Ai Weiwei: l’arte che racconta la sofferenza dei migranti

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Ai Weiwei: l’arte che racconta la sofferenza dei migranti

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L’artista sulla spiaggia di Lesbo

Ai Weiwei, nato il 28 agosto 1957 a Pechino, ha decisamente a cuore la questione dei migranti e delle difficoltà che devono attraversare per raggiungere luoghi di pace lontani dalla propria patria. Lo stesso artista vive lontano dal suo paese d’origine, la Cina, dove sappiamo non vigere la totale libertà di pensiero ed azione, perciò nessuno meglio di lui ha potuto capire ed interpretare questo dramma.

Ai Weiwei dalla fine del 2015 vive in Grecia, sull’isola di Lesbo, intenzionato a registrate il flusso migratorio che giunge sull’isola. Il suo obiettivo è quello di rimanere oltre un anno sull’isola per realizzare un docu-film sulla questione, facendosi coinvolgere in prima persona, e pare che siano state già raccolte centinaia di ore di filmati e svariate interviste. Ma l’idea di realizzare questo progetto è venuta all’artista in seguito all’invito ad esporre presso il Museo di Arte cicladica di Atene, museo dedicato allo studio e alla promozione delle culture del Mar Egeo e di Cipro del III millennio a.C. Qui Ai Weiwei sta esponendo da maggio le sue opere che dialogano per la prima volta con quelle di un museo archeologico, rientrando nel programma del museo di mettere a confronto l’arte contemporanea con quella antichissima e quella primordiale conservata nelle proprie sale.

Ai Weiei - Divina Proportione 2012 - Atene 2016
Ai Weiei – Divina Proportione, 2012

Una scelta guidata dall’amore per il passato e dalla speranza per il futuro che caratterizzano le opere dell’artista. Saranno dunque visibili fino ad ottobre 25 opere inedite di Ai Weiwei ispirate ovviamente dalla collezione permanente del museo tra cui una grande opera in di marmo: per citarne alcune Grapes (2011), Divina Proportione (2012) e Mask (2011)

Questa particolarissima esposizione è frutto di un lungo studio effettuato dall’artista ispirato anche dal suo soggiorno in terra greca, che gli ha permesso di comprendere ancora meglio questo stato e la sua cultura. Ma soprattutto questa mostra vuole essere il manifesto dell’artista, più che mai convinto dell’impegno sociale che deve avere l’arte e del fatto che gli artisti debbano coinvolgersi in prima persona per aiutare i tanti profughi: concretamente, il 10% dei proventi della mostra verranno devoluti a due ONG che stanno lavorando per aiutare i rifugiati: Medici senza Frontiere e METAdrasi.

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Ai Weiwei, F Lotus – 21er Haus, Vienna 2016

Dopo la mastodontica esposizione al museo 21er Haus di Vienna e le recenti installazioni temporanee in varie città come Berlino, l’artista cinese  sta per arrivare in Italia: in una Firenze sempre più orientata al contemporaneo, Palazzo Strozzi dal 23 settembre ospiterà le sue opere  nella mostra Ai Weiwei. Libero; tra le installazioni previste, la più attesa è di certo Reframe (Nuova cornice) che coinvolgerà la facciata del palazzo. Curata da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra occuperà ogni spazio  disponibile invadendo letteralmente l’edificio, dal cortile al Piano Nobile fino alla Strozzina, mai impiegata fino ad oggi in eventi espositivi.

Reframe_Palazzo-Strozzi
Reframe

Questa mostra vuole toccare la produzione di questo artista dagli anni ’80 ad oggi per raccontare il percorso di vita e di arte di uomo che ha fatto dell’attivismo per la libertà una ragione di vita. Picchiato e imprigionato in patria nel 2011, senza mai essere processato accusato di avere posizioni anti-cinesi, Ai Weiwei ha vissuto sulla propria pelle soprusi e ingiustizie, perciò si muove in direzione di parità di diritti e libertà, che comunica con grandi opere dal forte impatto emotivo e sensoriale, documentando e raccontando violazioni dei diritti civili, disastri ambientali e sociali perpetuati dai governi, la mancanza di tempestivi aiuti per le popolazioni più povere.

In attesa di settembre è stato diffuso il rendering di Frame: vediamo che su due facciate di Palazzo Strozzi saranno applicati 22 grandi gommoni di salvataggio, proprio sopra le finestre, facendo appunto da nuova cornice ad esse come a tutto l’edificio. La scelta di gommoni colorati non è ovviamente casuale: che questo brillante arancione sia simbolo di vivacità, speranza e rinascita.

Non ci resta che osservare e assimilare le opere di Ai Weiwei, imparare cosa vuol dire la lotta per la libertà e i diritti e magari fare qualcosa nel proprio piccolo: ispirati dall’arte, contribuire a rendere il mondo un posto migliore.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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