La collezione Valsecchi a Palazzo Butera di Palermo

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La collezione Valsecchi a Palazzo Butera di Palermo

Massimo Valsecchi, noto collezionista del capoluogo lombardo, nel 2012 stava valutando di donare al Mudec, il Museo delle Culture aperto nel 2015 nella zona industriale dell’ex Ansaldo a Milano, la sua incredibile raccolta di arte contemporanea e antica. Sfumata l’intesa con il Comune il gallerista ha deciso di donare la sua strepitosa collezione a Palazzo Butera.

Lavori-Operai (1)A Palermo infatti aprirà un nuovo museo di arte, con opere di Andy Warhol, Gerard Richter, David Tremlett, Gilbert & George, Annibale Carracci e anche maioliche, oggetti di pop art e reperti archeologici. Il magnate ha infatti comprato, e in questi mesi sta ristrutturando, lo storico Palazzo Butera, che diventerà sede permanente della sua collezione privata.

Perché proprio Palermo? Palermo mi ha accolto a braccia aperte, collaboriamo fianco a fianco con il Comune e nel 2018 a Palazzo Butera ospiteremo anche “Manifesta12”, biennale dell’arte contemporanea riconosciuta a livello internazionale dopo quelle di Venezia e Zurigo», si limita a dire Massimo Valsecchi. La città di Palermo è stata scelta anche perché simbolo di integrazione tra culture, concetto di grande importanza per il collezionista. In questi mesi infatti sta rimodellando Palazzo Butera a sua immagine e somiglianza, con l’aiuto dell’ingegner Marco Giammona. «Il problema, quando si propongono donazioni ai musei pubblici, è che questi inseriscono le opere all’interno di un percorso già impostato e poco elastico, magari selezionandole invece che proporle come un organico insieme», aggiunge il collezionista.

La storia della donazione ha inizio quando l’architetto Stefano Boeri era assessore alla Cultura di Milano, nel 2012. «Seppi dallo storico dell’arte Giovanni Agosti che erano state avviate trattative per donare gran parte della collezione Valsecchi, di inestimabile valore, al Getty Museum di Los Angeles. Sarebbe stata una perdita scellerata per Milano, così mi misi in moto». Boeri e Agosti insieme al critico e curatore Francesco Bonami decisero quindi di corteggiare Valsecchi per portare la sua straordinaria collezione al nascente Museo delle Culture. «Con Agosti immaginammo un’ala intera dedicata allo straordinario talento di Valsecchi nel comporre opere contemporanee e antiche in piena sintonia con lo spirito del Mudec» prosegue Boeri. «A noi piaceva anche il fatto che il collezionista avesse il desiderio di partecipare alle decisioni sul posizionamento e la rotazione delle opere». Le trattative si conclusero quando Boeri venne sostituito come assessore. La replica di Filippo Del Corno, che ha preso il posto di Boeri nel 2013, è durissima.

Un assessore non deve e non può scavalcare il giudizio dei conservatori. Quelli, e non altri, sono preposti alla valutazione tecnico-artistica delle opere e alla coerenza della loro presenza all’interno di un museo civico. Quando mi sono insediato, nel 2013, l’ipotesi della donazione della collezione Valsecchi era già tramontata perché il nuovo museo si stava costruendo intorno al nucleo ricchissimo delle raccolte etnografiche civiche. In questi anni abbiamo perfezionato molte offerte private importanti per il patrimonio artistico del Comune, dalla collezione Bertolini alla Fondazione Acacia, che hanno trovato spazio e valorizzazione coerenti con tutte le altre presenti

