Italia nascosta – Museo del Tesoro di San Lorenzo

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Italia nascosta – Museo del tesoro di San Lorenzo

Copertura e oculo che prende luce dalla piazza sovrastante (1)
Copertura e oculo che prende luce dalla piazza sovrastante

A Genova, sotto la piazza del Duomo della città, si trova il piccolo museo del tesoro di San Lorenzo realizzato da Franco Albini nel secondo dopoguerra. Si tratta di uno degli allestimenti museali più interessanti del panorama italiano e inoltre di un intervento su una struttura storica perfettamente riuscito ed integrato nonostante mantenga la sua autonomia stilistica e concettuale.

Questo museo non rientra nella categoria dei beni culturali italiani non valorizzati e abbandonati, ho voluto parlarne perchè è fisicamente nascosto alla vista del turista a spasso per Genova siccome vi si può accedere solo dall’interno del Duomo e soprattutto perchè, una volta all’interno, l’attenzione è ovviamente rivolta agli oggetti sacri esposti e la storia della struttura passa in secondo piano.
Albini è infatti un grandissimo architetto italiano che a mio parere ha saputo esprimersi al massimo delle sue capacità proprio a Genova nel riallestimento di 4 musei andati distrutti in parte o totalmente durante la seconda guerra mondiale.

La capacità di Albini di comunicare con le preesistenze e di fare continui quanto delicati richiami alla tradizione artigianale italiana lo rendeva adattissimo ad intervenire proprio in questi casi. Un po’ in tutta Italia infatti a conflitto concluso si palesò l’esigenza di cominciare a ricostruire e i musei – depositari della nostra storia – furono al centro del dibattito. Fu l’occasione per la museografia italiana di rinnovarsi e di fare quel passo in senso moderno che si faceva fatica ad intraprendere, personalità come Albini, i BBPR con il Castello Sforzesco a Milano e Carlo Scarpa con Castelvecchio a Verona furono i principali autori di quello che fu a tutti gli effetti un immenso balzo in avanti e che cambiò per sempre il modo italiano di allestire un museo.

Museum-of-San-Lorenzo-Tesoro-Genoa (1)Albini nel caso del tesoro di San Lorenzo, in precedenza collocato in un piccolo ambiente alle spalle della sacrestia, si dovette confrontare con l’assenza di spazio da destinare al museo. Decise quindi di costruire al di sotto del Duomo una cripta con tre nuclei circolari connessi tra loro da uno spazio poligonale, scelse come materiale principale, dai pavimenti alle pareti, una pietra grigia locale lasciata volutamente più ruvida in alcuni punti e dai caratteri tellurici in modo da ricordare che ci si trova sottoterra.
Nel secondo dopoguerra infatti si manifestò forte e imprescindibile uno studio sui materiali e gli architetti rivolsero la loro attenzione su materiali poveri spesso provenienti proprio dal contesto locale e che potessero esaltare gli oggetti esposti senza nasconderli. Legno, pietra e ferro diventano silenziosi protagonisti degli anni ’50 e dei musei di quegli anni.

Una delle tre sale circolari del museo (1)
Una delle tre sale circolari del museo

Le coperture delle sale ricordano le tholos micenee, ma gli oculi centrali che prendono luce dalla sovrastante piazza e da cui partono come dei raggi in cemento armato posso essere letti come un richiamo alla religiosità del luogo. Particolare anche la soluzione delle porte che si restringono alla base in modo che ad entrare nelle sale museali sia un visitatore per volta, inoltre i piccoli ambienti danno un piacevole senso di pace che coinvolge indipendentemente dalle personali credenze religiose.

L’effetto finale è allo stesso tempo maestoso e contenuto, la cura dei dettagli è estrema e per ogni oggetto esposto Albini ha studiato un apposito supporto che ne mettesse al meglio in luce le qualità. La grande ricchezza degli arredi sacri viene come bilanciata dall’allestimento e la luce soffusa unifica tutti gli ambienti.

Pur odiando con tutto il cuore quegli interminabili musei popolati da un’infinità di orpelli dorati di cui fatico a trovare una funzione, vi assicuro che il museo del tesoro di San Lorenzo vi si distanzia nettamente. Invito anche i più scettici ad avventurarsi in questo piccolo e unico museo e ad ammirarne l’architettura.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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