I Grandi Classici – “Io Sono Leggenda”: soli sul cuor della Terra, circondati da mostri

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Mi è capitato, qualche giorno fa, di imbattermi in un forum sul cinema, dove alcuni critici di grande spessore e preparazione argomentavano argutamente contro la versione di Will Smith di Io sono Leggenda. Il livello della critica era indubbiamente alto: «porcheria, inguardabile, brutto, robaccia, meglio la versione con Charlton Heston»: quest’ultimo era il commento espresso con maggior dovizia di particolari, quello meglio argomentato, insomma.

Richard Matheson
Richard Matheson

Ognuno ha diritto ad essere stupido: quello che gli analfabeti funzionali non capiscono (e sennò che analfabeti sarebbero?) è che non si dovrebbe esagerare nell’esercitare tale diritto, che il proprio punto di vista è un’opinione e non un dato di fatto, e che comunque l’ignoranza non è un punto di vista.

In questo caso specifico, ardisco supporre che parli l’invidia per Will Smith, che Madre Natura sembra aver dotato di immensi doni, salvo poi mettercisi anche la Dea Bendata a baciare pressoché ogni sua iniziativa coronandola col successo (e spero che l’insipienza dei commenti sopra riportati non fosse generata dall’abbronzatura permanente di Smith).

Se poi vogliamo portare la cosa su un piano da alfabetizzati, le opinioni di cui sopra paiono ancor più insensate nel momento in cui uno si prendesse la briga di leggere il romanzo che sta alla base di tutto, l’omonimo Io sono Leggenda (I am Legend) pubblicato nel 1954 dallo scrittore e sceneggiatore Richard Matheson.

Libro che viene ascritto automaticamente alla categoria fantascienza/horror, trattando fondamentalmente di vampiri con il relativo ambaradan di icone: aglio, specchi, croci, paletti di frassino, emofagia, fotofobia, vista la data di prima pubblicazione ha da qualche parte avuto un’interpretazione in chiave anticomunista, dove appunto i vampiri sarebbero i seguaci dell’ideologia marxista/leninista (parassiti che succhiano le energie vitali delle persone normali, il colore rosso, la violenza, la collettività acefala, l’ateismo rappresentato dalla paura della croce e quant’altro). Stephen King, comunque, ebbe a dire che Matheson era «lo scrittore che mi ha influenzato più di ogni altro», e questa sì che è una presentazione.

Al di là di questa interpretazione, che va comunque vista sotto la luce della prospettiva storica (gli anni ’50 furono una fucina di opere anticomuniste, soprattutto di fantascienza), potremmo accettarne una più ampia in cui ad essere sotto accusa non è tanto l’ideologia sovietica ma piuttosto tutte le ideologie che, in quanto tali, non consentono libertà di manovra e di pensiero, fino ad isolare – e demonizzare – qualsiasi tentativo di individualità.

Will Smith in "Io sono leggenda"

Ma zoomando ancora all’indietro, possiamo anche vedere una critica generale a qualsiasi società massificata e massificatrice, al soffocamento di ogni e qualsivoglia anelito di libertà di pensiero e di differenziazione dalla massa. Qualcuno ha detto che non è tanto grave essere soli, quanto stare con qualcuno che ti fa sentire solo: è significativo che la storia di Io Sono Leggenda sia ambientata in una metropoli, dove si può esser circondati da persone e non avere alcun contatto umano («passai accanto a centinaia di persone ma non vidi alcun essere umano» – Charles Bukowski): tematica attualissima oggi, ma sentita negli USA già nel dopoguerra, e portata avanti da artisti come Simon & Garfunkel, o in lavori come Un uomo da marciapiede e Taxi driver (solo per citarne alcuni), veri e propri capisaldi della tematica dell’alienazione dell’uomo moderno.

Ma mentre notiamo en passant che le differenze col tanto vituperato film di Francis Lawrence sono pressoché inesistenti (logica la differenza tra i vampiri di Matheson e l’origine virale – il virus di Krippin – dell’epidemia di Lawrence: anzi, sottilmente significativa, visto che inizialmente si trattava di una miracolosa cura per il cancro, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, più la critica a certa scienza a parte), e dovute al contingente e oggettivo passare del tempo e della necessità di contestualizzare la storia, il libro ha almeno un punto altamente significativo che non è, a quanto ci consta, stato mai trasposto sullo schermo.

Narrazione dalla scrittura semplice, senza grandi ricorsi a figure retoriche e spazi introspettivi dilatati, Matheson si affida quasi totalmente ad uno stile oggettivo-descrittivo, in cui come da tradizione fantascientifica dell’epoca la quasi totalità dello spazio viene occupata dalla descrizione dell’azione, ed eventualmente sostituita da un monologo interiore riportato dal narratore esterno in terza persona (narratore onnisciente, evidentemente): «come si fa in fretta ad accettare l’incredibile, se lo si vede abbastanza!», è una considerazione tipica usata come intermezzo tra blocchi di descrizione di azioni fattuali.

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Una donna infetta del virus di Krippin nel film

D’altronde, come accennato, Matheson è stato anche, o forse soprattutto, uno sceneggiatore: per la televisione di Twilight Zone (Ai Confini della Realtà) e di Alfred Hitchcock Racconta, per il cinema di svariati film, tra cui la prima versione di Io Sono Leggenda con Vincent Price, Duel (di cui è anche l’autore del raccontooriginario) di Spielberg, Lo squalo 3, Cronache Marziane; singolarmente, Matheson avrebbe dovuto sceneggiare Gli Uccelli di Alfred Hitchcock, ma divergenze col regista gli fecero perdere questa occasione, perdendo il posto a favole di Ed McBain: è quindi altamente probabile che lo stile romanzesco di Matheson sia stato influenzato dalle esigenze descrittive della scrittura come sceneggiatore.

Nondimeno, in Io Sono Leggenda Matheson si ritaglia uno spazio per una riflessione che ribalta e amplifica la prospettiva (e che non ritroviamo nei film), affidata ad una riflessione da ubriaco di Robert Neville:

(il vampiro) la società lo odia senza alcun fondamento logico. Ma sono le sue esigenze molto più scandalose di quelle di altri uomini? Sono le sue azioni più riprovevoli di quelle di un genitore che soffoca le capacità di suo figlio?… è peggiore del padre che dona alla società un figlio nevrotico, che diventa poi a sua volta un uomo politico? E’ peggiore dell’industriale che fonda troppo tardive istituzioni con il denaro che ha accumulato distribuendo bombe e cannoni ai nazionalisti assassini? E’ forse peggiore del mercante di liquori che ha prodotto alcool adulterato per rendere ancora più ottenebrate le menti di quelli che, sobri, erano incapaci di un pensiero razionale? Davvero, guarda in te stesso, mio caro… è proprio così malvagio, il vampiro? …Ah, vedi, hai trasformato il povero e candido innocente in un animale braccato.

leggenda occhi bianchiTotale ribaltamento prospettico: d’altra parte, la perdita del lavoro, della famiglia o della salute possono spingere qualsiasi uomo a diventare un dropout, un emarginato, un barbone; e basta ancora meno, un pensiero non conformista ad esempio, a fare di noi dei disadattati, ad essere additati come asociali, come dei diversi. E a ritrovarci soli, anche in mezzo alla folla.

La copertina della mia versione, edita da Urania, riporta come sottotitolo Un uomo solo in un mondo di mostri.

Chi di noi, dunque, non si è sentito una Leggenda, almeno una volta?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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