Il furto della Gioconda, la bella italiana per sempre a Parigi

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Il furto della Gioconda, la bella italiana per sempre a Parigi

La GiocondaIl 21 agosto 1911 il sole era ancora tiepido sui tetti di Parigi alle 7.20 del mattino e dalle finestre del Louvre la luce silenziosa entrava dalle finestre, unica testimone del gesto veloce e furtivo di Vincenzo Peruggia. Quest’ultimo altri non era che l’italiano che per patriottismo e vendetta verso la Francia, infilò sotto la giacca la Gioconda e senza tradire alcuna emozione uscì dal museo, chiedendo solo aiuto ad un idraulico che nel giorno di chiusura controllava i locali.

Peruggia lasciò in un angolo la cornice dell’opera e quando il copista Louis Beroud notò per primo l’assenza del celebre quadro di Leonardo, pensò fosse stata rimossa per esser fotografata, come avveniva spesso in quegli anni. Ma qualche ora più tardi, verso le 11, fu chiaro a tutti che la Monna Lisa si trovava nelle mani sbagliate: la notizia si diffuse rapidamente, l’estrema destra di Action Française accusò la lobby ebraica, Honoré Géry Pieret, segretario di Apollinaire, puntò il dito proprio contro il poeta, in quanto in passato aveva regalato alla propria amante piccole statue antiche, secondo la donna rubate appunto al Louvre con la complicità di Picasso.

Si sospettò di chiunque potesse avere interesse per il capolavoro di Leonardo da Vinci, tranne forse di chi la custodiva sotto il tavolo della sua umile cucina fino al dicembre 1912.

images (1)In quei giorni freddi e umidi fiorentini l’antiquario Alfredo Geri ricevette una lettera:

Il quadro è nelle mie mani, appartiene all’Italia perché Leonardo è italiano.

Leonardo

Vincenzo Peruggia propose così l’acquisto della Gioconda per 500.000 lire: l’antiquario accettò di incontrarlo per concludere “l’affare” presso la pensione Tripoli di Firenze – oggi Hotel La Gioconda – e avvisò subito la polizia.
Il caso che aveva coinvolto stampa e polizia europea si concluse con sette mesi e quindi giorni di prigione per il ladro, che rese ancora più grande il mito della fragile opera leonardesca.

La foto segnaletica di Vincenzo Peruggia
La foto segnaletica di Vincenzo Peruggia

Tornato libero, Peruggia partecipò alla Prima Guerra mondiale, quindi rientrò a Dumenza, in provincia di Varese, dove era nato e cresciuto. Sposato, vista la povertà e il disagio, tornò a Parigi con un passaporto finto, omettendo il suo celeberrimo vero nome. Nel 1924 vide la luce la sua unica figlia, Celestina ma nel 1925 Vincenzo Pietro Peruggia morì.

Questa storia, degna della trama di un film, viene ogni anno ricordata per rispolverare il disappunto di molti sulla collocazione del capolavoro. La verità è che fu proprio Leonardo da Vinci a cedere il ritratto di Lisa Gherardini, ovvero Monna Lisa, al re Francesco I di Francia nel 1518 e quindi non strappata all’Italia da Napoleone. L’imperatore di Francia invece requisì nel 1796 Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci esponendolo al Louvre: fu Antonio Canova a riportarlo alla Biblioteca Ambrosiano di Milano, dove oggi è ancora custodito.

Risulta alquanto ridicolo, ogni caldo 21 agosto, riaccendere certe polemiche sulle opere d’arte ingiustamente sottratte al Bel Paese: la Monna Lisa è una bellezza tutta italiana ma di fatto la sua casa è (purtroppo) a Parigi!

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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