Il mistero della malattia di Van Gogh in mostra ad Amsterdam

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Il mistero della malattia di Van Gogh in mostra ad Amsterdam

Van GoghSe c’è una vicenda che coinvolge esperti e semplici appassionati, storici dell’arte, scienziati e curiosi, è quella legata al disturbo mentale che colpì Vincent Van Gogh. Proprio incentrata  su questa indagine è On the Verge of Insanity, mostra inaugurata il 15 luglio al museo di Amsterdam dedicato al celebre pittore, che sarà seguita il 14 settembre da un simposio internazionale proprio su questo tema, durante il quale esperti di vari settori proveranno a formulare la diagnosi definitiva, che verrà comunicata il giorno seguente in un simposio pubblico.

Questa esposizione, composta da 25 opere tra disegni e quadri dell’ultimo anno e mezzo di vita di Vincent, racconta come si manifestò la malattia anche nelle opere dell’artista e come da esse trapelasse una lotta continua per contrastarla; e per meglio completare il quadro contestuale, saranno visibili anche documenti mai esposti prima provenienti dall’archivio municipale di Arles, tra i quali la petizione dei cittadini per rinchiudere il pittore in manicomio.

Ma cosa colpì Van Gogh, qual era il disagio che lo consegnò alla storia semplicemente come artista pazzo? Tante sono state le ipotesi, sempre più specifiche, dopotutto è solo negli ultimi 50 anni che si sono definiti disturbi come il bipolarismo e si è cercato di approfondire le malattie psichiche non bollando più semplicemente come “matte” le persone: c’è chi ha parlato di schizofrenia, chi di generici disturbi della personalità e chi ha ipotizzato che Vincent avesse un tumore al cervello che espandendosi arrivò fino a schiacciare il nervo ottico, portandolo così ad avere una visione del mondo “distorta” che si riversò nei suoi quadri.

Van_Gogh-k3iD--1280x960@Produzione (1)Ma recentemente si è aperto un nuovo scenario: qualche mese fa gli studiosi italiani Antonio De Robertis e Alan Zamboni hanno individuato quella che potrebbe essere l’unica fotografia del pittore olandese, scattata l’8 febbraio 1888 preso l’Academie Julian a Parigi. Ingrandendo l’immagine si nota una ferita sulla fronte di Van Gogh che incrociando le diverse testimonianze, potrebbe essere la conseguenza di una violenta colluttazione che avvenne nel gennaio 1888 presso il Tambourin, il locale al n.62 di Boulevard de Clichy a Parigi gestito dall’ex amante dell’artista, Agostina Segatori. Questa ferita secondo gli studiosi, potrebbe essere la causa dell’inasprirsi della malattia che si manifestò in tutta la sua furia nel dicembre 1888, quando in seguito al litigio con l’amico Gauguin, Van Gogh si amputò l’orecchio. Ma la foto, conservata all’Inha di Parigi, non è ancora stata riconosciuta in maniera ufficiale è unanime dagli esperti come l’effettivo ritratto del pittore, perciò rimane ancora un’ipotesi.

file_4f7219f793f98 (1)On the Verge of Insanity ha l’obiettivo di mostrate un ampio spettro di possibili conclusioni circa lo stato mentale dell’artista, stato che influenzò inevitabilmente la sua arte, rendendola così unica ed affascinante: in particolare è raccontato in maniera dettagliata “l’episodio dell’orecchio”, quello che più probabilmente ha colpito l’immaginario collettivo. Infatti oltre a documenti che raccolgono le testimonianze del fatto, saranno esposti i due quadri realizzati immediatamente dopo il misfatto: il Ritratto del Dottor Rey (conservato alla Pushkin Museum di Mosca, per la prima volta esposto ad Amsterdam), che fu colui che lo curò, e Natura morta con piatto di cipolle (Kröller-Müller Museum, Otterlo), che ci raccontano la reazione dell’artista, determinato a guarire e a riprendere possesso delle proprie facoltà, volontà che lo porterà ad auto-ricoverarsi nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy. Sempre relativi agli ultimi anni dell’artista, ci saranno in mostra i quadri Il giardino del manicomio e Campo di grano dopo la tempesta che parlano della nuova passione dell’artista per la pittura en plein air, nuovo interesse che lo teneva occupato e attivo. Infine, a conclusione della mostra troviamo gli ultimi tre quadri realizzati da Van Gogh prima della sua morte, da sempre considerata come suicidio. Recentemente sono stata formulate nuove ipotesi, come per esempio che fosse stato colpito da un proiettile vagante mente si trovato in un campo a dipingere: quando si accorse che a colpirlo erano stati due ragazzi che giocavano, disse loro di scappare per non essere incolpati, preferendo morire inscenando un suicidio. Probabilmente è solo una congettura “romantica” per cambiare un finale ben più amaro, ma anche questo aspetto della vita di Van Gogh è avvolto nel mistero è l’ultima sezione della mostra lo indaga.

On the Verge of Insanity potrebbe sembrare in un certo senso una mostra “invadente” o inutile, superflua e morbosa, ma la voglia di risolvere l’enigma da parte della comunità scientifica è tanta, anche perché definire definitivamente cosa colpì Van Gogh potrebbe essere una svolta anche medica per comprendere i sintomi legati alle malattie.

Ma una volta scoperta la patologia, guarderemo forse i quadri di Vincent in maniera diversa? Forse sì: saremo più consapevoli.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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