Salone Rosso Palazzo ButeraTralasciando le polemiche, Massimo Valsecchi, dopo aver venduto uno dei suoi Richter, ha deciso di comprare Palazzo Butera. Adesso la domanda che sorge spontanea è: sarà all’altezza la città di Palermo di custodire una collezione di tale prestigio? Sarà in grado di valorizzare e comunicare nel giusto modo le opere e i capolavori di questi grandi maestri? Credo di si, spero di si. Quello che manca a noi siciliani, oltre che i finanziamenti, è un po’ di fiducia. Siamo in grado di fare cose straordinarie, basta crederci. Abbiamo un patrimonio inespresso che andrebbe soltanto valorizzato e comunicato al pubblico. Palazzo Butera è già di per se un gioiello, una vera e propria reggia che sorge nel cuore dell’antico quartiere della Kalsa. Famoso per il monumentale edificio con una splendida terrazza che si affaccia sul mare e accoglie i visitatori, la cosiddetta Passeggiata delle Cattive. Il fascino di questo luogo e il panorama che si gode per la magnifica vista sul golfo di Palermo, ha colpito anche il grande poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che durante la sua permanenza a Palermo soggiornò nel palazzo. Così annotava nei suoi diari il 2 aprile del 1787: «il limpido chiaro di luna ci attirò, la sera […] e, dopo che fummo rientrati, ci si trattenne ancora lungo tempo sulla balconata. Il gioco delle luci era singolarissimo, grandi la calma e l’incanto». 

Sindaco Orlando (1)
Il sindaco di Palermo Orlando, la direttrice Manifesta Hedwig Fijen e Massimo Valsecchi

Per la città di Palermo questa è un’occasione unica, che non va sprecata. Spero che i cittadini possano prendere a carico questo meraviglioso progetto. Bisogna valorizzare i preziosi tesori che abbiamo. Dobbiamo imparare a comunicare, a valorizzare e a diffondere in tutto il mondo il nostro patrimonio. L’occasione di questa collezione, è maturata nel contesto di interventi di gran lunga più duraturi: in questo caso il restauro di un monumento significativo per la storia culturale siciliana e si inserisce quindi nel piano di recupero delle architetture fondamentali della città e, per quanto sia solo un palazzo, a nessuno sfugge il suo valore simbolico. Anche la più effimera delle esposizioni può essere quindi collegata ad interventi di grande rilevanza sociale. In questo caso, questa straordinaria collezione d’arte, diviene l’occasione per restituire alla città di Palermo, un edificio storico e per recuperare una serie di saperi da comunicare al più vasto pubblico.

Laura Cometa per MIfacciodiCultura

3 Commenti
  1. Guglielmo Orlandi dice

    complimenti per magnifica iniziatva,mi piacerebbe mostrarvi la mia collezione di dipinti antichi in Palermo per vedere se si puo attuare qualche sinergia espositiva per palazzo Butera che ben conosco.Grazie arch guglielmo orlandi

  2. emilio dice

    Non è Valsecchi nella foto!!! ma il direttore Roberto Albergoni!!

  3. corrado seergio panzieri dice

    Conoscevo il Palazzo Butera prima dei lavori di restauro. Ero in missione da Milano per certe ricerche storico letterarie, dalle quali trassi molte inedite vicende che risalivano al Cinquecento. Pochi sanno che nei primissimi anni dell’Ottocento, poco dopo l’annessione all’attiguo Palazzo Benso per realizzare la grande sala da ballo, giunse ospite dall’Inghilterra il giovane Sir Robert Henry Herbert, XII conte di Pembroke, Era costui l’ultimo rampollo degli Herbert di Wilton che colpito dall’avvenenza della sua ospite, giovane vedova del principe Butera, la sposò il 17 agosto 1814. Robert HenryIn breve, questa vicenda di cronaca, oggi, grazie alle ricerche, rappresenta una tra le varie altre evidenze che assegnano il titolo di autore delle opere di William Shakespeare ai letterati di origine siciliana Michelangelo Florio e il figlio John. Comprendo lo scetticismo, ma per chi nutre dubbi, non ha che da leggere uno stralcio che riguarda la storia di quel Palazzo e di sua moglie, principessa Octavia Spinelli de Rubara. che verrà inviata se richiesta all’Istituto Studi Floriani di Milano (scrivere a corrado.panzieri@libro.it o visitare il sito.

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