Petrarca e petrarchismo: i volti dell’amore

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Petrarca e petrarchismo: i volti dell’amore

LINK 10 miniatura (1)Nel leggere le parole scritte da un poeta ci si comporta sempre con un certo distacco. Ciò che è scritto sulla carta assume un’identità a se stante, scissa dalle reali passioni che in quel momento provava l’autore. Più si viaggia nel tempo e più questo distacco aumenta, alimentato in parte dal mutamento delle pulsioni e circostanze che hanno dato origine alla poesia.

Francesco Petrarca nasce ad Arezzo il 20 luglio 1304 ed è risaputo, il Trecento è un momento storico di grandi guerre e crisi. Le crociate, la pestilenza, i conflitti interni all’Italia tutta rendono quell’epoca una fra le più conflittuali della nostra storia. Ma lo spazio per i sentimenti non viene dimenticato. I poeti della nuova corrente stilnovista, tipica di quel periodo e a cui apparteneva Dante, dedicano le loro rime alla lode delle doti morali della donna, ma Petrarca, grande innovatore, sceglie di discostarsi da quella maniera di poetare, rivoluzionandola. Assumendo anch’egli come oggetto di desiderio la donna amata, volge il suo sguardo a qualità fisiche.

Chiare, fresche et dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;

Inconfondibili versi petrarcheschi che risuonano come il ritornello di un tormentone estivo nelle nostre menti. Chi può non riconoscere una fra le più famose Canzoni del Rerum Vulgarium Fragmenta (anche detto Canzoniere)?

Forte è la fisicità. I cinque sensi vengono coinvolti in maniera estremamente concreta e reale. Petrarca è tutto passione.

Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’oro forbito et perle
eran quel dí a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l’onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: – Qui regna Amore. –

petrarca-canzoniere (1) (1)Riconosciamo l’amore giovanile che si nutre di un istinto primordiale, parzialmente censurato dai dettami della fin amor. Il poeta non può permettersi l’amore carnale, ma lo desidera pazzamente. Per di più, qualora ottenesse l’oggetto del suo desiderio, la poesia ne risentirebbe. Perderebbe il suo significato intrinseco e verrebbe vanificato lo sforzo del poeta.

È un altalenante stato di ricerca e frustrazione quello di Petrarca, fra ciò che desidera e l’altezza del suo sentire e del suo compito. La donna deve essere qualcosa di più del semplice oggetto d’amore, deve elevare l’uomo, ma questo per Petrarca è comunque difficile da accettare.

Quante volte diss’io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Cosí carco d’oblio
il divin portamento
e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
m’aveano, et sí diviso
da l’imagine vera,
ch’i’ dicea sospirando:
Qui come venn’io, o quando?;
credendo d’esser in ciel, non là dov’era.
Da indi in qua mi piace
questa herba sí, ch’altrove non ò pace.

Queste, amore e gloria, sono le catene adamantine che nel dialogo con Sant’Agostino vengono rimproverate al giovane e che lo tengono ancora legato ai piaceri della Terra. Tuttavia, non si può far altro che perdonarlo e sperare che si liberi dal dovere dell’alto poetare. Che ceda a quel desiderio e goda delle bellezze della vita. Perché Francesco Petrarca al tempo dell’amore per Laura era un giovane uomo che imparava a conoscere il mondo. Nonostante il suo continuo tentativo di rimanere sui binari della rettitudine, il giovanil errore era sempre in agguato e Petrarca molto spesso cedeva. Ed è questa umanità che riconosciamo nei suoi scritti e che ci costringe a prendere le sue difese. È questo il fascino petrarchesco che si traduce nel perdersi per poi ritrovarsi e recuperare la sua integrità. Cosa ne sarebbe di Petrarca  altrimenti? Un cumulo di versi ben scritti, ma falsi e disonesti. E l’onesta è un’altra delle virtù di questa poesia. Come si diceva, Petrarca è quello che noi leggiamo, non una semplice filastrocca imparata a scuola.

Petrarca trasuda passione.

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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