un’opera letteraria scritta da Émile Zola, ovvero L’assenzio, dove un personaggio prendeva proprio il nome di Nana.

Per l’occasione è stato redatto un ampio catalogo con saggi di Michael Diers, Dorothee Hansen, Joachim Kaak, Matthias Kruger, Michael Lüthy e Barbara Wittmann e con contributi di autori e curatori della stessa Hamburger Kunsthalle. Ad accompagnare e ad arricchire la mostra sono state organizzate diverse performance che prevedono la presenza di artisti di fama mondiale come i soprani Annika Sophie Ritlewski e Melanie Diener, lo scrittore Hanns-Josef Ortheil e l’attrice Johanna Wokalek.

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Le balcon, 1868-1869

Ad ospitare la mostra, un Museo di grande prestigio, considerato uno dei più importanti di arte moderna e contemporanea in Europa. La collezione dell’Hamburger Kunsthalle è infatti estremamente vasta, spaziando dalla pittura antica all’arte contemporanea. Il suo prestigio è dovuto agli altari tedeschi del XIVº secolo (Meister Bertram, Meister Francke), alla ricca raccolta di pittura olandese del XVIIº secolo, alla pittura tedesca dell’800, all’impressionismo francese, all’espressionismo tedesco e all’arte moderna classica nel suo complesso. Un occhio di riguardo è riservato, naturalmente, alle correnti tedesche del primo ‘900. Vera delizia per il visitatore è la splendida sala con le opere di Caspar David Friedrich. Ma altri gruppi di opere di singoli artisti spiccano per vastità e qualità: quelli di Philip Otto Runge, Wilhelm Leibl, Max Liebermann, Max Slevogt, Edvard Munch, Ernst Ludwig Kirchner, Wilhelm Lehmbruck, Oskar Kokoschka, Paul Klee, Jean Arp (Hans Arp), Otto Dix e Max Beckmann, tra questi anche Édouard Manet.

Una mostra da non perdere che dà al visitatore una visione di insieme sull’interessante e originale percorso artistico di Manet. Lo spettatore potrà scoprire nuovi dettagli e sfumature della poetica dell’artista che ha rivoluzionato la pittura moderna. Di grande bellezza e fascino è anche la prestigiosa sede che ospita la mostra, la Hamburger Kunsthalle, da poco riaperta al pubblico dopo un periodo di ristrutturazione.

Laura Cometa  per MIfacciodiCultura

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