Nella vita siate “pazzi vagamondo” come Kerouac

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Nella vita siate “pazzi vagamondo” come Kerouac

Sentir parlare di Beat Generation oggi sfocia troppo spesso in un etichettare superficialmente temi tipici quali sesso, droga e vite maledette, a scapito dei sentimenti autentici, dei valori più semplici, dei luoghi e delle avventure più emozionanti che vi si ritrovano. Superficialmente perché la prima regola è non etichettare e andare oltre, ben oltre le apparenze e gli strumenti di cui si servono «per non affrontare una vita collettiva comunitaria vista come passiva e senza senso».

Jack Kerouac
Jack Kerouac

Bisognerebbe soffermarsi a lungo sul periodo storico in cui vivono i protagonisti del Beat, un periodo sconcertante, quello del dopoguerra, una società anonima scandita dalla ricerca continua di un’identità smarrita, talvolta creando un mondo proprio, una società propria.
Essere beat significa questo, scoprire se stessi, scoprire la vita, la libertà della strada pur non accettando le norme, le regole imposte dalla società.
La Pivano scrisse di loro come di giovani poeti «nati da una delusione sociale, respingono la massa e la società per affidarsi a se stessi e per trovare una traccia di valori trascendenti che possano guidarli nel viaggio sempre più breve, futile, tempestoso della vita». Sono giovani che credono in Dio, chi l’avrebbe mai detto? In Dio, che sia il tuo, il mio, Budda, credono nella vita, negli uomini, nella libertà, credono nell’individualità.

Spendere qualche parola in merito ad uno dei padri beat, quale Jack Kerouac, servirebbe ad aprire un mondo libero, un mondo di folli che qualsiasi lettore di Sulla strada scopre pagina dopo pagina. Fu proprio Kerouac a definire la sua concezione di beat come di beato e alla domanda «Si è detto che la beat generation è una generazione alla ricerca di qualcosa. Che cosa state cercando?» semplicemente rispose «Dio. Voglio che Dio mi mostri il suo volto». Nel suo capolavoro ci si ritrova sin dalle prime righe ad essere compagni di viaggio di Sal e Dean (trasfigurazioni letterarie di Neal Cassady e Jack Kerouac), ci si ritrova a correre e seguire a fatica quelli «che danzavano per le strade come pazzi», perché in fondo «le uniche persone che esistono per loro sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità, ma bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio».

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Neal e Jack

Un continuo rinnovarsi lungo la strada, alla ricerca disperata di un nuovo valore morale, una strada possibile a tutti, «una strada che porta chiunque dovunque comunque». Ci si incontra con persone autentiche, con donne che aspettano come «un’emaciata lunga donna surrealista di Modigliani». Si attraversano le strade di Frisco, i campi di cotone, il Colorado, i bar di Denver. Si procede verso la dolce vita perché era semplicemente arrivato il momento, il momento per cosa? Per chi? Solo per coloro che “sentono il tempo”.

Si leggono pagine intere mentre si corre in macchina, si prendono boccate d’aria surreali dove «all’improvviso ci sentimmo ubriachi di gioia», ci si rinchiude nei locali in tarda notte a ritmo di note di Jazz, di George Shearing e “quella cosa”, quella cosa per cui non c’è modo di spiegare, quel senso di felicità travolgente «come il brivido di un sorso di vino nel tardo pomeriggio».

Kerouac non è anche questo, Keroauc è questo ed è tremendamente vicino a questa generazione odierna, terribilmente vicino ai valori più semplici che talvolta vengono sovrastati da altri sbagliati. La semplicità della gioia in compagnia di un tramonto e di un sorso di vino, l’autenticità di un’amicizia in grado di «sfoderare il più caldo dei sorrisi quando veniva a trovarsi faccia a faccia con la vita vera, di notte». Un invito, un consiglio a leggere vivamente il romanzo beat, per viaggiare letteralmente in un mondo che fa venire voglia di vivere, che fa provare quella sensazione di quando «ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi. È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti, verso una nuova folle avventura sotto il cielo».

Siate vagabondi, siate pazzi vagabondi come Jack e Neal.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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