Il soggiorno messinese di Caravaggio

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Il soggiorno messinese di Caravaggio

Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro, 1609
Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro, 1609

Nel 1608, dopo aver lasciato Siracusa, Michelangelo Merisi da Caravaggio arrivò a Messina. Un soggiorno, dalla fine del 1608 all’estate del 1609, che non lasciò indifferenti studiosi ed artisti: divenuto modello dei giovani messinesi, ricopiato, ammirato per lo stile ma cattivo maestro per la sua eccentrica personalità, Caravaggio con le sue opere di drammatico realismo e di umana intensità religiosa, diede prova, ancora una volta, del suo geniale temperamento. Solo pochi anni prima, nel 1603, durante l’interrogatorio del Processo Baglione il pittore dichiarava la sua poetica definendo un bravo pittore colui «che sappi far bene, cioè sappi far bene dell’arte sua, così un pittore valent’huomo, che sappi depinger bene et imitar bene le cose naturali».

La scelta della città nobilissima non fu casuale, qui aveva infatti trovato la sperata protezione e sicuramente poteva contare su alcuni importanti agganci, tanto che la sua attività artistica fu fervida e frenetica. Il pittore, come tramandano storici e biografi, ebbe molte commissioni private e pubbliche ma le uniche che testimoniano il suo soggiorno sono due: la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, attualmente conservate presso il Museo Regionale di Messina.

Caravaggio, Adorazione dei pastori, 1609
Caravaggio, Adorazione dei pastori, 1609

Per La Resurrezione di Lazzaro abbiamo un documento del 6 dicembre 1608, purtroppo non più reperibile ma studiato e pubblicato dal messinese Virgilio Saccà nel 1906, dove si legge che Giovanni Battista de’ Lazzari, commerciante genovese residente a Messina, si impegnava a costruire a proprie spese la “cappellam majorem” della Chiesa di San Pietro dei Pisani dei Crociferi, ordine che si occupava delle cure spirituali e corporali degli infermi, e di adornarla “cum quatro” raffigurante la Madonna, San Giovanni Battista ed altri santi, in cambio del diritto perpetuo di proprietà sulla cappella. Nell’atto non è menzionato il pittore e l’iconografia del quadro appare diversa ma in un secondo documento del 10 giugno 1609, scritto in margine al primo atto, si legge che i padri crociferi di Messina accusavano la consegna, da parte di Giovanni Battista de’ Lazzari, del dipinto in cui era rappresentata la Resurrezione di Lazzaro cum immagine d.n. Jesu Christi et cum imaginibus Martae et Magdalenae et aliorum”, dipinto da Caravaggio, definito ancora, nonostante la precedente fuga da Malta, “militis gerosolimitani”. Il Merisi, dalla grande libertà iconografica, dipinse un dramma corale tratto dal Vangelo di Giovanni, dove Lazzaro sta per rinascere a vita nuova tra lo stupore collettivo. E’ la vita che ha vinto sulla morte, la salvezza che illuminando la scena, dona l’anelito di vita tanto sperato. Ed è ancora una volta la luce l’assoluta protagonista.

Particolare, Caravaggio, Adorazione dei pastori, 1609
Particolare, Caravaggio, Adorazione dei pastori, 1609

La seconda opera, L’adorazione dei pastori, è stata commissionata dal Senato di Messina e poi donata ai frati cappuccini per ornare l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria la Concezione, annessa al convento. L’iconografia è francescana per eccellenza: in primo piano è rappresentata Maria, stanca dalle fatiche del parto e distesa sulla nuda terra, mentre tiene dolcemente tra le braccia il Bambino. Assistono alla scena, con drammatico e crudo realismo, Giuseppe ed i pastori. Nei loro occhi lo stupore, l’invito all’adorazione. Intorno, con toni terrosi e spiragli di luce, quella che Longhi definì «natura morta dei poveri» che «restringe a un’essenza disperata».

La disperata salvezza, però, Caravaggio non la trovò neanche nella bellissima Messina. In tutta fretta scappò per rifugiarsi nuovamente a Napoli, non prima di aver rivoluzionato per sempre lo stile e la maniera di dipingere dell’intera Sicilia.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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