Honoré de Balzac: padre francese del realismo

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Honoré de Balzac: padre francese del realismo

Honoré de Balzac, meglio conosciuto come il padre francese del realismo, nacque il 20 maggio 1799 a Tours.

honore-de-balzac-449_600x575f.b95c0 (1)Primogenito di quattro figli, visse in una famiglia borghese, benestante dal punto di vista economico ma problematica da quello affettivo. Il giovane Honoré infatti ebbe un’infanzia solitaria e grigia a causa del perenne disaccordo tra i suoi due genitori.
Balzac studiò prima in un collegio in una città vicina a quella natale, poi la famiglia si trasferì a Parigi e qui il giovane si cimentò negli studi di diritto. Soltanto all’età di 20 anni lo scrittore si rese conto di voler lasciare la facoltà di Giurisprudenza per intraprendere una carriera letteraria. Questi sono gli anni intorno al 1822, quando Honoré inizia parallelamente una relazione con la contessa Laure de Berny. Una storia intensa, la loro, ma destinata a non durare. Innumerevoli furono le storie che Balzac intrattenne con le donne dell’alta aristocrazia, ma soltanto Eva Hanska fu colei che riuscì a rubargli il cuore e che, dopo una relazione epistolare, riuscì a sposarlo nel 1850, a pochi mesi prima della morte dello scrittore.

In seguito a questa fortunata epifania, dunque Honoré de Balzac inizia a cimentarsi nel campo letterario e inizialmente lo fa dalla mansarda di un quartiere parigino, al numero 9 della rue Lesdiguières, scrivendo opere di narrativa popolare firmate con gli pseudonimi di Horace de Saint-Aubin, Lord R’hoone e Viellerglé. Walter Scott è il suo modello d’ispirazione e da lui derivano la lenta esposizione, le lunghe descrizioni ed il rapido scioglimento.

Ma i successi tardano ad arrivare, i debiti crescono e lo scrittore inizia a vivere un periodo di forte stress ed irrequietezza che lo porta perfino ad aprire una casa editrice grazie ai finanziamenti della sua famiglia, in cerca di un po’ di stabilità. Una figura di supporto per lui in questo periodo fu sopratutto quella di Laure, che lo spronò a non abbattersi e a continuare a scrivere nonostante gli insuccessi.
Nel 1829 riuscì a pubblicare il suo primo romanzo Les Chouans e sempre nello stesso periodo iniziò collaborazioni con delle riviste quali la Reveu de Paris, La Caricature e la Reveue des deux mondes.

041899_4Data emblematica nella sua produzione letteraria è quella del 1833, anno in cui Balzac ottenne un contratto editoriale che prevedeva la pubblicazione in dodici volumi degli Usi e costumi del diciottesimo secolo suddivisi in Scene della vita privata, Scene della vita di provincia e Scene della vita parigina. Questo progetto altro non è se non un abbozzo di quella che diventerà l’opera monumentale dell’autore: La Commedia Umana.

Scritta nel 1834, La Commedia Umana ha alla base l’idea di creare un unico romanzo capace di descrivere la società dal Primo impero alla Restaurazione. Tutto ciò Balcaz lo realizza con una padronanza magistrale del linguaggio, osservando attentamente ed in modo critico la società del suo tempo e riversando i comportamenti umani nell’intreccio. Ne deriva così una società descritta nei suoi aspetti sia privati che pubblici, con una forte carica di realismo, dove i personaggi risultano essere meschini, avidi di denaro e mossi da questo.

Ciò però non bastò a tirar fuori dai debiti lo scrittore che, il 19 febbraio 1873 partì alla volta di Milano, dove ebbe modo di diventare un assiduo ospite del Salotto Maffei, dove conobbe niente di meno che il nostro Alessandro Manzoni.

Il 18 agosto 1850 Honoré de Balzac si spense in seguito ad una peritonite e venne sepolto con un’orazione tenuta da Victor Hugo.

Narratore ineguale, poeta a sbalzi, moralista compromesso dal valer troppo provar, Balzac non sarà per avventura uno storico? Il fascino che la storia esercitò sempre su lui ha senza dubbio gran parte nella sua vocazione di romanziere. Per un momento egli aspirò ad essere il Walter Scott francese, e per sua e nostra fortuna fu invece lui, Balzac, e lasciò a Dumas padre il facile mestiere di mettere a sacco la storia di Francia.

Pietro Paolo Trompeo

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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