“Marilyn Monroe, la donna oltre il mito” a Palazzo Madama

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Marilyn Monroe, la donna oltre il mito a Palazzo Madama

One of the best things that ever happened to me is that I’m a woman.
 That is the way all females should feel
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Marilyn Monroe

Photograph of Norma Jeane Baker aka. Marilyn Monroe in the beginning of her modeling career, 1945. Photographer. David Conover, Copyrights Ted Stampfer
Photograph of Norma Jeane Baker aka. Marilyn Monroe in the beginning of her modeling career, 1945. Photographer. David Conover, Copyrights Ted Stampfer

Marilyn Monroe è la diva per eccellenza, il mito che resiste a tutte le generazioni. Molto è stato scritto e detto su di lei, ma attorno a questo personaggio enigmatico vi sono ancora diversi interrogativi. Chi era veramente questa donna cosi affascinante? Anche la sua morte rimane un mistero. Il suo corpo venne ritrovato il 5 agosto del 1962 senza vita nel letto di casa sua, a Brentwood, Los Angeles. Suicidio da overdose di barbiturici, si disse, anche se nel corso degli anni diverse versioni si sono affastellate, non ultima l’ipotesi di Jay Margolis e Richard Buskin del New York Times secondo cui a uccidere l’attrice fu il suo psichiatra Ralph Greenson dietro pressione di Bob Kennedy, con cui Marylin aveva avuto una relazione.

Ciò che tuttavia ci racconta la sua vita privata sono gli oggetti che le sono appartenuti, conservati in casse e protetti nei decenni come in una capsula del tempo. Questi oggetti offrono oggi uno sguardo inalterato sulla vita di Marilyn e ci consentono di avvicinarci di più alla sua vera identità – una realtà sopravvissuta.

Queste le parole del collezionista tedesco Ted Stampfer, che in occasione della mostra ospitata a Palazzo Madama di Torino fino al 19 settembre ha prestato quasi centocinquanta pezzi scelti nella propria e in altre collezioni private, costruendo un percorso rivolto a un pubblico giovane e allargato. Una mostra ricca di curiosità, aneddoti privati, abiti, accessori, fotografie e documenti appartenuti alla mitica attrice statunitense. Gli oggetti offrono ai visitatori uno sguardo inalterato e privato della vita di Marilyn e ci consentono di avvicinarci di più alla sua vera identità. Dopo la morte dell’attrice tutti gli oggetti che le appartenevano furono immagazzinati in casse a New York. Nel testamento, Marilyn aveva lasciato i suoi abiti ed effetti personali a Lee Strasberg, suo insegnante di recitazione e proprietario dell’Actors’ Studio a New York. Alla morte di Lee, nel 1982, i beni passarono alla vedova Anna Strasberg che nel 1999 li affidò per la vendita all’asta a Christie’s. Le casse furono aperte per la prima volta dopo 37 anni e i loro contenuti furono catalogati. La maggior parte degli oggetti fu venduta nell’ottobre di quell’anno, il resto in aste successive, raggiungendo così collezionisti in tutto il mondo.

È bello vedere durante il percorso della mostra che i pezzi esposti non sono intatti e perfetti, come l’idea che noi abbiamo di questa donna straordinaria, ma sono il simbolo del passare del tempo e dell’imperfezione che si cela dietro ogni oggetto. Alcuni degli abiti infatti presentano macchie, zone decolorate o danni provocati dalle chiusure lampo in condizioni di temperatura e umidità inappropriate. Nelle zip, come nei bigodini, è ancora possibile vedere qualcuno dei suoi capelli ossigenati rimasto impigliato.

Ted Stampfer che possiede attualmente la più grande collezione privata di oggetti appartenuti a Marilyn al mondo ha regalato al pubblico italiano e non solo aspetti privati della vita patinata di questa donna conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Chiunque sia l’interlocutore, a qualsiasi nazionalità, generazione, cultura, ceto sociale, schieramento politico, fede, condizione economica appartenga, egli sa perfettamente di chi si sta parlando. Con pochi altri personaggi questo potrebbe accadere. La bionda seducente, dolce, svagata e astuta dei tanti suoi film, e il suo volto ritratto dai grandi della fotografia è ben presente alla mente di milioni e milioni di persone. Anche la sua carriera è nota ai più, da bomba sexy ad attrice apprezzata per la sua naturale capacità espressiva, che quasi non aveva bisogno delle parole, e anche la sua vicenda umana, le sue relazioni con personaggi famosi e l’epilogo improvviso.

