«E tutti vissero cattivi e contenti»: i grandi antagonisti dello schermo

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«E tutti vissero cattivi e contenti»: i grandi antagonisti dello schermo

Serial killer di Seven? Kevin Spacey!

Cattivo di Superman? Kevin Spacey!

Perfetto Criminale? Kevin Spacey!

Caparezza, Kevin Spacey, 2011

Dark sideSi sa che l’uomo ha sempre avuto un debole per il lato oscuro, non prendiamoci in giro. Nelle grandi Storie dell’umanità, quelle con la “s” maiuscola, i cattivi hanno sempre rivestito un ruolo letterariamente molto più interessante dei buoni. Pensiamo ai tormenti di Ponzio Pilato nel Nuovo Testamento, al Conte Ugolino di Dante, all’Innominato del Manzoni: grandi personaggi oscuri, che ci hanno regalato pagine immortali sulla psiche umana e che ci hanno colpito proprio perché sono come noi, uomini, perciò pieni di luci ed ombre.

Se almeno fino agli anni ’50 la grande cinematografia era solita dividere la narrazione in grandi figure positive e grandi cattivi, nella nostra contemporaneità disincantata e disillusa i malvagi tornano ad affascinare e a trionfare, sul grande e piccolo schermo. Ce lo ricorda bene un libro appena pubblicato dall’editore Dino Audino e scritto a tre mani da Paolo Braga, Giulia Cavazza e Armando Fumagalli, dall’eloquente titolo The dark side, il lato oscuro.

I tre autori esplorano la narrazione contemporanea sul grande e piccolo schermo, esaminando i film e le serie TV dell’ultimo decennio alla ricerca dei grandi cattivi, o almeno dei personaggi non del tutto buoni. Emerge infatti nella cinematografia contemporanea una nuova figura di protagonista/antagonista, un personaggio che non è più “cattivo a tutto tondo” ma nello stesso tempo rifugge il ruolo di “eroe” integerrimo ed edulcorato delle grandi produzioni hollywoodiane degli anni ’40.

Breaking bad
Walter White in “Breaking Bad” interpretato da Bryan Cranston

Nella carrellata propostaci da The dark side incontriamo una serie di grandi antieroi del grande e piccolo schermo, dal Bruce Wayne della trilogia su Batman di Christopher Nolan (eroe alle prese con un grande nemico, sé stesso), al Walter White di Breaking Bad (il professore malato di tumore che scopre una “passione” per le metanfetamine). Gli autori mettono però bene in evidenza come questi nuovi cattivi abbiano in realtà una dimensione morale ben definita, o meglio come siano perfettamente coscienti delle regole che stanno infrangendo e delle possibili conseguenze. Il viaggio nelle mente dei malvagi più famosi è quindi accompagnato dalla descrizione minuziosa delle infinite sfaccettature della loro moralità e dalla descrizione degli effetti delle loro scelte politically scorrect.

D’altronde si sa, la bravura di un grande artista è proprio quella di saper portare sul grande (o piccolo) schermo personaggi malvagi e farci parteggiare proprio per loro: chi di voi insomma, ne I soliti sospetti non ha tifato per il Keiser Söze di Kevin Spacey o ne Il silenzio degli innocenti non è rimasto paurosamente affascinato dagli affamati occhi azzurri di Anthony Hopkins?

Sul grande e sul piccolo schermo sembra quindi che tutti possano vivere “cattivi e contenti”.

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