Gustav Klimt, forme e colori della sua arte

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Gustav Klimt, forme e colori della sua arte

Gustav Klimt
Ritratto di Sonja Knips, 1899

Il periodo d’oro si Gustav Klimt (Vienna, 14 luglio 1862 – Neubau, 6 febbraio 1918) è recentemente tornato ad esser fonte d’ispirazione e discussione grazie al grande successo di Woman in Gold di Simon Curtis (2015). Di certo le soluzioni compositive, i contrasti cromatici e i motivi decorativi klimtiani fanno parte dell’immaginario collettivo ormai riprodotti su gadget, oggetti di design, abiti, arredi e tessuti.

Un ruolo fondamentale nel percorso artistico del pittore ebbero le donne. Le ritrasse scandagliandone l’animo e immortalando gesti e sguardi avvolte da un’atmosfera irreale, stilisticamente in bilico tra art nouveau e simbolismo. Comprese i linguaggi espressivi dei contemporanei, ospiti delle mostre secessioniste viennesi, e li rielaborò senza dimenticare l’arte greca, egizia e bizantina.
La più grande passione di Klimt era la ricerca di nuove forme espressive attraverso la sperimentazione instancabile, già evidente durante il periodo di formazione presso la Scuola di Arti Applicate, perché per tutti gli artisti sono quelli gli anni in cui il talento ancora acerbo attinge la linfa che negli anni lo renderà più grande.

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Ritratto di Adele Bloch-Bauer, 1907

Già nel 1889 Klimt aveva ritratto una giovane donna Sonja Knips, su tela quadrata. Seduta in punta sulla poltrona regge nella mano destra un libro e con la sinistra si appoggia al bracciolo, colta nell’attimo prima di rivolgersi all’interlocutore. Con lo sguardo fisso e il gesto sfuggente resta eterea nell’abito rosa, dove le pennellate impressioniste creano sfumature delicatissime e piene di luce contrapposte al fondo scuro che invade l’altra metà del quadro.
Di quest’opera resterà nel Ritratto di Adele Bloch-Bauer del 1907 solo il taglio compositivo. L’olio su tela, protagonista della pellicola con Helen Mirren, è un capolavoro assoluto perché documento della capacità di Klimt di dare alla cascata di motivi decorativi, impreziositi dalla calda luce dell’oro, una nuova dimensione. È bidimensionale l’abito, la poltrona, il corpo della modella e lo spazio che la circonda ma tutto questo lascia emergere e da forza espressiva alla pelle diafana delle mani e del volto. Sono solo questi gli elementi tridimensionali, le labbra socchiuse non lasciano trapelare alcuna emozione, la grazia del gesto e lo sguardo magnetico trasportano la donna fuori dal tempo. Adele diventa così un’icona e il quadro un gioiello che brilla di luce propria.

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Ritratto di Adele Bloch-Bauer, 1912

Dopo la svolta degli anni ’10, l’artista muta il suo linguaggio, ispirato nel 1909 dalle opere di Matisse esposte alla Kunstschau e dagli artisti parigini conosciuti durante il soggiorno francese dello stesso anno. Emblematico è il secondo Ritratto di Adele Bloch-Bauer del 1912 dove non c’è più traccia dell’oro ma dominano i contrasti cromatici di matrice espressionista, animati da motivi decorativi ispirati dalle stampe giapponesi di gran moda in quegli anni. La modella questa volta è in piedi, statuaria e altera, il corpo è coperto da un lungo abito decorato a motivi orizzontali e verticali. Klimt definisce qui lo spazio con il tappeto azzurro reso in prospettiva e l’ampia falda nera del cappello – che lascia emergere il volto – uniti idealmente dalla sinuosa linea spessa del bordo della stola che rende armoniosa l’intera composizione.

Klimt non ebbe allievi ma riconosceva i grandi talenti dando spazio a chi in quegli anni intraprendeva nuove battaglie nel mondo dell’arte come Schiele e Kokoska.
Morto nel 1918, aveva voluto dare dignità artistica ad ogni aspetto della vita quotidiana senza distinzione di classe sociale. Lasciò in eredità tutta la sua fantasia, il suo talento e soprattutto la sua forza nella ricerca di nuove forme e colori, la stessa che spinse gli artisti delle Avanguardie a superare il passato e a cambiare il corso dell’arte.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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