L’amore per l’Italia di Leonard Freed

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L’amore per l’Italia di Leonard Freed

image1 (1)Io amo l’Italia. Un titolo ma anche un sentimento, quello che lega Leonard Freed alla nostra nazione. Un’emozione che viene espressa e raccontata dal corpus di cento opere, scatti di fotoreportage del noto fotografo, raccolte nella personale dell’autore presso il Centro Saint-Bénin di Aosta. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 20 settembre presso le sale espositive che mettono in mostra i caratteri della poetica di Freed (Brooklyn, 23 ottobre 1929 – Garrison, 29 novembre 2006) sotto la curatela di Enrica Viganò.

Una rassegna, creata in collaborazione con l’Assessorato dell’Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta, il Leonard Freed Archive e Admira, che si presenta come un viaggio per le diverse città del paese, Roma, Firenze, Venezia, Milano, un racconto del passaggio del collaboratore della Magnum Photos, una tra le maggiori agenzie di fotografia internazionali. Sono in totale quarantacinque, il primo del 1952, i viaggi che hanno portato in Italia il fotoreporter, spinto dalla curiosità e dalla passione per l’arte.

Freed iniziò la sua carriera con il reportage della marcia pacifista di Martin Luther King, per poi continuare a fotografare in giro per il mondo, documentando momenti di grande rilevanza storica come la guerra del Kippur.
I suoi lavori, venuti alla luce grazie alla collaborazione con Edward Steichen, fondatore di Camera Work, che scelse alcuni scatti per la collezione del MoMa, sono tutti rigorosamente in bianco e nero. Sono scatti il cui carattere è stranamente poetico eppure carico di quella forza che solo il reportage può avere. Perché Freed non si limita alla ripresa dell’evento. Troppo attratto dalla vita quotidiana, dalle persone, dell’umanità, analizza nei suoi scatti quella che è la vita comune, entrando a far parte dell’esperienza degli attimi che la macchina fotografica coglie.

Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale.

image2 (1)L’esposizione Io amo l’Italia si articola quindi come una minuziosa e dettagliata descrizione della popolazione italiana, raccontandone per immagini una storia di oltre cinquant’anni. Una storia che non rimane però fine a se stessa, ma si pone come metodo di indagine di una più profonda componente etnografica e antropologica, che definisce il bianco e nero di Freed. Per questo «Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema», perché l’importanza della componente umana come sostrato indipendente dal momento rimane il primo ambito di ricerca dell’obiettivo del fotografo statunitense.

Tutti i gesti, tutte le azioni, tutti i modi tipici del comportamento italiano e mediterraneo, appaiono cristallizzati e bloccati in un limbo temporale rendendo un attimo passato nella storia, vivo nel presente della visione. La particolare gestualità del popolo italiano, di cui il reporter si era innamorato, viene sottolineata da quello che vuole essere un accurato tracciato creato attraverso le fotografie scelte per la mostra, sembra così trascendere il passare del tempo rimanendo così fissata sulla carta fotografica di Freed, la cui abilità visionaria, poetica e riflessiva, documenta la vita comune di un secolo.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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