Italia nascosta – Villa Marino

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Italia nascosta – Villa Marino

Facciata - 1934
Facciata – 1934

Lungo le sponde del Naviglio Grande nel comune di Gaggiano si trova Villa Marino, edificio storico cinquecentesco dalla storia misteriosa quanto travagliata.

Un bel accesso ad esedra introduce al lungo viale che porta alla villa segnata da un prospetto su 3 livelli dominato da 5 arcate a tutto sesto al piano terra. L’attuale aspetto barocco risale però a modifiche settecentesche, la villa venne infatti costruita nel 1500 per volere di Massimiliano Stampa o Tommaso Marino, a cui appunto si deve l’attuale denominazione dell’edificio.

Sulla storia della villa regna una gran confusione e alla già complicata realtà storica si mischiano leggende e delitti sanguinosi.

La versione più accreditata della storia vorrebbe che Villa Marino sia stata costruita nel secondo ‘500 da quegli stessi Marino che commissionarono il palazzo milanese sede del comune e che poi a causa di problemi economici dovuti all’ingente progetto abbiano dovuto venderla. La leggenda narra poi che Tommaso Marino, ormai ottantenne, abbia rapito la giovane nobile veneziana Ara Cornaro per farne sua moglie e che l’abbia tremendamente uccisa nella villa lungo il Naviglio. Altre voci invece parlano sempre di Ara costretta a sposare il vecchio Tommaso, ma che poi fu lei a impiccarsi al baldacchino per la disperazione o ancora che una volta offertale la libertà dall’odiato marito, scappando sia caduta in una trappola nel pavimento della villa che la ridusse a brandelli.

Da questo momento si narra che il fantasma di Ara Cornaro vaga per le stanze e per il giardino della villa terrorizzando chiunque vi si trovi nelle notti di luna piena.

Un’altra versione della storia racconta invece una vicenda ben diversa! L’attribuzione a Tommaso Marino sarebbe infatti un errore dovuto alla mala interpretazione delle cronache dello storico del ‘700 Serviliano Lattuada e il reale committente della villa sarebbe Massimiliano Stampa, altro nobile milanese dalle vicende personali decisamente meno tormentate e macabre.
A questo punto la leggenda sarebbe semplicemente stata creata per scoraggiare i bambini ad intrufolarsi nel frutteto della dimora per rubare mele e pesche!

Interni, affreschi e soffitto a cassettoni
Interni, affreschi e soffitto a cassettoni

Quello che conta infine comunque non è tanto chi ha commissionato cosa, ma il risultato finale che è appunto una stupenda villa di delizia settecentesca. Un tradizionale impianto ad U rivolto verso il Naviglio e caratterizzato nella parte centrale tra le due torri da 5 arcate introduce a degli interni altrettanto ricchi, i soffitti sono in alternanza decorati con affreschi risalenti al secondo ‘700 e con cassettoni lignei anch’essi dipinti e testimonianza molto preziosa di questa tipologia.

Purtroppo l’umidità del vicino Naviglio ha reso la sopravvivenza della villa e del suo ricco apparato decorativo piuttosto difficile. Un censimento del 1991 ne riporta il pessimo stato di conservazione partendo dall’intonaco scrostato in più punti che lasciava vedere ampie porzioni dei sottostanti mattoni fino ai solai in veloce cedimento.Un recente restauro ha ridato all’esterno della villa il suo antico splendore, purtroppo godibile da pochi dal momento che rimane di proprietà privata e che viene solo raramente aperta al pubblico.

In occasione della risistemazione della villa è anche stato adattato un rustico entro il suo parco a Bed&Breakfast, ma viene spontaneo chiedersi quanto questo giovi alla valorizzazione della villa e quanto invece sia un semplice introito economico sconnesso da questioni di fruibilità di un edificio storico.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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