Original telephone bills of Marilyn Monroe including photography by Milton Greene, Collection Stampfer. Image llage. Ted Stampfer Photo copyrights. Milton Greene
Original telephone bills of Marilyn Monroe including photography by Milton Greene, Collection Stampfer. Image llage. Ted Stampfer Photo copyrights. Milton Greene

Queste le parole della curatrice della mostra Paola Ruffino che è riuscita a concentrare in una unica sala molto suggestiva di Palazzo Madama tutti gli oggetti privati di una vita per certi versi molto triste e sofferta ma sempre sotto i riflettori e dietro la telecamera. Non tutti sanno che l’icona di bellezza si era rifatta naso e mento e che la sua chioma ondulata bionda in realtà era una cascata di riccioli castani. Pochi, infatti conoscono la donna oltre il mito, la forte determinazione con cui ha costruito il proprio personaggio pubblico, la sua perenne insicurezza e la fragilità, insospettabili nell’immagine di luce e successo proposta dai media.

La mostra ripercorre cronologicamente il backstage della vita di Marilyn Monroe. Una visione insolita e intima: non solo l’immagine dell’attrice di successo e di una icona glamour, ma il suo lato privato, il mondo interiore in cui lei spesso si rifugiava, sola e fragile. Ma anche la donna intelligente, pronta nel rispondere ai fotografi con ironia e creatività. Questo è ciò che presenta la mostra a Palazzo Madama: oggetti che raccontano il percorso di una vita, come il famosissimo abito bianco che l’attrice indossò in Quando la moglie è in vacanza nel 1954, gli oggetti acquistati da Marilyn nella vacanza in Messico per arredare la sua casa a Brentwood, il biglietto per la festa di compleanno del presidente John F. Kennedy, i copioni e i documenti per A qualcuno piace caldo del 1958 dall’archivio di Billy Wilder, i contratti per i film, l’agenda del 1961 con le sue 
iniziali MM scritte a mano sulla copertina o ancora una foto scattata dalla polizia la mattina del 5 agosto e persino alcune delle sue bollette del telefono. E possibile ammirare anche le meravigliose fotografie della diva, quelle inedite e originali della stampa del tempo, e quelle scattate dai leggendari fotografi di Marilyn Monroe – Milton Greene, Alfred Eisenstaedt, George Barris e Bernt Stern – che la ritrasse poco prima della morte in un famoso servizio per Vogue (The last sitting. 1962). Emblematico durante il percorso della mostra è il dipinto di Andy Warhol, il celebre artista newyorkese che ha trasformato il dolce volto di Marilyn Monroe in icona della contemporaneità. Ad accompagnare la mostra anche clip video, film, documentari e una colonna sonora con le canzoni di Marilyn Monroe.

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Original photo with signed contract between Marilyn Monroe, MGM and Twentieth Century Fox Corp. Regarding the rights of recording tot he movie Gentlemen Prefer Blondes, Collection Stampfer. Image collage. Copyrights

Nell’ottica di una mostra che possa coinvolgere tutti i sensi, l’olfatto dei visitatori viene ripetutamente stimolato. In occasione dell’esposizione infatti a Marilyn Monroe è stato dedicato MM, il profumo creato da Sileno Cheloni, mastro profumiere di Aquaflor, bottega artigiana fiorentina, espressione dell’eccellenza profumiera del made in Italy. Il profumo MM è legato ad una campagna di raccolta fondi a sostegno del museo destinata ad ampliare i servizi di accoglienza, didattica e comunicazione essenziali per un Family Museum come Palazzo Madama. Inoltre la mostra vede la speciale collaborazione di Miroglio Group. La divisione Textile ha vestito su misura lo spazio espositivo, riproducendo testi e immagini con stampa digitale di ultima generazione e tecnologia transfer, un processo ad alta sostenibilità ambientale e totalmente made in Italy. Inoltre il brand Motivi contribuisce alla promozione della mostra dedicandole una capsule e le sue vetrine nelle più prestigiose città italiane.

Con questa mostra da non perdere, perché capace di interessare il pubblico più ampio su un soggetto affascinante e universale, Palazzo Madama sviluppa la sua vocazione di essere un luogo d’inclusione, dove tutte le persone trovano occasione di conoscenza e scambio culturale e sempre nuovi stimoli ad aprire la propria mente e a sviluppare i proprio sensi.

Laura Cometa  per MIfacciodiCultura

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