GangCity: in mostra le istantanee del degrado urbano

GangcityÈ stata inaugurata lo scorso 27 maggio l’esposizione fotografica Gangcity, uno dei tanti eventi culturali organizzati in concomitanza con la 15° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. La mostra infatti è organizzata presso lo spazio Thetis dell’Arsenale Nord della città lagunare e sarà visitabile fino al prossimo 27 novembre.

GangCity racconta attraverso l’obiettivo di 6 fotografi 40 anni di deriva sociale nelle periferie cittadine, dove legalità e civiltà sembrano aver abbandonato gli uomini da tempo. Negli ultimi anni si è visto poi un maggior inasprirsi della pericolosità di questi luoghi in relazione alla crisi globale e alle sempre minori risorse a disposizione dei governi per quanto riguarda il welfare, unito ad aumento demografico e privatizzazione di settori un tempo esclusivamente pubblici.

L’indagine  di questa mostra rientra in un progetto di ricerca molto più ampio che vuole documentare questa situazione di autogestione e riappropriazione degli spazi laddove le istituzioni mancano, analizzando anche gli aspetti socio-culturali del fenomeno. GangCity è coordinato dal professore di Relazioni Internazionali dell’Università di Torino Fabio Armao, ma sono coinvolti ed invitati a partecipare sia studiosi che artisti interessati ad analizzare e spiegare questo fenomeno di violenza e sopraffazione che si concretizza in luoghi dimenticati.

Anna Zemella, curatrice della mostra, ha così spiegato:

Sono racconti di luoghi e di fatti malavitosi che partecipano a un’unica vicenda: corruzione, violenza, fatica e dolore tra strade, quartieri e ambienti sfatti, a livello morale e materiale. Sono autori di cui riconosciamo, ciascuno in modi diversi e oltre la testimonianza e il racconto, la forza di uno sguardo che nasce da un profondo impegno di ricerca e dalla partecipazione nei confronti della vicenda umana. Autori che confermano con il loro lavoro come la fotografia possa essere uno strumento per costruire una società più giusta.

rev160221(1)-oriSalvatore Esposito racconta Scampia, Valerio Polici Roma, Letizia Battaglia Palermo, Fracesco Cito i fatti di camorra consumati tra le vie di Napoli e la situazione albanese, Dojna De Cesare le spaventose gang del Sud America e Walter Lombardi il quartiere periferico metropolitano East Los Angeles.

Ma GangCity vuole essere un’esposizione a tutto tondo per illustrare al meglio questo drammatico fenomeno, infatti la mostra fotografica si accompagna ad una di design: 20 artisti internazionali hanno reinterpretato la simbologia, il linguaggio, gli oggetti delle gang. Inoltre a rafforzare l’idea di multidisciplinarietà dell’evento, durante i prossimi 6 mesi sono previsti incontri, concerti, workshop, spettacoli, esposizioni e concorsi per coinvolgere più persone possibili in questi complesso discorso sociale, al fine di trovare soluzioni e proposte, anche creative, per arginare il problema.

ERGO-SUM-9383-400x600Fabio Armao, coordinatore generale del progetto, ha così spiegato cosa è GangCity e perché era urgente un’analisi del fenomeno:

Avvantaggiandosi della crescita della conflittualità civile e delle diseguaglianze sociali, i gruppi criminali praticano azioni commerciali espansionistiche e trasformano intere aree urbane in snodi di importanza strategica per la gestione di traffici di beni illeciti e per l’insediamento di gruppi migratori con una solida coesione interna e un forte carattere identitario. Per l’Italia è emblematico il caso di Milano, con l’insediamento di cellule delle salvadoregne Mara Salvatrucha e Barrio 18, network di criminalità transnazionale che praticano forme estreme di violenza organizzata, terrorizzando da qualche tempo anche le periferie lombarde, sebbene queste siano già segnate dalla presenza di altre organizzazioni a carattere mafioso.

GangCity è un affascinante programma di ricerca sia per il delicato argomento trattato che per la metodologia. Convinti che certi fenomeni così violenti e brutali come le gang appartengano esclusivamente all’estetica dei film americani, che abbiamo ignorato il loro espandersi anche nelle nostre città. La gang diventa quasi una setta religiosa alla quale votarsi, con simboli, parole, musica, abbigliamento e scelte atte a rispettarla, nella speranza di entrarci ed esserne accettati. Tutto  questo viene analizzato da ogni punto di vista dal progetto di Fabio Aramo, alla ricerca di comprensione e soluzioni che plachino la violenza del degrado urbano.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on luglio 26th, 2016 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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