Tony Bennett, l’ultimo autentico e glorioso crooner

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Tony Bennett, l’ultimo autentico e glorioso crooner

Tony BennettTony Bennett (Anthony Dominick Benedetto – New York, 3 agosto 1926) rappresenta certamente l’ultimo vero cantante crooner vecchia scuola ancora in circolazione. Infatti, dopo la morte dei più grandi rappresentanti del genere, su tutti Frank Sinatra, simbolo assoluto di un certo modo di cantare ed esibirsi, Tony Bennett è ad oggi rimasto il solo a portare avanti con rinnovato successo lo stile canoro tanto amato dagli americani.
Intimità, voce chiara e cristallina ma calma e priva di eccessi, potenza del microfono che favorisce l’utilizzo di una voce anche sussurrata: sono queste le caratteristiche che definiscono il crooner. Non un vero e proprio genere musicale, ma uno stile che attinge e prende spunto da vari generi, quali il jazz e la musica d’orchestra.

Il grande interprete statunitense di origini, come spesso accade, italiane, per via delle migrazioni avvenute in particolare dal Sud Italia verso oltreoceano, ha saputo ritagliarsi nel corso della sua lunghissima carriera, ancora in atto, spazio fondamentale e unico nel vasto panorama dello spettacolo targato USA, portando all’estero tutta la classe ed eleganza innata, che lo hanno reso personaggio celebre ed inimitabile.

Con Frank Sinatra
Con Frank Sinatra

Anthony Dominick Benedetto nasce a New York da padre emigrato negli Stati Uniti ad inizio Novecento da Reggio Calabria e da madre sarta a sua volta di origini calabresi. Fin dalla tenera età, il bambino si interessa alla musica e in particolare al canto, prendendo lezioni già a 10 anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove Anthony viene arruolato dall’esercito americano, torna nel 1946 in madrepatria e prosegue la sua vita esibendosi nei locali continuando a lavorare come cameriere.

Nel 1950 la prima svolta che farà decollare la sua carriera artistica: infatti il suo primo contratto discografico con la Columbia Records, con cui incide il singolo Because of you, che vende in poco tempo oltre un milione di copie raggiungendo la vetta della prestigiosa Billboard Hot 100. L’immediato e brillante successo conduce Tony Bennett nella nomea dei più importanti cantanti in suolo americano e dopo altri brani che raggiungono i vertici delle classifiche, nel 1955 il suo stile per certi versi si trasforma e si arricchisce di nuove sonorità, in seguito allo storico avvento del Rock, che si fonde così con la sua peculiare passione per il Jazz. È proprio in questo periodo che cresce e si consolida definitivamente la sua fama di grande cantante, sulla scia precedente dello stimato collega Frank Sinatra. Gli anni ’60 si caratterizzano per lunghe e prolifiche tournée e per la pubblicazione del suo brano più noto e rappresentante, I left my heart in San Francisco.

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Con Lady Gaga

Gli anni ’70-’80 sono sicuramente il periodo più tumultuoso della vita artistica e personale di Tony Bennett: dopo il divorzio dalla moglie, la carriera si intensifica a dismisura, portando a celebri duetti con grandi superstar quali Barbra Streisand, Lena Horne e il pianista jazz Bill Evans, ma successivamente entra in crisi per via della droga, rischiando anche la vita per un’overdose di cocaina, e superata grazie all’aiuto della famiglia.
Negli anni ’90 la sua imponente figura di personaggio di spicco musicale torna brillantemente alla riscossa grazie a rinnovate collaborazioni con artisti del momento, esibizioni e presenze in alcuni programmi celebri televisivi, e riconoscimenti importanti alla carriera. Al compimento degli 80 anni, nel 2006, numerosi personaggi del mondo musicale gli rendono doveroso omaggio, a cui si aggiunge la pubblicazione di due album, Duets: An American Classic e Duets II, che gli conferiscono due Grammy Awards.

Nel 2014 l’artista si rinnova e riscopre nuovamente, incidendo un disco in chiave Jazzistica con la popstar Lady Gaga, Cheek to Cheek, che sale immediatamente in cima alle classifiche USA e gli regala un altro Grammy come miglior Pop Traditional Album, dando ulteriore gloria all’immenso interprete.

Ivano Segheloni per MIfacciodiCultura

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