Spleen Date. Amazing Grace

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Spleen Date. Amazing Grace

Amazing grace ha una storia antica e molto profonda. È uno dei più famosi inni cristiani del 1700. L’autore è John Newton, ex capitano di navi negriere, e può essere letto come una preghiera a Dio di ringraziamento, per la grazia della sua conversione nel cristianesimo. Una rivelazione divina che contrastava con il suo lavoro, terribile e orribile. La melodia è forse di derivazione irlandese e comparve per la prima volta tra i canti popolari d’America in una raccolta intitolata Virginia Harmony di Carrell e Clayton (1831). Un inno alla spiritualità, oggi. Una canzone che unisce ogni cultura. Una preghiera globale, intercontinentale, verso un Dio che può ascoltare, aiutare.

Che può farci, nel buio, brillare.

L’amore crea amore.

L’odio, la violenza, creano solo odio e violenza.

Il mio omaggio alla cultura più profonda, vera, dolorante, sanguinante, luminosa.

Quella Africana e quella Afroamericana.

Il viaggio, il ricordo, la nostalgia. Il dolore.

La terra lontana che diventa calda e morbida, come una donna, come una madre.

Una rivelazione.

Nel canto, diventa preghiera.

Nelle parole, diviene cura e ferita amata.

Una preghiera, qui.

Solo una preghiera.

Federica Maria Marrella

 

Là dove ci si ama,

non scende mai la sera.

Amazing grace, How sweet the sound

That saved a wretch like me.

I once was lost, but now I am found,

Was blind, but now I see.

‘Twas grace that taught my heart to fear,

And grace my fears relieved.

How precious did that grace appear

The hour I first believed.

Through many dangers, toils and snares

I have already come,

‘Tis grace has brought me safe thus far

And grace will lead me home.

The Lord has promised good to me

His word my hope secures;

He will my shield and portion be,

As long as life endures.

Yea, when this flesh and heart shall fail,

And mortal life shall cease

I shall possess within the veil,

A life of joy and peace.

When we’ve been there ten thousand years

Bright shining as the sun,

We’ve no less days to sing God’s praise

Than when we’ve first begun.

[Incredibile grazia, quale dolce suono

che ha salvato un miserabile come me.

Una volta ero perso ma ora sono ritrovato,

ero cieco, ma adesso vedo.

È stata la Grazia che ha insegnato

al mio cuore a temere

e la Grazia, che ha sollevato le mie paure

Quanto sembrava preziosa quella Grazia,

in quell’ora ho iniziato a credere.

Attraverso molti pericoli, fatiche e trappole

ci siamo passati tutti

È stata la Grazia che ci ha salvati fin ora

e la Grazia ci condurrà a casa.

Dio mi ha promesso bontà

la sua Parola rassicura la mia speranza

Lui sarà il mio scudo e la mia sorte

finché la mia vita continua.

Quando siamo stati qui diecimila anni fa

splendendo luminosi come il sole

non avevamo più giorni per cantare le lodi di Dio

come facevamo all’inizio.

Incredibile grazia, quale dolce suono

che ha salvato un miserabile come me.

Una volta ero perso ma ora sono ritrovato,

ero cieco, ma adesso vedo.]

Ispirato a un dialogo immaginario tra un proverbio africano e Aretha Franklin (Amazing Grace, la sua versione del 1999).

Federica Maria Marrella per MIfacciodiCultura

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